Renzi, il progetto “Ciao”: «Piano Conte deludente». Verso la crisi a gennaio

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di Marco Conti

La miccia è accesa e non è troppo lunga. Matteo Renzi non fissa il giorno ma il mese sì: gennaio. «Se c'è l'accordo si va avanti, se non c'è faranno senza di noi». La verifica di maggioranza, avviata una decina di giorni fa, non decolla e la crisi del governo è ormai più che un'ipotesi. Il leader di Italia viva demolisce il piano di spesa dei 209 miliardi del Next Generation Eu giudicandolo «raffazzonato» «senz'anima», frutto «del collage» di proposte dei ministeri messe insieme da «burocrati».

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LA GUERRA
L'attacco renziano al lavoro fatto da palazzo Chigi e dal ministero dell'Economia è pesante, ma le contestazioni al piano presentato dal governo tagliano tutti i partiti della maggioranza che ieri hanno presentato ognuno le proprie controproposte. 61 i punti che Iv chiede di cambiare con trenta pagine di controproposte. Già dal nome del piano - Ciao ovvero Cultura, Infrastrutture, Ambiente e Opportunità - si comprendono le intenzioni bellicose dell'ex premier sempre più insofferente di Conte e del M5S. Anche Pd e Leu usano la mano pesante nei confronti del piano messo a punto da palazzo Chigi, i toni sono nettamente diversi, ma sull'esigenza di attivare il Mes, almeno in parte come suggerisce Andrea Orlando, i tre partiti si ritrovano. Renzi, che terrorizza Conte tenendo contatti strettissimi con tutti i leader della maggioranza e molti esponenti del M5S, va giù duro. Al premier chiede di mollare la delega sui servizi così come hanno fatto i suoi predecessori a palazzo Chigi: «Scelga chi vuole ma faccia presto». Gli attacchi più pesanti sono però rivolti al M5S che hanno intriso di «giustizialismo» la bozza del Recovery, che non vogliono la Tav, che «pensano di fare crescita con il Reddito di cittadinanza», che rifiutano gli investimenti nell'alta velocità e, «ideologicamente», il Mes. Renzi, che avrebbe sentito nei giorni scorsi Zingaretti, Speranza e qualche dirigente del M5s, chiede con forza di usare i 36 miliardi e pigia sull'acceleratore minacciando il ritiro delle ministre dal governo.
Gli argomenti non mancano all'ex rottamatore. Alla «scandalosa» gestione della legge di Bilancio - ancora in Parlamento - aggiunge il piano di spesa dei 209 miliardi che i partiti hanno avuto solo una settimana fa e che è ancora in alto mare, malgrado le rassicurazioni date a Bruxelles.

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Oggi i ministri Gualtieri e Amendola incontreranno le delegazioni di M5S e Pd. Domani toccherà a Iv e Leu, ma i margini di ricucitura nella maggioranza sono minimi. Al punto da preoccupare il Quirinale che fatica ad individuare soluzioni diverse in Parlamento - dopo le due già esperite - in grado di assicurare un governo al Paese. E' per questo che, varata la legge di Bilancio, Conte cercherà di riprendere in mano le fila della crisi della sua maggioranza. L'obiettivo è evitare la sfiducia in aula in modo da poter tentare di ricostruire un diverso assetto della squadra di governo e varare un Conte3. Le condizioni poste però ieri da Renzi sono pesanti non tanto per il premier (fosse per lui il Mes sarebbe stato già attivato) quanto per il M5S che dovrebbe rinunciare all'ennesimo cavallo di battaglia.


«Il Pierino di turno non è Italia viva che sta facendo delle proposte di buon senso», dice Renzi al quale va comunque riconosciuto il merito di aver aperto - a modo suo - un dibattito sull'utilizzo dei 209 miliardi e sul futuro del Paese. L'impressione è che proprio su questa insoddisfazione diffusa, anche se in parte ancora narcotizzata dal Covid, faccia leva l'ex premier, convinto di poter vincere la sfida in Parlamento qualora Conte decidesse di tentarla come qualche maldestro suggeritore ventila a palazzo Chigi.

 


 


Ultimo aggiornamento: Martedì 29 Dicembre 2020, 11:00
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