Alessandro Preziosi al Giffoni Film Festival: "Debutto alla regia parlando di temi che mi stanno a cuore"
di Alessandra De Tommasi

Alessandro Preziosi al Giffoni Film Festival: "Debutto alla regia parlando di temi che mi stanno a cuore"

Alessandro Preziosi cambia pelle e si dedica alla regia. Il debutto dietro la macchina da presa avviene al Giffoni Film Festival (21-31 luglio), dove ha appena presentato La legge del terremoto, un docufilm sul sisma in Irpinia del 1980 che poi allarga lo sguardo su altre realtà, includendo testimonianze e interviste di personaggi del calibro di Vittorio Sgarbi e Pierluigi Bersani. Nel futuro c’è una commedia romantica con Claudia Pandolfi, a ottobre su Netflix, e il film Bla Bla Baby di Fausto Brizzi.

 

Il tema di Giffoni è “un grido di felicità”, ci racconta uno dei suoi?

L'ultima volta che ho gridato di gioia? Me lo ricordo benissimo. È stata la sera del 27 febbraio del 2019 ed ero a Caserta per l'ultima replica del mio Van Gogh. Era finita un'impresa che consideravo quasi impossibile e mi sono sentito come Maradona quando alzava le braccia al cielo. Lì ho fatto un urlo da dinosauro.

Che bambino era?

Da piccolo ero un Giamburrasca e mi divertivo a intrattenere i miei amici e gli amici dei miei genitori con monologhi e spezzoni di film. Ero un citazionista. Credo che abbia influito molto l'educazione al bello che mi ha trasmesso la mia famiglia, l'opera, la commedia di Eduardo De Filippo, le prime mostre d'arte viste da bambino. Un interesse al tempo stesso effimero e profondo che rappresenta molto lo spirito di Napoli.

La legge del terremoto racconta disastri incredibili, ma anche rinascite. Come ci si rialza?

Le ferite si superano con la fede, che è una grande chance e una grazia. Nella nostra precarietà abbiamo bisogno di esperienze di vita vissuta da altri. E la più grande della storia dell'umanità ce la restituisce proprio Gesù. Per rimettersi in piedi dopo un trauma è fondamentale aprirsi alla grazia della vita, senza restare al centro del proprio dolore o della propria emozione nella posizione della vittima. La sofferenza è uno strumento di indagine e di conoscenza di noi stessi molto potente. E nel tempo ho imparato a capire che fermarsi alla sola emozione è una fregatura se ti tiene lontano dallo stare nelle cose. Nei momenti di crisi bisogna rimboccarsi le maniche e agire.

I terremoti emotivi, invece, come si affrontano?

Per natura io mi sento un terremotato. Ci sono eventi che ti cambiano per sempre, come la nascita di un figlio o l'andare a vivere da soli. E sono dei sisma anche le umiliazioni, ma in quel caso sono scosse positive se si riesce a trasformarle in stimolo.

Gli ostacoli sono davvero opportunità?

L'impermanenza ci porta a spingere sull'acceleratore della vita. Ci fa capire che da soli non si va da nessuna parte e che quando si è in bilico, quando prevalgono le fragilità o gli eventi ti portano a far emergere le tue debolezze, c'è bisogno di tante mani.

Anche durante il Covid-19?

Vivo nella speranza e non posso credere che dopo quello che abbiamo vissuto non accadrà qualcosa di buono. Bisognerebbe inventare una nuova politica associativa fatta dai ragazzi, sarebbe sicuramente migliore di quella rocambolesca che ci raccontano.

Quale futuro vede per il teatro?
La ripresa vera si avrà solo in futuro perché è un settore che necessita di programmazione. Sarà difficile riuscire a portare la gente a teatro e questa dovrà essere la sfida di ogni artista. Il Covid ha creato un cortocircuito, ma mi aspetto che con l'unione di tutte le forze, la piattaforma Italia potrà rinascere.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Luglio 2021, 20:07
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