Niccolò Bettarini accusa: «La loro versione non mi torna». Secondo gli imputati lui colpì per primo

Niccolò Bettarini accusa: «La loro versione non mi torna». Secondo gli imputati lui colpì per primo

Niccolò Bettarini, il figlio 19enne dell'ex calciatore Stefano e di Simona Ventura, si è detto pronto ad essere ascoltato in aula al processo sulla sua aggressione se ce ne sarà bisogno: Niccolò fu colpito con calci, pugni e coltellate lo scorso 1° luglio davanti alla discoteca milanese Old Fashion, e per quei fatti quattro persone sono imputate per tentato omicidio.

Faccia a faccia con gli aggressori: «Provo solo rabbia nel rivederli». Chiesti 10 anni

Il giovane, dopo aver partecipato all'udienza di oggi come parte civile - rappresentato dal legale Alessandra Calabrò - ha spiegato ai cronisti di essere «sicuro che il giudice saprà valutare bene tutto», ma ha messo in dubbio la confessione di uno degli imputati che ha ammesso di averlo accoltellato. «Non mi torna il racconto», ha spiegato in relazione alle versioni dei giovani coinvolti, tra cui quella di Davide Caddeo, che ha sostenuto di aver inferto solo due delle otto ferite. Gli imputati hanno peraltro sostenuto che fu Niccolò il primo a colpire con un pugno.

Uno degli imputati ammette: 
«L'ho colpito con una coltellata»



Il pm Elio Ramondini ha chiesto di effettuare un confronto in aula ascoltando Niccolò, una sua amica e gli imputati. Il giudice Guido Salvini, però, si è riservato di valutare se citare per l'udienza del 17 dicembre testimoni da sentire in aula. Lo stesso gup Salvini, dopo che uno dei difensori dei quattro imputati ha depositato una consulenza nella quale si evidenzia che il 19enne Niccolò non rischiò la vita, ha stabilito che per stabilire l'entità delle lesioni serva una perizia medico legale.

 
 

LA PERIZIA MEDICO LEGALE SU NICCOLÒ Il gup, nel processo abbreviato e a porte chiuse, ha deciso di disporre una perizia sull'entità e sul genere di lesioni, per verificare se il giovane fu in pericolo di vita (l'accusa per gli imputati è tentato omicidio), dopo che l'avvocato Daniele Barelli, legale di Albano Jakej, ha depositato una consulenza. Nel documento, in sostanza, si sostiene che Bettarini non rischiò la vita quel mattino. Agli atti, poi, non c'è una consulenza medica sulle lesioni della Procura.



Nell'udienza fissata per il 3 dicembre il gup conferirà l'incarico a un medico (il deposito della relazione in un quindicina di giorni con udienza fissata per discuterla il 17 dicembre) e valuterà anche se sarà necessario sentire dei testimoni, come alcuni amici di Niccolò. Oggi, infatti, gli imputati hanno deciso di dare la loro versione davanti al gup. In particolare, Davide Caddeo, il 29enne che, secondo il pm Elio Ramondini, avrebbe sferrato le otto coltellate, già in una memoria aveva ammesso di averlo colpito con almeno un fendente. Stamani, assistito da Robert Ranieli, ha precisato di averlo ferito due volte con un «colpo a croce, a sventaglio». Alla domanda del gup su chi abbia tirato, però, gli altri sei fendenti, Caddeo ha risposto: «Non le ho date io, eravamo in tanti».

Lo stesso Caddeo ha sostenuto che in prima battuta era scoppiata una rissa tra il suo gruppo e un amico di Bettarini e proprio quando la tensione stava scendendo il 19enne l'avrebbe fatta salire di nuovo. Jakei, stando a fonti legali, ha anche sostenuto che il primo a colpire con un pugno sarebbe stato Bettarini. Una versione condivisa anche dalle altre difese (tra gli imputati Alessandro Ferzoco, con il legale Mirko Perlino). Il 19enne, in una telefonata con un amico intercettata, aveva detto: «Si avvicina sto 'albanollo' e mi dice 'tu c'hai gli orecchini come i miei' (...) mi ha dato il buffettino in faccia, io gli ho dato un cartone». Tra le tesi difensive anche quella che alcuni dei principali protagonisti della rissa non sono stati identificati.

LEGALE: DA IMPUTATI TIMORE «La decisione, a sorpresa, di voler sottoporsi ad interrogatorio, come avvenuto nell'udienza odierna protrattasi per oltre 3 ore, è il segno del grande timore degli imputati, alla luce della richiesta di condanna formulata dal pm Elio Ramondini di 10 anni di reclusione», ha affermato l'avvocato Alessandra Calabrò, legale di Niccolò Bettarini. «Considerate le versioni discordanti tra loro degli interrogatori rispetto agli elementi probatori acquisiti durante le indagini - ha aggiunto il legale - il pm ha proposto un eventuale confronto degli imputati con la persona offesa, Niccolò Bettarini, nonché con l'amica Zoe Esposito, colpita con un calcio nel tentativo di difendere l'amico nel corso dell'aggressione, per cui è pendente un autonomo procedimento».

«A seguito del deposito, da parte di uno dei legali degli imputati, di una relazione sulla cartella clinica del mio assistito - ha chiarito ancora l'avvocato - il giudice Guido Salvini ha disposto di procedersi con una perizia sulla cartella stessa, rinviando l'udienza al 3 dicembre prossimo per la nomina del perito. In quella sede - ha concluso - verrà sciolta la riserva in ordine al confronto da effettuarsi eventualmente nell'udienza, già fissata per il 17 dicembre, per l'esame della perizia».

Giovedì 29 Novembre 2018, 16:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA