Giovanni Truppi a Sanremo: «Il Festival è lo specchio dell'Italia. Il mio brano canta l'amore»

Giovanni Truppi a Sanremo: «Il Festival è lo specchio dell'Italia. Il mio brano canta l'amore»

di Rita Vecchio

Capitalismo, società del terzo millennio, borghesia, amore. È il pianeta di Giovanni Truppi. Il cantautore napoletano, 41 anni, che canta l'oggi con eleganza e raffinatezza, prendendo il mondo pasoliniano e attualizzandolo, esordirà a Sanremo con Tuo padre, mia madre, Lucia. Il brano - metafora dell'amore che si confronta («un suocero, una suocera e Lucia, mia figlia», di cui parla pochissimo) - è stato lavorato in «sessioni separate e a distanza», con Gino De Crescenzo Pacifico e Niccolò Contessa (I Cani), e con Giovanni Pallotti e a Marco Buccelli, che lo produce con Taketo Gohara. Gli archi sono di Stefano Nanni che lo dirigerà all'Ariston.
Il 4 febbraio uscirà Tutto l'universo, «l'antologia di 10 anni di carriera». Nel mezzo, il Festival.
«Cerco di stare concentrato. Mi dicono scherzosamente che sarà un inferno. Sono pronto, felice di esserci con una canzone che mi rappresenta».


E De Andrè nella serata delle cover.
«Ho reverenza e pudore. Amandolo molto, sento naturale interpretarlo. È pericoloso, lo so. Ma è parimenti bello farlo rivivere. Nella mia ora di libertà dice cose importanti, le stesse che mi appartengono. Il mio brano in gara canta l'amore, e con la cover volevo raccontarmi in tutti gli aspetti possibili. Vinicio, sarà il mio conforto. Il pianoforte tagliato? L'ho portato ovunque, pure in Inghilterra. Ed è motivo di orgoglio averlo all'Ariston».


La musica oggi è famelica di classifiche. Che pensa?
«È lontano dal mio modo di vedere. Siamo in un'epoca che dà importanza ai numeri, al limite della pericolosità. Ma ci sono anche delle cose belle in classifica. Da Salmo, a Tha Supreme e Calcutta»


Si è parlato di rivoluzione musicale a Sanremo. È d'accordo?
«Non saprei. Mi sembra che il Festival offra uno specchio della musica in Italia. È un percorso intrapreso da tempo, da Vasco ai Quintorigo, dai Subsonica agli Afterhours. Vedo un'apertura. Ma non una rivoluzione».


Coez ha polemizzato sul teatro pieno all'Ariston vs i concerti riprogrammati. Il paragone andava fatto?
«È difficile esprimere un giudizio. In modo superficiale, posso dire è difficile dargli torto. È auspicabile applicare a tutti gli stessi criteri. Non che avessi grandi aspettative della politica, ma si sarebbe potuto fare di più».


Chi è Giovanni Truppi?
«Una persona che si esprime attraverso la musica. Passione nata con il pianoforte, alimentata da un'audiocassetta dei Beatles che mi regalarono, e dall'ascolto, a un Pavarotti & Friends, di One di Bono Vox».


E allora, buona musica.
«Grazie. Farò del mio meglio».


Ultimo aggiornamento: Martedì 25 Gennaio 2022, 09:04
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