Virus cinese, i primi casi di contagio in Usa e Australia. Scanner per la febbre dei viaggiatori a Fiumicino

di Mario Fabbroni
Il virus killer proveniente dalla Cina fa tremare il mondo. Sono ormai 291 i casi accertati secondo le autorità cinesi e le vittime sono salite a 6, ma il nuovo coronavirus (della stessa famiglia della Sars) ha attaccato gli Usa e l'Australia.

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PRIMO CASO USA. Secondo la Cnn, il primo caso americano sarebbe stato registrato nello Stato di Washington: il paziente, ricoverato per polmonite, era stato di recente a Wuhan, città-focolaio cinese di quella che si teme possa essere una pandemia. Un caso pure a Taiwan, mentre in Cina sono 14 gli operatori sanitari infettati. Avverte Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, «il fatto che il virus abbia colpito anche degli operatori sanitari è molto preoccupante, proprio per il rischio di epidemie negli ospedali». Caso sospetto anche in Australia in un uomo di ritorno dalla Cina mentre, secondo il quotidiano The Sun, un turista inglese è in ospedale in Thailandia, a Phuket: sarebbe il primo occidentale colpito.

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AEROPORTI. In Europa sono tre gli aeroporti che hanno voli diretti con Wuhan (Roma, Parigi e Londra), mentre altri hanno connessioni indirette. Da domani a Fiumicino saranno attivi gli scanner ai varchi dei gate internazionali per il controllo della febbre dei viaggiatori. Negli scali italiani sono apparsi cartelli che invitano gli utenti a non partire se non per viaggi strettamente necessari e a vaccinarsi contro l'influenza. Il Ministero della Salute rende noto che è prevista anche la compilazione di una scheda che indichi destinazione e percorso dei passeggeri, una volta sbarcati. La Ue deve decidere che misure adottare per i voli da e per la Cina: attesa anche per la riunione del Comitato d'emergenza dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), convocata oggi a Ginevra.


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«Il focolaio pare concentrato nella città di Wuhan. I casi all'estero sono pochi ma non si esclude che nelle prossime settimane ci possano essere focolai in altri Paesi. Il virus, stretto parente della Sars, ha facilità di trasmissione uomo a uomo, circola da almeno due mesi e potrebbe non essere facile intercettare in soggetti potenzialmente infetti».
Come tutelarsi?
«Le precauzioni sono: evitare luoghi troppo affollati, non stare a stretto contatto con chi mostra sintomi influenzali e avere cura dell'igiene lavandosi spesso le mani. Se non si possono evitare posti affollati, avere cura di non toccare o condividere oggetti come bicchieri, posate, stoviglie».
Come avviene il contagio?
«Come per influenza e raffreddore, attraverso liquidi corporei, quindi tra persone a stretto contatto».
Esiste un vaccino?
«Non ci sono vaccini, né farmaci specifici. Ci sono studi per farmaci contro la Sars ma nulla di approvato. Occorrono 10/15 anni per avere farmaci efficaci».
Che fare in caso di contrazione della malattia?
«Oggi i pazienti in ospedale sono supportati nelle funzioni vitali se vanno in crisi respiratoria. Si somministrano sostanze che modulino la risposta immunitaria. Questi virus causano infiammazioni esagerate, si cerca di combatterle con antinfiammatori. Ci sono farmaci che, durante l'epidemia di Sars, avevano mostrato qualche efficacia».
Quali sono i soggetti più a rischio?
«Del virus non si sa nulla. Ci si basa su analogie con Sars. Anziani e bimbi piccoli sono più a rischio perché hanno un sistema immunitario più debole, nella maggior parte dei casi i colpiti da Sars sono stati giovani. Ma tutta la popolazione è a rischio di contrarre il virus, se si sono immunodepressione o patologie croniche del tratto respiratorio questo può peggiorare la situazione».

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Ultimo aggiornamento: Giovedì 23 Gennaio 2020, 18:59
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