Zaporizhzhia, scambio di accuse fra Mosca e Kiev: entrambe denunciano attacchi alla centrale nucleare

L'ente nazionale per l'energia, Energoatom, ha denunciato cinque raid russi nei pressi di un deposito di sostanze radioattive

Zaporizhzhia, scambio di accuse fra Mosca e Kiev. Ucraina: «Raid russi sulla centrale nucleare»

Nuovo scambio di accuse tra russi e ucraini sui bombardamenti alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. L'ente nazionale per l'energia, Energoatom, ha denunciato cinque raid russi nei pressi di un deposito di sostanze radioattive. Proprio prima analoga accusa era stata mossa dai filo-russi che controllano l'area. Per l'ente ucraino in ogni caso «al momento la situazione è sotto controllo» e le «informazioni che lo staff sia fuggito sono un fake».

Incendio in caserma russa vicino Mosca

Dolgoprudny. È questo il nome della località in Russia, vicino Mosca, dove questa notte è scoppiato un vasto incendio in una caserma. Un episodio avvolto ancora nel mistero, come gli attacchi in Crimea. 

A prendere fuoco i locali della caserma della Quarta Divisione di Difesa Aerea. Sembra un attacco molto simile a quello subito ieri a Saky in Crimea, occupata dai russi dal 2014, dove una base militare è stata colpita. Nell'attacco sono stati danneggiati otto aerei da guerra russi. 

Secondo notizie diffuse dal ministero per le Emergenze, le fiamme interessano un'area di 1.200 metri quadrati. La Tass scrive di aver avuto conferma da una fonte dei servizi di emergenza che l'indirizzo indicato in una chiamata ricevuta dai vigili del fuoco per segnalare l'incendio corrisponde a un'unità militare.

Si ritiene che la caserma in legno di Dolgoprudny, situata a circa 20 km dal centro di Mosca, ospitasse i soldati Quarta Brigata di Difesa Aerea della Russia. L'edificio è stato distrutto. L'incendio si sarebbe propagato molto prima che i militari russi e i servizi di emergenza riuscissero a spegnere il rogo.

Le immagini dell'incendio sono state condivise sui canali Telegram russi, mostrando il cielo notturno illuminato dall'enorme incendio. Secondo quanto riferito, circa 50 persone sono state costrette a evacuare a causa del divampare dell'incendio, ma finora non si hanno notizie di vittime.

L'attacco in Crimea

Gli effetti dell'attacco in Crimea sono negli occhi dei russi che lì abitavano ormai dal 2014, nelle file di macchine sui ponti che la collegano verso la Russia ma soprattutto negli almeno olmeno otto aerei da guerra russi che sono stati danneggiati o distrutti nella base aerea di Saky. Lo mostrano immagini satellitari riprese dall'operatore privato Planet Labs. I media internazionali pubblicano le foto di prima e dopo l'attacco mostrando la prima conferma indipendente dei danni alla base che si trova a più di160 chilometri dalla prima linea. Finora Kiev ha ufficialmente negato la responsabilità dell'attacco. Mosca ha minimizzato negando che qualsiasi aereo sia stato danneggiato e ammettendo solo che «diverse munizioni sono esplose» in un'area di stoccaggio presso la struttura. 

Jet distrutti in Crimea: le immagini

Le immagini rilasciate da Planet Labs fanno vedere vaste aree di terra bruciata e danni alla pista accanto ai resti carbonizzati di aerei militari. Le foto riprese dall'operatore satellitare intorno alle 8,00 del 9 agosto - circa quattro ore prima dell'attacco - e verso le 16,40 del 10 agosto, mostrano che almeno otto aerei parcheggiati all'esterno sono stati danneggiati o distrutti. Eliot Higgins, fondatore e direttore del sito web investigativo open source Bellingcat, ha affermato in alcuni tweet riportati dal Guardian che «non riesce a pensare a un momento in cui la Russia ha perso così tante risorse aeree in un giorno nella memoria recente». Higgins ha poi osservato: «Riesco a distinguere tre crateri, in siti che sembrano essere utilizzati per lo stoccaggio, quindi potrebbe essere che siano stati presi di mira e tutto il resto sia stato distrutto ...con quello che era immagazzinato». «Un modo per interpretare quei crateri sono i colpi precisi di una munizione a lungo raggio», ha detto, aggiungendo che i crateri apparivano della misura «circa 20-25 metri di larghezza . Il che significherebbe un proiettile piuttosto grande».

