Mancini: «Una gioia sudata ma meritata, all'inizio non ci credeva nessuno»
di Alessandro Angeloni

Italia-Spagna, ora la finale di Euro 2020. Mancini: «Gioia sudata ma meritata, all'inizio non ci credeva nessuno»

Non c'è da leccarsi le ferite, macché. L'Italia è in finale, dopo centoventi minuti di sofferenza, come mai era successo in questo campionato d'Europa: ci sono voluti i rigori, che a Euro 2016 ci avevano fatto tornare a casa. Il primo pensiero: Spinazzola. La dedica è per lui, che da casa esulta con tutto il gesso che gli blocca la gamba sinistra. «Sudata ma meritata, che musica maestro», Mancio dixit, citando la Carrà. E ancora: «Sono felice per quello che ho visto, una partita di livello incredibile con due squadre di altissimo livello che hanno dato spettacolo. Faccio i miei complimenti all'Italia e agli italiani. Spero che in finale possa fare un'altra bella partita e vincere gli Europei». Il traguardo è lì, a un passo. E' un Roberto Mancini gonfio di orgoglio quello di Wembley.

Italia in finale, la gioia del ct Mancini

«Abbiamo sofferto il possesso palla della Spagna, ma volevamo fortissimamente la finale e ce l'abbiamo fatta. Ci sono sempre partite che devi soffrire per vincere, non può mica andare tutto liscio. Il merito è tutto dei ragazzi. Ora siamo felici, all'inizio quasi nessuno ci credeva e ora questa vittoria la dedichiamo agli italiani, anche per quello che hanno passato. Siamo felici, ringrazio i ragazzi per aver creato qualcosa di bello. Non abbiamo fatto ancora tutto: ora recuperiamo le forze, è stata durissima. Lo sapevo, sarebbe stata la più dura del torneo. È la sesta, sarebbe stata stancante, ma volevamo la finale».

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E' festa per il gruppo azzurro, che continua a sognare e adesso può tagliare il traguardo, consapevole della propria forza. Jorginho segna e porta gli azzurri in festa, dal dischetto. Stanchi, sì, ma ancora vincenti, con il sudore, come contro il Belgio. Di più che contro il Belgio. «Abbiamo fatto una gara di resilienza, una vittoria ancora più bella perché sofferta, con il nostro grande cuore italiano», dice Leonardo Bonucci. E Federico Chiesa, autore di quest'altro colpo da biliardo: «Siamo stati squadra vera fino alla fine, ecco perché abbiamo vinto noi».

Oggi conosceremo l'avversaria, una tra Inghilterra e Danimarca. Le qualità tecniche, ampiamente dimostrate, saranno il mezzo per raggiungere il fine, che manca dal 1968, se parliamo di Europei. Sorrisi accesi sul campo meraviglia di Wembley. Mancini ha disegnato in faccia l'orgoglio nazionale, dopo la serie dei calci di rigore che ha regalato la finale, ancora nello stadio storico di Londra. Lui ct illuminato e comunque vincente, comunque andrà a finire domenica. Roby ha seminato e ora vuole raccogliere.
VINCITORI, CON SPINA NEL CUORE
Mancini non lascia. Rilancia e continua, con il suo calcio oltre le tradizioni, un mix di futuro e passato. Continua col suo gruppo granitico, fatto di amici e bravi ragazzi, di gente seria, che pensa a Spina, solo e infortunato. Forti, come uomini e come giocatori.

 

Va avanti dopo aver giocato a testa alta con tutti, dopo aver incantato l'Europa del calcio, dopo anche aver sofferto e reso facili le partite complicate, come quelle del girone, per aver segnato tanto, per aver subito poco. Per aver creato un team capace di primeggiare su ogni statistica, per aver battuto i record di Pozzo, il mito della storia azzurra. La sua Italia sa solo vincere, sei su sei, è stata l'unica tra le squadre rimaste con il 100% di successi. C'è di che essere orgogliosi.
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Luglio 2021, 10:54

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