Giorgia Meloni sulle barricate scippa senatori a FI (e il centrodestra va in frantumi)

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di Marco Conti

«Toglietemi tutto ma non le poltrone in Rai». Se qualcuno aveva qualche dubbio sul peso dei partiti nell’azienda di Stato può levarselo seguendo la guerra che si è scatenata nel centrodestra a seguito della nomina dei consiglieri di amministrazione di viale Mazzini che hanno tagliato fuori Fdi. Il partito di Giorgia Meloni non ha visto riconfermato il suo consigliere e ha scatenato un’offensiva pesantissima soprattutto nei confronti di Forza Italia, colpevole di aver piazzata una sua esponente pur avendo la presidenza della Commissione di Vigilanza. 

Eppure tutti pensavano che il centrodestra avesse uno ‘stomaco’ in grado di digerire tutto. E in effetti FI e Fdi nel 2018 hanno mandato giù senza grossi problemi la scelta della Lega di comporre un governo con il M5S. Poi è stato capace di reggere il Papeete e il ritorno del Carroccio all’opposizione. Ancora un anno e la Lega, stavolta anche con Forza Italia, torna di nuovo al governo con il M5S e persino con il Pd. Lega e Fdi firmano manifesto sovranista, sostanzialmente anti-Ue, che non scuote l’europeismo di FI.

 

 

 

Un’alleanza che, anche se non più guidata da Silvio Berlusconi, sembrava indissolubile. Invece va in crisi quando arriva la stagione delle nomine nel cda della Rai le quali aprono le danze per altre e succose nomine interne. E così la Meloni - tagliata fuori - sono giorni che fa fuoco e fiamme e attacca soprattutto i suoi alleati minacciando ritorsioni in  vista delle elezioni regionali.  La leader di Fdi arriva a mettere in discussione il sostegno in Calabria all’azzurro Occhiuto e , tanto per far capire ‘come gira il fumo’, scippa un senatore a Forza Italia: Lucio Malan. Il senatore, arrivato nel ‘94 in Parlamento con la Lega, completa così il giro dei partiti del centrodestra dopo aver militato a lungo in Forza Italia. 

 

Formalmente la maggioranza perde un senatore a Palazzo Madama, anche se l’opposizione di Fdi non si è avvertita in questi mesi di governo Draghi.

Ed è forse proprio questa sostanziale ambiguità che Fdi paga avendo a che fare con una maggioranza dove in molti tengono un piede nell’opposizione ma non quando ci sono poltrone da spartire.

Ma tutto ciò è anche la conferma di come proceda la scomposizione del quadro politico. A sinistra è in corso da tempo,  o forse da sempre, a destra è solo all’inizio.

 

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Ultimo aggiornamento: Lunedì 19 Luglio 2021, 20:22
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