Scontri tra laziali e polizia. Slogan romanisti anti-semiti
di Marco Lobasso

Scontri tra laziali e polizia. Slogan romanisti anti-semiti

Il calcio è esploso. Tutti contro tutti, senza limiti e come se non ci fosse un domani. Sullo sfondo il tema dei cori razzisti che vive ogni giorno una puntata nuova: martedì il Napoli contro Matteo Salvini, pronto a uscire dal campo se continueranno i cori razzisti su Koulibaly, ieri il sottosegretario Giorgetti che chiede il rispetto delle regole Uefa (in pratica il contrario di quello che dice il suo ministro Salvini, che non vorrebbe sospensioni), appoggiato dal presidente Figc Gabriele Gravina. Il tutto mentre incredibilmente i tifosi della Lazio nella notte tra martedì e mercoledì si scontravano con la polizia, durante la festa dei 119 anni del proprio club, e quelli presunti della Roma distribuivano ieri mattina in città volantini anti-semiti con la scritta: “Lazio, Napoli, Israele. Stessi colori, stesse bandiere. Merde”. Insomma, il caos.
Il fatto più eclatante è la guerriglia procurata dai tifosi laziali. Festeggiavano insieme il compleanno della propria squadra del cuore; una serata che doveva essere felice e invece finisce in rissa. Attriti tra gruppi diversi, poi tutti insieme a fronteggiare la polizia in Piazza della Libertà: 8 agenti contusi non gravemente. E un tifoso arrestato (convalidato ma senza misura cautelare) e tre denunciati (con Daspo), con inchiesta della Procura di Roma partita immediatamente (violenza privata tra i reati ipotizzati). Impensabile. Il presidente Claudio Lotito prende le distanze: «Sono pseudo-tifosi che ne risponderanno» e si indigna anche la tifosissima suor Paola che era alla festa biancoceleste: «Loro non c’entrano con noi che amiamo la Lazio, però dobbiamo capire il perché di tanta violenza».
Violenza che si ripete poche ore dopo, in altra forma: volantini anti-semiti a firma di romanisti contro Napoli, Lazio e Israele che ricordano in qualche modo, quelli altrettanto terribili che supporter laziali stamparono e incollarono sulle vetrate della curva Sud con le foto di Anna Frank con la maglia della Roma. E c’è pure la polemica finale con il portavoce della Lazio Arturo Diaconale che denuncia la scarsa indignazione nazionale rispetto al fatto increscioso dei volantini, rispetto alla eco di un anno fa che ricevette, invece, la “bravata” su Anna Frank. Sull’argomento anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, incredulo: «Sono allibito. E’ pazzesco, rischiamo passi indietro». Insomma, un disastro.
Se le ultime 24 ore sono state vergognose per il tifo organizzato della Capitale, il mercoledì della politica sull’argomento razzismo nel calcio nazionale ha messo a nudo le clamorose divergenze che esistono su come affrontare il problema. La strada l’ha aperta il Napoli Calcio martedì scorso “disobbedendo” a Salvini e annunciando che lascerà il campo in futuro se i cori razzisti colpiranno ancora i propri giocatori, Kolubaly in testa. Ieri Giancarlo Giorgetti, sottosegretario allo sport e braccio destro di Salvini, ha invocato il rispetto delle regole Uefa sul razzismo, in pratica contraddicendo lo stesso Salvini che non vorrebbe sospensioni di partite. E Giorgetti si è tirato dietro le dichiarazioni in sintonia del presidente della Figc Gabriele Gravina: «Bene le parole del sottosegretario» e di giocatori rappresentativi come Keita, ex Lazio e oggi all’Inter, e del difensore laziale Francesco Acerbi, scettici sulla risoluzione immediata del problema: «I cori ci saranno ancora, c’è troppa gente ignorante in giro».




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