Enrica Bonaccorti apre per Leggo i diari della storica canzone: «I 50 anni della Lontananza? Fu il mio regalo a Modugno»
di Totò Rizzo

Enrica Bonaccorti apre per Leggo i diari della storica canzone: «I 50 anni della Lontananza? Fu il mio regalo a Modugno»

Dici «la lontananza…» e capita che qualcuno ti venga appresso e continui, canticchiando, «… sai, è come il vento…». Potenza delle canzoni. Quelle trasversali per tempo, moda, generazioni. I classici. «La lontananza» compie cinquant’anni, il 6 giugno del 1970 entrò in «Hit parade» e non si schiodò dalla classifica per mesi, più volte «regina», disco più venduto di quell’anno, più di «Insieme» di Mina che pure fece sfracelli. Parole di Enrica Bonaccorti, musica di Domenico Modugno. Ma è la Bonaccorti il motore primo di quel successo clamoroso. E a raccontarlo aprendo per la prima volta, dopo mezzo secolo, per i lettori di Leggo, le pagine di quel suo diario d’adolescente da dove nacque tutto.



Leggenda vuole che quelli fossero i versi di una ragazza dopo un amore appena finito.
«Per una volta la leggenda è storia vera, ma l’amore non era finito, sapevo solo che ci saremmo trasferiti e ci avrebbe diviso il mare. Avevo 14 anni e mezzo, ovviamente seguivo la famiglia. Cinque anni dopo, debutto da attrice in una “estiva” e al teatro greco di Tindari c’è l’amministratore della compagnia di Modugno che mi convoca a settembre per un provino per un piccolissimo ruolo nella commedia “Mi è caduta una ragazza nel piatto”. Furono nove mesi di tournée, sempre in viaggio da una città all’altra, 102 esattamente, e in una di queste, a Cuneo, il 20 gennaio del 1970, nacque “La lontananza”».




Modugno si innamorò subito di quei versi?
«Avevo confidato a Mimmo che scrivevo poesie, raccontini, ballate e lui mi faceva ascoltare delle musiche facendomi provare la metrica. Poi una sera, dopo lo spettacolo, su una melodia che aveva già un testo che non lo convinceva, gli faccio leggere quella frase sul mio diario e Mimmo esplode. Ho sentito il racconto di Migliacci quando gli portò le parole di “Volare”, e la reazione fu identica. Mimmo comincia a saltare, a ripetere “questo è un successo!”. Non si fermava più».
 
 


Scritta, arrangiata, incisa: un trionfo. Ve l’aspettavate?
«Mimmo sì, e dal primo istante. Io non ci pensavo, anzi, da sciocca sentimentale che sono, la prima volta che sentii un ragazzo che la cantava sulla sua “Vespetta” mi sembrò che avesse letto il diario senza il mio permesso…».

La collaborazione con Modugno si rinsaldò l’anno dopo per un altro successo, “Amara terra mia” che è diventata una hit che molti interpreti anche delle nuove generazioni fino agli anni recenti hanno ripreso.
«Parte da un canto del ’600 e parla del distacco dalla propria terra, ma sempre di lontananza si tratta... credo che quelle parole siano arrivate così profondamente fino ai ragazzi di oggi perché c’è tanta verità dentro, storie vere, sia quelle degli emigranti che quelle sul mio primissimo amore, e perché poi tutto questo passa attraverso Modugno. Se “la vita è l’arte dell’incontro”, quello con lui è stato un capolavoro. Poeta, artista, attore ancor prima che cantante. Una fonte di energia perenne».

Attrice di teatro e cinema, giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva. Il «ruolo» che Enrica Bonaccorti ha amato di più?
«Credo che quello che so far meglio sia scrivere. Già a 13 anni i primi soldi mi sono arrivati da temi per borse di studio, a 20 con le prime canzoni, a 24 con la sceneggiatura del film “Cagliostro”, poi i programmi alla radio e alla tv dagli anni ’70, tre romanzi di cui l’ultimo, “Il condominio”, è già in ristampa: scrivere per me è un’esigenza, tuttora scrivo tutti i giorni, o meglio, tutte le notti».

In tv le… dobbiamo Magalli conduttore dopo quel clamoroso annuncio della sua gravidanza in diretta che le costò tante polemiche.
«Ormai in tv si dice di tutto, ma allora, nel novembre 1986, fu uno scandalo annunciare la mia gravidanza. Lo dissi in poche parole, semplici, come quando si dice in famiglia prima che si venga a sapere da altri. Allora vivevo con otto paparazzi che mi seguivano, non mi andava che la notizia arrivasse dal gossip. Mi sembrò una cosa da amica del pubblico ma tutta la stampa mi condannò per “uso privato del servizio pubblico!”. Neanche un'ora dopo il mio annuncio, mentre mi cambiavo in camerino, ebbi un’emorragia e un'ambulanza mi portò in clinica. Avrebbe dovuto sostituirmi sul famoso divano del mezzogiorno la redattrice più carina e aggraziata, Livia Azzariti. Intorno al mio letto in clinica si fece una riunione con Boncompagni e Magalli (che filmò anche la mia ecografia) e, visto che la mia assenza si sarebbe prolungata, decidemmo che nel frattempo il mio ruolo l’avrebbe coperto Magalli, che era già un autore rodato e conduceva un gioco all'interno del programma. Ma nonostante l’immobilità a letto e le cure, dopo venti giorni persi il bambino. Come dico sempre per stemperare un ricordo doloroso, ho perso un bambino ed è nato Magalli. Unico caso in cui il figlio è più vecchio della madre».

Enrica Bonaccorti rimpiange più “Italia sera” o “Non è la Rai?”. Oppure la sua amatissima radio, il “3131”?
«Il programma di cui sono più orgogliosa è sicuramente “Italia Sera”, uno spartiacque per la televisione italiana, una quotidiana che in diretta toccava tanti argomenti e raccontava l’attualità, condotta da un grande giornalista, Mino Damato, e da una “non-giornalista” che allora ero io. È la trasmissione madre di tutte le quotidiane pomeridiane e mattutine che ora affollano i palinsesti. Ma quanto mi manca la radio! Dal “3131” a “Tornando a casa” che ho condotto ogni giorno per sei anni…».

Qualcosa di nuovo?
«Ben più di qualcosa, le idee non mi mancano, ma se qualcuno non decide di realizzarle...».

Gioco di specchi: Enrica, donna matura di oggi, ed Enrica, la diciannovenne del famoso diario, si guardano. Come si vedono?
«Che bella domanda… difficile però. L’Enrica di allora mi fa tenerezza per la fiducia che aveva nel mondo e rabbia per come si considerava, autostima minima, sempre sorpresa dei buoni risultati e dei complimenti. Se quell’Enrica vedesse quella di oggi, sicuramente si stupirebbe, non se la sarebbe mai immaginata così. Non ho mai pensato al futuro, mai avuto mete da raggiungere, quel che si deve fare si fa mentre navighi a vista fra i marosi della vita. Ma a ben pensarci, non sono poi così diverse le due Enrica, a distanza di mezzo secolo. Non so se purtroppo o per fortuna. A volte ho l’impressione di invecchiare senza crescere».
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27 Maggio 2020, 09:43
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