Manovra, sì a poteri e soldi per Roma: ma adesso tocca al governo

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di Francesco Pacifico

Da fronti opposti, Giorgia Meloni e Virginia Raggi, dicono che quella di ieri «non è una vittoria di Roma, ma è una vittoria dell’Italia intera, perché quella della Capitale è una questione nazionale». Ieri, di fatto all’unanimità, la Camera dei deputati ha approvato un ordine del giorno alla manovra che impegna il governo a dare più poteri e più fondi alla Città eterna. Per renderla, come avviene in tutti i grandi Paesi del mondo, quella capitale federale già prevista dalla mai applicata legge 42 del 2009.

Il testo è stato presentato da Fratelli d’Italia (prima firmataria la stessa Giorgia Meloni), ma l’hanno appoggiato tutti i partiti di maggioranza (Pd, Italia Viva e Liberi e Uguali) e opposizione (oltre a Fdi, Forza Italia e la Lega) ed è stato approvato con 478 favorevoli, 7 contrari e cinque astenuti. A dire no, stando ai tabulati di Montecitorio, Francesco Scoma di Iv, i leghisti Mirco Badole, Silvana Comaroli e Sergio Vallotto, i grillini Alberto Manca e Alessandro Melicchio e il pd Luciano Pizzetti. Astenuti Vittorio Sgarbi, che si è da poco candidato sindaco di Roma, e i leghisti Flavio Gastaldi, Guglielmo Golinelli, Lino Pettazzi, Alberto Ribolla e Luca Toccalini. E dietro le quinte, in Fratelli d’Italia, si registra un certo fastidio per la bocciatura da parte di alcuni parlamentari del Carroccio. In serata è passato poi anche un ordine del giorno dei Cinquestelle per permettere al Campidoglio di ottenere fondi più facilmente.

POLEMICHE
L’Odg a firma Meloni segue, e non sopisce, le polemiche dopo la cancellazione degli emendamenti alla manovra - anche questi trasversali - destinati alla Capitale, tra la creazione di un fondo ad hoc per un miliardo di euro all’anno per “pagare” le funzioni fondamentali, la possibilità per il Campidoglio di attingere direttamente ai finanziamenti strutturali e uno stanziamento di quasi 9 miliardi per completare le metropolitane e costruire le nuove tramvie. Proposte di M5S, Pd, FdI, Iv e Forza Italia, sulle quali si era spesa anche la sindaca di Roma. La quale ieri ha «ringraziato tutte le forze politiche per il consenso unanime. E un consenso bipartisan che riconosce che lo status della Capitale d’Italia non deve essere terreno di scontro politico, ma un riconoscimento delle sue specificità e del ruolo che Roma ricopre, anche a livello internazionale». Mentre Giorgia Meloni ricorda che adesso «l’esecutivo non ha più alibi».

Il testo targato FdI e poi firmato da tutti i partiti non ha avuto un iter facile, perché in un primo momento il governo aveva chiesto di trasformarlo in una “raccomandazione” oppure di stralciare la parte che impegnava l’esecutivo a trovare risorse. Dopo il no di FdI e del relatore alla manovra, Stefano Fassina, Palazzo Chigi ha fatto marcia indietro. Tra le altre cose l’Odg prevede di «attivare in tempi immediati» il trasferimento dei poteri a Roma Capitale come già prevede la legge 42; di «investire su infrastrutture materiali e immateriali capaci» di garantire al Campidoglio una parte degli incassi di musei e monumenti storici come il Colosseo; di «individuare le risorse per organizzare e promuovere» le celebrazioni del 150esimo anniversario della proclamazione della Capitale; di attuare un piano per il Giubileo del 2025, oltre a più soldi per la sicurezza, per l’efficientamento energetico del patrimonio abitativo e la difesa dei piccoli borghi della Città Metropolitana.

PRIMO PASSO
Giorgia Meloni parla di «primo passo» e, tra i parlamentari romani di maggioranza e di opposizione, tutti guardano al Recovery plan e a possibili future variazioni di bilancio per trovare i soldi per le infrastrutture della Capitale. Sul versante dei poteri speciali, invece, si auspica un accordo bipartisan partendo dalle proposte che giacciono alla Camera sul conferimento di un nuovo status amministrativo. Proprio la Meloni, oltre a sottolineare la determinazione di Fratelli d’Italia per il via libera all’ordine del giorno, ricorda che «da oggi il Parlamento e il governo si assumono un impegno solenne per dare alla Città Eterna l’attenzione che attende da troppo tempo. Noi continueremo a vigilare e a lavorare in ogni sede affinché Roma ottenga lo status che merita».

Dal fronte dell’esecutivo, invece il viceministro all’Economia, Laura Castelli, nota che «finalmente, su Roma, la politica ha dato prova di grande trasversalità. La Capitale d’Italia deve essere messa nelle condizioni di poter competere con le più grandi capitali europee e mondiali, e per questo servono risorse e poteri speciali. Ora va completato velocemente quel processo di riforme che la sindaca Raggi sollecita da tempo». Dal Pd Patrizia Prestipino spiega che «la battaglia deve andare avanti», mentre da Forza Italia Francesco Giro ricorda che bisogna approvare i decreti attuativi «della legge 42 del 2009, voluta dal centrodestra di Silvio Berlusconi, che attribuisce a Roma Capitale anche un patrimonio commisurato alle sue funzioni e alle sue competenze».


Ultimo aggiornamento: Lunedì 28 Dicembre 2020, 13:34
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