Tamponi d'oro nel Lazio, revocata l'autorizzazione a nove laboratori privati

Tamponi d'oro nel Lazio, revocata l'autorizzazione a nove laboratori privati

di Giuseppe Scarpa

Il prezzo è di 22 euro per il tampone rapido. Non un euro in più. Questa l'intesa che la Regione Lazio ha siglato con i laboratori privati. Un costo accessibile, calmierato, in cambio della possibilità di erogare il servizio. Si tratta dell'esame con il cosiddetto tamponcino che, nel giro di 20 minuti, indica se si ha o meno il Covid-19 rilevando l'antigene. Eppure 9 delle 256 strutture che hanno stretto un patto con la Pisana, non stanno rispettando le indicazioni. Per questo ieri è scattata la reazione da parte dei vertici regionali della sanità. Il primo passo è stato quello di indicare sul sito Salute Lazio le cliniche per le quali è «in corso la procedura di revoca per mancato rispetto dei termini dell'accordo regionale».
La seconda mossa è stata quella di inviare una relazione ai carabinieri del Nas. I militari dell'Arma sono stati inviati nelle sedi dei laboratori per verificare i prezzi e l'erogazione del servizio.
Il nucleo antisofisticazioni a breve stilerà la prima informativa. Per adesso non è stato inviato niente in procura, non si profilano reati. Si tratterebbe di una questione amministrativa. Dal canto loro, i privati si difendono, spiegano che l'accordo firmato non è tecnicamente una convenzione, ma un'adesione: in poche parole gli uffici di via Cristoforo Colombo hanno le armi spuntate, se non cancellare i centri dalla lista delle strutture consigliate. Cosa che appunto è stata messa in pratica ieri.

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LA CAPITALE
Ad ogni modo l'offerta per gli esami per rilevare il Covid-19 nella Capitale è ormai una giungla, nonostante la buona volontà dei vertici regionali.
Oltre alle lunghe attese per prenotare un appuntamento, ognuno offre un tipo di servizio differente. L'obiettivo è cercare di garantire il costo per il cliente dei 22 euro ufficiali da pagare per il tampone rapido a cui però, obbligatoriamente, vengono aggiunti altri servizi che permettono di pompare il prezzo finale. Chi adotta questa politica sostiene di farlo non per specularci, ma perché i 22 euro del test antigenico rapido non solo non garantirebbero un guadagno minino, ma addirittura comporterebbero delle perdite.
Ecco alcuni esempi di strutture che hanno inventato dei pacchetti: in zona Flaminio, l'offerta è di 60 euro comprensiva anche di test salivare. Spostandosi di poco, sempre in Centro, il tampone è fissato a 25 euro, i 3 euro in più vengono giustificati come «spese di prestazioni» e perché l'esito arriva in un'ora. Un altro laboratorio, invece, ha apposto un cartello all'ingresso nel quale chiarisce che ai 22 euro canonici, bisogna sganciarne altri 18 di «costo di prelievo» e «10 per la sanificazione degli ambienti».
Una clinica privata chiede 10 euro in più se si vuole evitare la fila. Un altro gigante della sanità privata garantisce l'antigenico a 22 euro soltanto in una delle sue tante strutture sparse per le città: nelle altre si deve versare 60 euro, però si ha diritto anche al sierologico.
Intanto anche il Tribunale del Malato ha inviato in Regione una serie di segnalazioni su strutture che alzano il prezzo. Non è da escludere, perciò, che altri laboratori possano essere oggetto di procedura di revoca.
Adesso spetterà ai carabinieri del Nas verificare la possibilità di applicare eventuali sanzioni amministrative. Carabinieri che, in questi mesi, stanno lavorando su più fronti. L'emergenza coronavirus ha incrementato l'attività di questo nucleo. Nei giorni scorsi, sempre a Roma, hanno eseguito controlli nei principali pronto soccorso per verificare il rispetto delle procedure che impediscono la propagazione del virus.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 6 Novembre 2020, 08:19
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