Guerriglia a Milano per il video di un rapper: blitz e perquisizioni. Tra gli indagati anche 'Baby Gang'

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Dopo i tafferugli avvenuti a Milano durante la produzione di un video rap, lo scorso 10 aprile, la Polizia di Stato ha eseguito questa mattina 13 decreti di perquisizione domiciliare. I provvedimenti sono stati emessi dal sostituto procuratore Alberto Nobili, coordinatore del pool antiterrorismo della Procura, e da Ciro Cascone, Procuratore presso il Tribunale per i Minorenni, nei confronti di 10 maggiorenni e tre minorenni, per manifestazione non preavvisata, violenza e resistenza a pubblico ufficiale aggravate, nonché per porto d'armi per un maggiorenne.

 

Tra gli indagati nell'inchiesta milanese sui disordini ,avvenuti il 10 aprile in zona San Siro, c'è anche Zaccaria Mouhib, 19enne noto come rapper col nome di 'Baby Gang'. Anche lui, così come il 19enne rapper milanese 'Neima Ezza', è accusato di violenza o minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non preavvisata. Negli atti si parla di «assembramento non autorizzato» con «resistenza nei confronti delle forze dell'ordine» con lancio anche «di armi». Mouhib, nato a Lecco, residente a Sondrio, con vari precedenti penali e domiciliato in una comunità fuori Milano, è uno dei destinatari delle perquisizioni eseguite stamani nell'inchiesta coordinata anche dal pm Leonardo Lesti.

 

Tra le condotte contestate ai giovani pure «le offese e le violenze verbali» contro le forze dell'ordine e il «porto e il lancio di armi e oggetti pericolosi». Le perquisizioni, come si legge nei decreti a carico di 'Baby Gang' e 'Neima Ezza', sono finalizzate anche a trovare elementi sulla «ragionevolmente ipotizzabile sussistenza di altri reati caratterizzati da situazione di connessione». Col blitz si cercano pure «armi, munizioni, strumenti da punta e taglio», data la «particolare violenta animosità, desumibile dalle condotte tenute in piazza» e la «eccezionale veemenza dei fatti».

 

'Neima Ezza', considerato pure lui come 'Baby Gang' un 'astro nascente' della scena 'trap', è nato in Marocco e vive a Milano. Sabato 10 aprile in zona San Siro circa 300 ragazzi si erano ritrovati nel pomeriggio per un video rap senza alcun distanziamento e poi hanno iniziato a lanciare pietre, bastoni e bottiglie contro le forze dell'ordine intervenute. I disordini sono avvenuti quando i ragazzi, alcuni di 16 anni, si sono spostati verso piazzale Selinunte da via Micene. E le forze dell'ordine hanno dovuto lanciare un lacrimogeno per disperderli. Poco prima i giovani erano saltati su alcune auto in sosta.

 

 

 

Chi è 'Baby Gang', tra carcere e comunità

 

«Dal 2012 fin ad ora, da quando avevo 11 anni, ogni estate l'ho passata o in galera o in comunità». Così Zaccaria Mouhib, 19enne noto come rapper col nome di 'Baby Gang' e uno dei ragazzi perquisiti oggi nell'inchiesta milanese sulla 'guerriglià del 10 aprile a Milano, si raccontava in un'intervista video caricata su YouTube. «Sono cresciuto più in casa famiglia che in famiglia, da quando avevo 10 anni fino ad ora sono stato collocato in comunità, a casa portavo sempre problemi e denunce».

 

Spiegava cha già da bambino «non volevo sentirmi un peso per la mia famiglia» e da lì prese la decisione di andarsene di casa e di creare una «gang di sopravvivenza» con altri ragazzi. «Andavamo a rubare al supermercato - - ha raccontato ancora -, quando avevo 12 anni siamo andati a Torino, siamo entrati in un negozio di vestiti e abbiamo riempito intere borse e mi hanno portato in comunità». E ancora: «Mi hanno arrestato anche a Rimini». Ha girato diverse comunità in varie regioni. «Pensavano che mi avrebbero cambiato - ha aggiunto -, invece non mi hanno cambiato, la galera non serve a nulla, entri per una rapina e poi sai pure spacciare».

 

Pm: contrasto e reinserimento

 

«Questi fenomeni, così provocatori e palesi nelle loro forme di illegalità, non possono passare impuniti, anche se va detto che la repressione e il contrasto devono essere accompagnati da adeguate politiche sociali di reinserimento e di riqualificazione di certe zone in cui vivono questi giovani», ha spiegato all'ANSA il pm Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo milanese, in relazione al blitz di stamani. Tra i 10 maggiorenni indagati sette sono nati in Italia, tra Milano e Lecco, e sono ragazzi di 'seconda generazionè con famiglie di origine straniera. Molti hanno vent'anni o anche meno, uno 25 anni e un altro 27. Diversi di loro hanno precedenti per furti e rapine.

 

Sono stati anche sequestrati cellulari e dispositivi informatici per vedere se alcuni di loro possano avere collegamenti con altri 'settorì degni di attenzione e monitoraggio. La lettura di inquirenti e investigatori è che molti di questi giovani, che vivono in periferie difficili, esprimono con questi comportamenti violenti rabbia e disagio sociale. Un «fenomeno», dunque, che deve essere attentamente monitorato. Indagato violenza e resistenza a pubblico ufficiale anche il 19enne rapper milanese «Neima Ezza» che per girare il video aveva chiamato a raccolta circa 300 giovani.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Aprile 2021, 14:11
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