Draghi: «Colpirò la burocrazia lumaca». Fiducia con 535 sì e 56 no. M5S, 16 voti contrari e 12 assenze

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L'aula della Camera ha approvato la mozione della maggioranza che esprime la fiducia al presidente del Consiglio, Mario Draghi, con 535 voti favorevoli e 56 contrari (e 5 gli astenuti). I presenti in Aula erano 596. Si è così concluso, dopo il via libera di ieri da parte del Senato, l'iter parlamentare della fiducia al nuovo governo.

 

L’appello allo «spirito repubblicano» e all’unità come «un dovere», l’impronta «convintamente europeista», l’impegno per «la lotta alla Pandemia e la ricostruzione del Paese», erano già agli atti. Lì, messi nero su bianco nel discorso depositato alle nove del mattino nell’aula di Montecitorio. Così, nella replica che ha preceduto il maxi-voto di fiducia (535 Sì, 56 no, 5 astenuti), Mario Draghi ha introdotto tre nuovi capitoli: la guerra senza quartiere a mafie e corruttori da tenere lontani dal Recovery Plan, il giusto processo, gli aiuti alle piccole e medie imprese. Con una promessa, nel giorno in cui il suo governo è diventato pienamente operativo: «Il mio sguardo sarà costantemente rivolto al futuro, ispirando lo sforzo comune verso il superamento dell’emergenza sanitaria e della crisi economica».

 

Nella replica forse più breve di sempre (13 minuti) - con tutti i deputati alla fine in piedi ad applaudire con la sola eccezione di FdI e di una ventina di grillini prossimi alla scissione - Draghi ha cominciato aprendo, con il tono del professore, il dossier dedicato alle piccole e medie imprese (Pmi). «Ci sono tre aspetti da affrontare: il primo è l’emergenza, il secondo la preparazione delle Pmi per la ripartenza quando la pandemia comincerà ad attenuarsi, il terzo è la tutela. Per l’emergenza si è fatto ciò che è stato fatto in altri Paesi europei. Per la ripartenza dobbiamo sostenere il processo di internazionalizzazione e favorire l’accesso al capitale e agli investimenti allo scopo di rafforzare la nostra manifattura e renderla più competitiva». Da qui, l’impegno a «potenziare il credito d’imposta per investimenti, ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno e le spese di consulenza per la quotazione delle Pmi», oltre a rendere «più fruibile il piano nazionale 4.0», in modo «da favorire e accompagnare le imprese nel processo di transizione tecnologica e di sostenibilità ambientale».

Strettamente legata allo sviluppo, secondo Draghi, è «la lotta alla corruzione». «Un Paese capace di attrarre investitori anche internazionali, deve difendersi dai fenomeni corruttivi che rappresentano un veicolo di ingerenza criminale anche da parte delle mafie e un fattore disincentivante sul piano economico per gli effetti depressivi sulla competitività e la libera concorrenza», ha scandito il premier tra gli applausi. E ha aggiunto: «Ieri a proposito dello sviluppo del Mezzogiorno ho detto che sì, c’è il credito d’imposta, ma la prima cosa è assicurare legalità e sicurezza», perché «se manca quella base...». Applausi. 

Nella lotta alla corruzione, nel settore degli appalti pubblici, a giudizio di Draghi è «centrale il ruolo dell’Anac», ma «molto resta da fare» sul fronte della «prevenzione, oggi perseguita attraverso strumenti e meccanismi ancora troppo formali, che tolgono tempo a funzionari e cittadini e rendono meno efficace l’azione amministrativa, finendo così per alimentare più che prevenire i fenomeni di illegalità». Perciò «la semplificazione» ha «una funzione anticorruttiva». Ancora più chiaro: «Sono proprio la farraginosità degli iter e la moltiplicazione dei passaggi burocratici la causa di inaccettabili ritardi, ma anche il terreno fertile in cui si annidano e prosperano i fenomeni illeciti».

Per il premier, dunque, la «semplificazione» della burocrazia e la «trasparenza» sono i «cardini», di «una efficace politica di prevenzione» contro la corruzione e le infiltrazioni mafiose. In più «la trasparenza è il presupposto logico: i cittadini devono poter far sentire la loro voce e valutare i processi decisionali pubblici». Draghi infine ha affrontato il capitolo-giustizia. Un tema divisivo che fino a quel momento aveva solo sfiorato: «Non c’è dubbio che occorre migliorare l’efficienza della giustizia civile e penale», per introdurre «tutte le garanzie e i principi costituzionali per un processo giusto e di durata ragionevole». Boato dell’aula. E’ seguito un impegno caro a Emma Bonino: «In tempi di pandemia non va trascurata la condizione di chi lavora e vive nelle carceri, spesso sovraffollate, esposti al rischio e alla paura del contagio».

La Lega non è stata a guardare, con il capogruppo Riccardo Molinari è corsa a chiedere di modificare la norma sulla prescrizione voluta dai 5Stelle: «E’ una questione di civiltà». La pensano così anche Pd, Forza Italia, Iv e Leu.

 

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Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 Febbraio 2021, 11:49
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