Vaccino, quante dosi al giorno nella mia Regione? Dalle siringhe ai medici: tutti i limiti

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di Mauro Evangelisti

Il Lazio deve raggiungere quota 60.000 vaccinazioni al giorno, oggi viaggia attorno a 26.000. La Lombardia deve arrivare a 120.000 ma è a 37.000. Il Veneto ha come obiettivo 42.500 e ne sta facendo poco più della metà; dalla Campania ci si aspetta 50.000 iniezioni giornaliere, è a circa 20.000. Nel vertice dell’altra sera con il commissario Francesco Figliuolo e il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, le Regioni più grandi hanno assicurato di essere pronte a raggiungere quegli obiettivi. «Vanno bene i target, ma ciò che ci devono dare sono le dosi» dice l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato. Figliuolo e Curcio parlano di 4 milioni di fiale in arrivo entro fine mese e altre 8 ad aprile. Totale: 12 milioni. Molte, moltissime, ma non sufficienti ad assicurare 500 mila iniezioni totali giornaliere come previsto dal piano (anzi lo scenario in cui tutte le regioni raggiungono il massimo di vaccinazioni ipotizzate parla addirittura di 513 mila). Curcio, nel vertice con i dirigenti di Protezione civile e Sanità di tutte le Regioni, ha fatto capire che non è escluso che possano esservi dosi aggiuntive («non sto dando una notizia, però dobbiamo farci trovare pronti, sarebbe inaccettabile avere le fiale ferme nei frigoriferi perché non riusciamo a somministrarle tutte velocemente»).

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CRITICITÀ
Dalle Regioni però è stata illustrata, nel corso del vertice, una lista di problemi da risolvere se si vuole correre. Piccoli e grandi. Chiarimento: oggettivamente la situazione sta migliorando, dopo lo stop di AstraZeneca ora si viaggia in media a 260-270mila vaccinazioni giornaliere, non siamo ancora a 300mila come vorrebbe ad oggi il piano, però è già una velocità importante. Ma alcuni nodi da sciogliere ci sono. In primis: i vaccinatori. L’Abruzzo, ad esempio, per accelerare sta aspettando 54 nuovi operatori, anche perché a causa di una forte pressione sugli ospedali dovuta all’aumento dei casi, molti medici e infermieri sono impegnati in prima linea in corsia. Il Piemonte ha spiegato che il grande centro vaccinale aperto allo Juventus Stadium funziona solo dalle 8 alle 14 e si spera di avere rinforzi dall’Esercito. E sia il Piemonte sia altre Regioni hanno additato una incongruenza della normativa che fa perdere risorse preziose: le crocerossine, per legge, nonostante la loro preparazione, possono eseguire iniezioni solo all’interno delle caserme. Altro nodo: gli specializzandi di medicina. Un rompicapo: la Sicilia ha bloccato l’arruolamento perché, stando a un comma della legge di stabilità, solo l’ufficio del commissario può indire il bando per il reclutamento; l’Emilia-Romagna invece non si è fermata ed ha semplicemente superato il problema con una comunicazione al commissario. Si deve trovare una sintesi perché non è possibile che ciò che va bene da una parte non vada bene dall’altra.

MATERIALE
Tra l’altro, sempre secondo quanto segnalato dalla Sicilia, c’è anche un altro ostacolo: le compagnie non danno copertura assicurativa per gli specializzandi. Anche per i medici e gli infermieri impegnati nelle Usca (le unità speciali che vanno sul territorio per seguire i pazienti Covid) serve una norma perché al momento possono fare i tamponi, ma non i vaccini.

Da più regioni, a partire dalla Liguria, c’è stata la segnalazione del rallentamento delle forniture di siringhe o, in alcuni casi, dell’arrivo di aghi troppo corti, ma Figliuolo ha rassicurato che tutte le fisiologiche difficoltà logistiche saranno superate. In conclusione: ad oggi si stanno facendo la metà delle vaccinazioni rispetto all’obiettivo più ambizioso che è stato dato di mezzo milione di iniezioni giornaliere. Al contempo bisogna anche garantire il flusso continuo di dosi: l’altro giorno alcuni anziani in Calabria, che dovevano ricevere il richiamo, sono stati rimandati a casa e richiamati successivamente perché erano finite le fiale. Sicilia e Piemonte hanno spiegato che i frigoriferi ormai sono vuoti, anche se in queste ore stanno partendo le nuove forniture. Ieri il generale Figliuolo ha assicurato: «La prossima settimana arriveranno oltre un milione di dosi Pfizer, oltre 500 mila Moderna e oltre un milione e 300 mila AstraZeneca. E questo è il preludio per avere ad aprile un massiccio afflusso di dosi che consenta di utilizzare al massimo gli hub che stiamo andando a costruire. Non esiste alcuna disparità tra le regioni».
 


Ultimo aggiornamento: Sabato 8 Maggio 2021, 17:05
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