Vaccino anti Covid, oggi si parte in Gran Bretagna. La prima vaccinata al mondo è una novantenne del Nord Irlanda

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Si chiama Margaret Keenan, ha 90 anni e vive nel Nord Irlanda la prima persona vaccinata al mondo contro il Covid-19. La signora ha ricevuto una dose del vaccino Pfizer/BioNtech, una semplice iniezione, e poi - in tutta tranquillità - si è intrattenuta a parlare con i media britannici. 

La signora Margaret ha ricevuto il vaccino questa mattina alle ore 6:31 (le 7:31 in Italia)
nell'Ospedale universitario di Coventry. Entro fine mese dovrebbero essere vaccinate nel Paese fino a quattro milioni di persone.

La Gran Bretagna apripista in Europa del vaccino contro il Covid. E per Matt Hancock, ministro della Sanità del governo britannico di Boris Johnson, è il giorno che segna un presagio di vittoria sulla pandemia, una sorta di nuovo «V-Day». Ma forse il paragone vero è con il D-Day, data dello sbarco in Normandia e primo passo di una battaglia ancora lunga, per quanto indirizzata finalmente - si spera - verso il successo. La cosa certa è che il Regno Unito si riscopre battistrada nel mondo occidentale: primo Paese euroatlantico a dare il via libera alla somministrazione pubblica d'un vaccino anti Covid e primo in tutto il pianeta ad aver autorizzato l'atteso prototipo elaborato dai laboratori tedeschi BioNTech in partnership con il colosso farmaceutico americano Pfizer. Ma non sarà il via a una vaccinazione di massa, per quella ci vorrà più tempo. 

Si parte infatti con 800mila dosi (per due somministrazioni a testa) che coinvolgeranno solamente 400mila persone sugli oltre 66 milioni di abitanti presenti in Gran Bretagna. Per questo motivo in molti hanno associato questa partenza anticipata a una mossa politica a un messaggio pro Brexit. 

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IL PRIMO UOMO VACCINATO

Lo start è in agenda di buon mattino, come si sa da diversi giorni. La prima vaccinazione, stando a quanto trapelato, dovrebbe toccare a un assistente sanitario in Irlanda del Nord. Ma in contemporanea le somministrazioni scattano in decine di ospedali del servizio sanitario nazionale (Nhs) in Inghilterra, in Scozia e in Galles. «Sarà una maratona, non uno sprint», ha ribadito il professor Stephen Powis, direttore medico dell'Nhs, ricordando che s'inizierà dalle case di riposo (degenti e personale) e subito dopo da tutti gli ultraottantenni del Paese e - con loro - da medici e infermieri in prima linea sul fronte dell'emergenza coronavirus.

SI PARTE CON 800 MILA VACCINI PFIZER

Al momento il Regno ha ricevuto circa 800mila vaccini, ma ne ha preordinati solo dalla Pfizer 40 milioni, destinati nei prossimi mesi a garantire la prima dose e il richiamo a 20 milioni di persone. Un quantitativo che dovrebbe permettere di coprire in larga parte le 9 categorie prioritarie (per età e vulnerabilità, fino agli over 50) inserite nella fase 1 di quella che Johnson ha definito «la più grande campagna di vaccinazioni della storia». «La stragrande maggioranza» dei gruppi più a rischio (fra cui rientrano la regina e il principe Filippo, 94 e 99 anni, che hanno già fatto sapere di voler essere testimonial nella battaglia contro i no vax) sarà vaccinata «fra gennaio, febbraio e marzo» secondo i calcoli della Nhs. Per questo Powis ha invitato la gente a non attendersi convocazioni di massa in pochi giorni, confermando che gli aventi diritto saranno contattati di persona, e gradualmente, da un network creato ad hoc all'interno del sistema sanitario, con il sostegno della task force nazionale vaccini.

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UNA MOSSA POLITICA IN TEMPI DI BREXIT

L'accelerazione dell'isola - attribuita da qualcuno all'estero a propaganda politica, in tempi di Brexit - continua a essere viceversa oggetto d'orgoglio a Londra e nel resto del Regno: rincuorato e incoraggiato, in vista d'un Natale di restrizioni destinate a durare diversi mesi in attesa che le vaccinazioni facciano effetto, dal tour natalizio affidato quest'anno al giovane principe William e alla sua consorte Kate, mentre Elisabetta II resta isolata per ora precauzionalmente nel castello di Windsor. Un Regno in cui gli specialisti dell'authority indipendente di controllo sui farmaci (Mhra) insistono di non aver preso «alcuna scorciatoia» sul rigore scientifico delle verifiche. E il governo Tory assicura che se la Brexit ha contribuito in qualcosa è solo per il fatto d'aver consentito «alla migliore autorità regolatoria al mondo» di adottare procedure altrettanto serie rispetto chiunque altro, ma più snelle - dopo la sganciamento dall'Ema europea - grazie all'autorizzazione a condurre i controlli a mano a mano che i dati arrivavano da parte di Pfizer, non alla fine dell'intera sperimentazione come impongono invece i protocolli dell'agenzia dell'Ue o della Fda negli Usa. Come che sia, la vera battaglia diventa ora quella per le forniture e la distribuzione dei vaccini: in particolare - e in attesa dell'ok anche ad altri prototipi, in primis quello di Oxford/AstraZeneca/Irbm - per quello di Pfizer, che richiede una super refrigerazione a 70-80 gradi sottozero. Una battaglia nella quale il richiamo alle forze armate non è solo metaforico, come ha confermato in Parlamento il viceministro degli Esteri britannico, James Cleverly. Evocando il ricorso a «voli non commerciali» per il trasporto, aerei militari inclusi «se necessario».

LA SCHEDA TECNICA DEL VACCINO SOMMINISTRATO IN GB 

«Informazioni per il personale sanitario britannico». Inizia con queste parole la scheda tecnica del vaccino anti-coronavirus 'BNT162b2' realizzato da Pfizer e Biontech e che il Regno Unito ha scelto per la sua vasta campagna di profilassi, intrapresa prima di ogni altro Paese occidentale. Al suo interno sono contenute le specifiche del prodotto e anche una serie di importanti avvisi per il suo utilizzo, come ad esempio il fatto che debba essere conservato all'interno di frigoriferi con una temperatura compresa fra -80 e -60. Fin dalle prime righe si ricorda che: «come con qualsiasi nuovo medicinale nel Regno Unito, questo prodotto sarà attentamente monitorato per consentire una rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza». Si specifica infatti che non sono disponibili dati sull'uso in associazione con farmaci immunosoppressori e si sottolinea che «non sono stati effettuati studi di interazione» con altri medicinali. La somministrazione avviene per via intramuscolare dopo diluizione, con due dosi a distanza di 21 giorni. La protezione del vaccino inizia dopo almeno sette giorni dalla seconda iniezione. Nella sezione relativa agli effetti indesiderati, si ricordano le reazioni avverse che sono state riscontrate nel corso dei due studi compiuti in fase di sperimentazione, su un campione totale di oltre 44mila persone: dolore durante l'iniezione, affaticamento, mal di testa, mialgia, brividi, artralgia e piressia, effetti che «sono stati generalmente di intensità lieve o moderata e si sono risolti entro pochi giorni dopo la vaccinazione».


Ultimo aggiornamento: Martedì 8 Dicembre 2020, 18:32
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