Omicron, i sintomi: quando l'infezione non porta alla malattia (ma si è positivi)

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di Giampiero Valenza

Sars Cov-2 non è sinonimo di Covid-19. Sono due cose diverse, dove quest'ultima (la malattia) è la conseguenza dell’altro (il virus). La ragione è presto detta: di mezzo c’è il sistema immunitario che cerca di sconfiggere (per quanto possibile), il virus stesso con tutte le sue varianti.

 

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L'infezione non porta alla malattia

Sars Cov-2 è il nome del virus, che ha come missione quella di invadere l’organismo. Grazie ai test si è più o meno positivi. Ma l’infezione non porta necessariamente a una malattia, che è invece il Covid-19. Per fare il “salto”, i virus devono essere in grado di vincere una sorta di battaglia con il sistema immunitario e, di tutta risposta, scatenare una serie di segni e sintomi più o meno evidenti nell’organismo.

Ma quali sono i sintomi più comuni che ci fanno capire se si è malati di Covid-19? Tra i più frequenti del Coronavirus, la febbre, il raffreddore, l’alterazione del gusto e dell’olfatto, i dolori muscolari. Più gravi, invece, la polmonite o l’insufficienza respiratoria.

La malattia si sviluppa in diverse fasi: la prima, è quando il virus si inizia a replicare e porta malessere, febbre e tosse secca. Nella seconda fase, invece, la situazione può peggiorare e toccare i polmoni, con una polmonite interstiziale (casi, molto meno frequenti nella variante omicron). La terza fase è quella della tempesta citochinica. La condizioni, qui, si fanno più gravi perché le proteine legate al sistema immunitario (le citochine, appunto), sono incontrollate e hanno conseguenze in tutto il corpo. È in questa fase che possono esserci gravi lesioni ai polmoni.

 

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Covid-19 è stata classificata in diversi stadi, da lieve a critica. La prima (la lieve, appunto), ha sintomi molto leggeri, come la febbre, la tosse, i dolori muscolari, ma non ci sono difficoltà respiratorie. Lo stadio moderato, invece, ha una ridotta ossigenazione del sangue e segni di una polmonite. Poi c’è lo stadio severo, con una saturazione di ossigeno inferiore al 94%. L’ultimo stadio è l’insufficienza respiratoria o di altri organi che si nota nella condizione critica. Ma prima di tutti questi stadi, c’è l’infezione asintomatica: il virus Sars Cov-2 è presente ma non dà sintomi.

Secondo un lavoro di Fiaso sui ricoveri di 6 grandi aziende ospedaliere e sanitarie: Asst Spedali civili di Brescia, Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, Irccs Aou di Bologna, Policlinico Tor Vergata, Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino e Policlinico di Bari, il 34% dei pazienti positivi ricoverati non è malato Covid: non è in ospedale per sindromi respiratorie o polmonari e non ha sviluppato la malattia da Covid ma richiede assistenza sanitaria per altre patologie ma al momento del tampone pre-ricovero risulta positivo al Sars-Cov-2. Uno su tre, dunque, sia pur con infezione accertata al virus Sars-Cov-2, viene ospedalizzato per curare tutt’altro: traumi, infarti, emorragie, scompensi, tumori.

Nel lavoro sono stati analizzati 550 pazienti ricoverati nelle aree Covid dei sei ospedali: un campione pari al 4% del totale dei ricoverati negli ospedali italiani. La rilevazione è stata effettuata in data 5 gennaio. Dei complessivi 550 pazienti monitorati, 363 (il 66%) sono ospedalizzati con diagnosi da infezione polmonare. Mentre 187 (il 34%) non manifestano segni clinici, radiografici e laboratoristici di interessamento polmonare: ovvero sono stati ricoverati non per il virus ma con il virus.

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: Lunedì 17 Gennaio 2022, 21:51
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