Covid, guariti senza anticorpi e ancora a rischio: ecco in quali casi può accadere

Covid, guariti senza anticorpi e ancora a rischio: ecco in quali casi può accadere

Guariti dal Covid grazie alla negativizzazione, ma senza anticorpi specifici e quindi ancora a rischio di sviluppare la malattia. Una circostanza possibile in determinati casi e certificata da una serie di studi svolti dai Centers for Disease Control and Prevention Usa (Cdc).

 

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Due i fattori principali che spiegherebbero questo caso: l'età e la carica virale. Lo studio dei Cdc statunitensi, pubblicato su Emerging Infectious Diseases, si è svolto su alcuni casi di mancata sieroconversione o presenza di anticorpi nel sangue. I ricercatori, guidati da Weimin Liu, virologo dell'Università della Pennsylvania, hanno studiato un campione di 72 persone convalescenti reclutate presso l'Università dell'Alabama a Birmingham, negli Usa. Di questi, solo due persone non hanno riportato sintomi, mentre 13 hanno riportato una malattia lieve, 48 una malattia moderata e 9 grave.

 

I ricercatori hanno quindi testato utilizzando 'Elisa', il test convalidato per gli anticorpi contro la proteina spike, i campioni di plasma raccolti al momento dell'arruolamento e delle visite di follow-up. Ne è emerso che solo 46 dei 72 partecipanti avevano risposte IgG e IgA rilevabili o entrambe. Al contrario, 26 sono rimasti sieronegativi, pertanto, il 36% della coorte rappresentava non responsivi sierologici, ovvero non aveva sviluppato anticorpi.

 

Per indagare le potenziali ragioni della mancanza di quella che i ricercatori hanno definito «sieroconversione», sono stati esaminati i dati demografici, clinici e di laboratorio. «Non siamo riusciti a trovare un'associazione significativa con lo stato sierologico, sebbene abbiamo osservato una tendenza all'aumento della positività anticorpale con l'aumento della gravità dei sintomi», scrivono.

 

Invece, «le persone sieronegative erano in media 10 anni più giovani di quelle sieropositive e mostravano valori Ct della PCR (che indica quanti cicli di moltiplicazione della PCR devono essere eseguiti per rivelare la presenza del Dna virale) in media di 11 cicli più alti». Pertanto, concludono, «basse cariche virali al tampone nasofaringeo sembrano insufficienti per suscitare una risposta anticorpale sistemica».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 8 Settembre 2021, 15:51
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