Il segretario alla Difesa britannico Ben Wallace ha detto alla Bbc che il Regno Unito sta ancora cercando di stabilire i fatti sulle esplosioni della base aerea, ma ha aggiunto che riteneva improbabile che fossero coinvolte armi occidentali. La base aerea, ha affermato, era un obiettivo legittimo per le forze ucraine. La base aerea di Saky ospita caccia Su-30M, bombardieri Su-24 e il trasportatore Il-76, utilizzati regolarmente per lanciare attacchi missilistici sull'Ucraina e pattugliare il Mar Nero e l'area circostante. La Crimea è riconosciuta a livello internazionale come parte dell'Ucraina, ma è stata occuoata da Mosca nel 2014.

 

Esplosioni in Crimea, cosa sappiamo

La guerra in Ucraina è arrivata fino in Crimea e nel cuore della difesa russa nella penisola. Un'importante base aerea, ponte per le attività della flotta di Vladimir Putin nel Mar Nero, è stata danneggiata da diverse esplosioni, alcune delle quali molto potenti, che sono state avvertite a decine di chilometri di distanza. Provocando diversi morti e feriti, tra cui bambini. Per Mosca si è trattato di un semplice incidente in un deposito di munizioni. Ufficialmente Kiev ha negato di conoscere la causa delle esplosioni, ma fonti militari ucraine hanno fatto sapere che si è trattato di un loro attacco. «È solo l'inizio», ha twittato Mykhailo Podolyak, il braccio destro di Volodymyr Zelensky. Una tranquilla giornata sulle spiagge della Crimea affollate di turisti russi è stata così interrotta bruscamente da una serie di esplosioni, secondo i testimoni almeno 12, avvertite nel distretto di Saki, nei pressi di un aerodromo militare russo. Imponenti colonne di fumo nero sono state immortalate dai video diffusi sui social dai bagnanti in fuga.

Dopo le prime frammentarie notizie diffuse dai funzionari filorussi locali, il ministero della Difesa di Mosca ha comunicato che le esplosioni si sono verificate in un deposito di munizioni nell'area della base militare situata vicino al villaggio di Novofedorovka, utilizzata anche per gli aerei della Marina. E che non si è trattato di un attacco deliberato, quanto piuttosto di un incidente, provocato dall'esplosione di alcune munizioni, è stato puntualizzato nella nota, senza tuttavia chiarire la causa delle detonazioni. A Kiev la versione ufficiale, affidata al ministero della Difesa, è che «non si conoscono le cause dell'incendio nel territorio dell'aeroporto Saki». Ma un alto funzionario militare ha detto al New York Times che si è trattato di un attacco per colpire «una base aerea da cui partivano regolarmente aerei per colpire le nostre truppe nel teatro meridionale». Poco dopo è arrivato il tweet del consigliere presidenziale Podolyak, che è suonato come una rivendicazione di fatto. «Il futuro della Crimea sarà quello di essere una perla del Mar Nero, un parco nazionale con una natura unica e una località turistica mondiale. Non una base militare per terroristi», ha scritto l'uomo più fidato di Zelensky. Concludendo il messaggio con un avvertimento al nemico: «Questo è solo l'inizio».

Se fosse realmente un raid ucraino, si tratterebbe di una significativa escalation nel conflitto e un primo attacco in grande stile su un territorio considerato sacro per Putin, diventato parte integrante alla Russia dopo l'annessione del 2014. Il mese scorso un piccolo ordigno portato da un drone era esploso nel quartier generale della flotta russa del Mar Nero nel porto di Sebastopoli, ferendo sei persone ma provocando pochi danni, ed in quel caso gli ucraini avevano negato la loro responsabilità. Ben diverso invece è l'impatto di un attacco alla base aerea di Saky, che tra l'altro si trova a circa 200 chilometri dietro le linee del fronte nel sud dell'Ucraina. Suggerendo che gli ucraini possano aver impiegato armi potenti e precise. Indebolire le difese nemiche in Crimea sarebbe funzionale a Kiev per consolidare la controffensiva su Kherson, mentre i russi restano concentrati nel Donbass dove continuano a guadagnare terreno seppur con lentezza: solo 10 km in un mese, secondo l'intelligence britannica. In questo quadro Mosca, per migliorare la sorveglianza sui propri obiettivi militari e sui movimenti delle truppe ucraine, potrebbe ricorrere ad un satellite iraniano, il Khayyam, appena mandato in orbita dal Kazakhstan. Teheran ha assicurato che il satellite rimarrà sempre sotto il suo controllo per scopi civili, ma secondo diversi 007 occidentali citati dal Washington Post la Russia «pianifica di utilizzare il satellite per diversi mesi o più» per assistere i suoi sforzi bellici prima di consentire all'Iran di prenderne il controllo.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 12 Agosto 2022, 09:32
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