Vinicio Capossela, il nuovo album: «Canto lumache, giraffe e poveri cristi»
di Rita Vecchio

Vinicio Capossela, il nuovo album: «Canto lumache, giraffe e poveri cristi»

C'è chi canta di droga, sesso e tatuaggi. E chi (non sono in molti) di santi, lupi e pestilenze. C’è chi fa rap e trap. E chi invece sceglie il “punk medievale”. «È vero, ma anche se cantiamo cose diverse, siamo tutti con-temporanei», dice Vinicio Capossela

Il tema è il suo ultimo disco. Ballate per uomini e bestie, con il sottotitolo: “un cantico per tutte le creature, per la molteplicità, per la frattura tra le specie e tra uomo e natura”. Tutto in 14 tracce (firmacopie oggi a Roma), prodotte da Taketo Gohara e Niccolò Fornabaio tra citazioni di Oscar Wilde, John Keats e San Francesco e anticipate dal singolo Il Povero Cristo e dal videoclip girato a Riace. Capossela - cantautore nato ad Hannover 53 anni fa, e tra i più amati dal Tenco che nel ’91 gli dà la targa come migliore opera prima con All’una e trentacinque circa - pare essere stato catapultato dal Medioevo ai giorni nostri per cantare di pestilenza morale, di violenza e di corruzione.
 
Partiamo dalla dedica del disco: per chi è?
«Per tutte noi creature della terra: poveri cristi, giraffe, orsi, lumache».

Lasciate il reale ed entrate nel vero, recita. Sembra la scritta dantesca, verso un’altra epoca.
«Dipende… Si parte con la prima canzone Uro e dalle grotte preistoriche di Lescaux, e uso figure allegoriche di grande attualità. Anche per questo ho scelto la ballata, genere che mi permette parole in libertà, che predilige narrazione e poetica, che si adatta a poesia, filosofia e denunzia. Ovvero al proclama di intenzioni del disco».

Tipo la ballata Loup Garou? 
«Qui il lupo ha desiderio di sovversione e di infrangere la barriera tra uomo e animale. È una figura narrativa, come altre nel disco, che ci fa riflettere sulla nostra condizione e su una voglia di umanità. E io, il narratore del bestiario».

Ma oggi c’è libertà?
«Viviamo in un mondo di grande movimento che richiede però maggiore consapevolezza». 

Anche sui social. 
«Nella canzone La peste parlo della rete e di internet che possono diventare strumento privilegiato di veicolazione di qualsiasi contenuto, capace di fare viaggiare odio, fake, e arrivare a distruggere le persone. Come è successo a Tiziana Cantone, la ragazza che tutti conosciamo, uccisa dalla potenza del web. Il mezzo non è pestilenziale, ma può diventarlo». 

Quando il tour? 
«In autunno. Nel frattempo, una serie di “atti unici” con i temi del disco in varie città».

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Vinicio Capossela in firmacopie il 23 maggio alle 18 alla Feltrinelli di via Appia Nuova 427 a Roma 
Giovedì 23 Maggio 2019, 08:20
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