Caso Report, l'avvocato Nicole Vinci: «Dal Tar precedente pericoloso. Rischio discriminazione per chi lavora in Rai»
di Domenico Zurlo

Caso Report, l'avvocato Nicole Vinci: «Dal Tar precedente pericoloso. Rischio discriminazione per chi lavora in Rai»

È caos in Rai dopo che il Tar del Lazio, con una sentenza clamorosa, ha ordinato alla trasmissione Report di consentire l'accesso agli atti di un'inchiesta dopo l'esposto di un avvocato milanese citato in un servizio sugli appalti lombardi. Una sentenza che divide: secondo i sostenitori di Report (e la stessa Rai) accedere agli atti significa violare la segretezza delle fonti, un pilastro per la libertà di informazione. La sentenza, afferma la direzione di Rai3, «è un precedente gravissimo, un attacco all'indipendenza e all'autonomia dell'informazione».

 

Dall'altra parte c'è però chi attacca Report e il suo conduttore, Sigfrido Ranucci, e chiede di rispettare la sentenza. Il capogruppo leghista in Vigilanza Rai Massimo Capitanio accusa azienda e trasmissione di «stucchevole vittimismo»: secondo i detrattori, la sentenza del Tar è sacrosanta perché chiede solo alla trasmissione l'accesso agli atti, e non viola il segreto delle fonti dei giornalisti. Una situazione kafkiana: per saperne di più abbiamo chiesto un parere ad un avvocato, Nicole Vinci*, che svolge attività di assistenza legale e stragiudiziale ed è consigliere nazionale dell'Associazione Nazionale Forense - Sindacato Avvocati.

 

La sentenza, dice Vinci a Leggo, forma «un precedente incontrovertibile che danneggia il segreto professionale dei giornalisti. Le fonti e il segreto sono diritti sanciti dalla Costituzione e da diverse sentenze delle Cedu. Il Tar del Lazio ha applicato la legge 241/1990 anche al caso Report: va da sé che la Rai è sottoposta a questa legge, ma parliamo di un acceso agli atti di chi ne ha un interesse legislativo riconosciuto che va fatto nell’ambito di attività amministrative, come i concorsi o i costi sostenuti per i programmi. La Rai, erogando servizio pubblico, di conseguenza è sottoposta alla legge 241: ma nel caso di specie si tratta di attività giornalistica che l’ente ha affidato a dei giornalisti, quindi la legge 241 non si dovrebbe applicare, perché si andrebbe a non rispettare la legge 69/1963 che tutela appunto il segreto professionale».

 

«Con questa sentenza - aggiunge Vinci - si crea un precedente pericoloso, e soprattutto si va a discriminare un giornalista che lavora alla Rai rispetto ad un altro che lavora per un’altra testata. Vuol dire che chi fa un’inchiesta per la Rai deve rendere pubblici tutti gli atti e svelare le sue fonti, mentre chi fa un’inchiesta per un giornale può non farlo». «In questo caso - continua - l’avvocato va a richiedere tutti i documenti prodotti e utilizzati per la produzione di questo servizio, comprese le richieste dei giornalisti via email e anche la corrispondenza degli stessi. Se vanno pubblicate le email e la corrispondenza, cosa sono questi atti, se non fonti? Il discrimen in questo caso è legato al fatto che la sentenza parla genericamente di atti: l’equivoco non ci sarebbe se il Tar avesse specificato a quali documenti consentire l’accesso e a quali no. Invece il tribunale accoglie genericamente le richieste del ricorrente: da qui l’equivoco, e quello che può essere un precedente pericoloso per la libertà di informazione».

 

Fnsi e Usigrai in rivolta

 

Già nei giorni scorsi Fnsi e Usigrai avevano difeso Report«Indebolire il pilastro della tutela delle fonti vuol dire demolire la professione giornalistica, la sua possibilità di fare inchiesta, e quindi vuol dire sgretolare il diritto dei cittadini a essere informati - recitava la nota - La sentenza del Tar è su Report, ma non riguarda solo Report. Perché apre scenari preoccupanti per la tenuta complessiva della tutela delle fonti sancito dalla legge professionale. E non riguarda solo la Rai, ma rischia di travolgere tutte le aziende che accedono a contributi pubblici». 

 

Cosa dice la sentenza

 

Stilata dalla terza sezione del tribunale amministrativo, presieduta da Giuseppe Daniele, la sentenza accoglie la richiesta presentata lo scorso ottobre dallo studio legale di Andrea Mascetti contro la trasmissione di Rai3 che lo aveva chiamato in causa nell'ambito di un'inchiesta, «Vassalli, valvassori e valvassini», firmata da Giorgio Mottola e incentrata sugli appalti pubblici in Lombardia. «Un quadro fuorviante della realtà», accusava all'epoca Mascetti, sottolineando di non aver avuto «alcuna consulenza con il presidente Fontana».

 

La Rai si era opposta subito alla richiesta di rivelare i documenti utilizzati per l'inchiesta, citando il diritto al segreto professionale connesso alla tutela della libertà di stampa. Ora, nel caso non dovesse avere successo il ricorso al Consiglio di Stato, l'azienda di servizio pubblico, ricorda Ranucci, potrà rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, che di recente ha ribadito il diritto dei giornalisti a tutelare le proprie fonti. 

 

(*)

L'avvocato Nicole Vinci svolge attività di assistenza legale e stragiudiziale per società e persone fisiche. Le materie trattate sono: diritto del lavoro, proprietà intellettuale - marchi e brevetti, GDPR e tutela della privacy, diritto di famiglia e successioni, diritto bancario, responsabilità civile e medica e tutela del consumatore. L'avvocato si occupa, inoltre, di politica forense. Grande importanza nell'attività viene data alla tutela degli avvocati e alle riforme del comparto giustizia. Infatti, anche come Consigliere Nazionale dell'Associazione Nazionale Forense - Sindacato Avvocati, l'avvocato dà un contributo fattivo non solo alle riforme del processo civile e dell'intero comparto giustizia, ma anche alla tutela dell'avvocatura.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Giugno 2021, 17:25
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