Genitori Renzi, i pm: «Fatture distrutte per nascondere i debiti delle coop fatte fallire»

di Valentina Errante
Tiziano Renzi, la moglie, Laura Bovoli, da lunedì ai domiciliari con l'ipotesi di bancarotta fraudolenta, avrebbero anche fatto sparire alcuni documenti delle coop fatte fallire e gestite dalle loro teste di legno. Almeno secondo il procuratore capo Giuseppe Creazzo e l'aggiunto Luca Turco e i due pm che hanno firmato la richiesta di arresto. I meccanismi messi in atto dal 2014 a oggi, avrebbe fatto crescere il volume di affari della capofila - la Eventi6 - da uno a 7 milioni di euro. Sono in tutto diciotto gli indagati e le contestazioni delle fatture inesistenti scaricate riguardano circa 750mila euro.
 


DOCUMENTI SPARITI
Gli elementi dell'accusa arrivano dai documenti contabili finiti nei fascicoli del Tribunale Fallimentare e sarebbero la dimostrazione di un'abituale modus operandi dei Renzi. Scrivono i pm nella richiesta d'arresto: Nel caso delle coop Marmodiv ed Europaservice «certo è che la sottrazione della contabilità e di tutta la documentazione societaria di entrambe le cooperative fallite risulta connaturata e assolutamente funzionale rispetto al modus operandi». Per i magistrati, la sottrazione delle carte contabili va attribuita Renzi, Bovoli e Mariano Massone, responsabili di avere realizzato quell'escamotage che prevede, fin dall'origine, l'abbandono della società e la destinazione delle coop caricate di debiti verso il fallimento. Un meccanismo che per i pm «ha caratteristiche criminogene».
 


LE EMAIL
Nella corrispondenza web la tesi della procura trova numerose conferme. Prima di tutto emerge che i coniugi Renzi gestivano in prima persona le aziende. Ci sono, per esempio, le email in cui Laura Bovoli dà ordini sulle assunzioni. Al marito spiega le modalità con cui agire per evitare che i dipendenti, che rappresentano un onere fiscale, restino a carico di una società. È il 7 maggio 2010 quando la Bovoli invia un'email a Tiziano: «Credo sia urgente risolvere il problema. Se non possono Giovanna Gambino e Mariano Massone accettare le dimissioni perché resterebbero fuori dalle facilitazioni contributive. Non può nemmeno la cooperativa affrontare cause di lavoro certe». La questione riguarda il passaggio, evidentemente per fini fiscali, dei dipendenti da una società all'altra in tempi stretti, mentre le consegne dovranno essere comunque eseguite: «L'unica cosa che salvaguarda la cooperativa (Delivery ndr) è andare subito a dare gli stipendi e a far firmare contemporaneamente le dimissioni a tutti. Poi la nuova Cooperativa, sommersa dalle consegne sia dei vini che dei volantini, sarà costretta a riassumerli subito non esistono alternative se martedì riiniziano ad operare saranno sempre Delivery fino alla fine di novembre».
Nel settembre 2009 la Bovoli dà indicazioni a Matteo Mordini riguardavano le assunzioni: «Caro Matteo ti allego 30 nominativi per assunzioni. Li assumiamo tutti a tempo determinato dal 5 ottobre 2009 al 6 agosto 2010, qualifica la solita, fattorini, 6° livello orario giornaliero 2 ore per 5 giorni settimanali dal lunedì al venerdì compenso di legge (mi sembra tu mi abbia detto che gli viene un netto giornaliero vicino ad euro 16,00. Ciao Lalla».
I VERBALI
Paolo Magherini, dipendente della Marmodiv, ha riferito a verbale nel maggio 2018 come funzionassero le coop, riconducili ai Renzi: «Sono stato assunto a tempo indeterminato e tuttora sono dipendente e svolgo l'attività di distribuzione di volantini per canto della Marmodiv. La cooperativa era governata da dei prestanomi. Il primo di questi era Angelo Gallo, con la figlia Jessica e con la Lucia Silvestri, sua compagna (socie fondatrici ndr). C'era anche il figlio, Yuri Gallo che ha sempre percepito lo stipendio senza, di fatto, lavorare. Preciso che parlo di prestanomi perché tutti, nel settore, sanno che la cooperativa è riconducibile alla famiglia Renzi, in particolare a Tiziano e alla moglie». Si parla anche dei tempi di lavoro. Magherini aggiunge: «C'era anche Andrea Conticini, cognato di Matteo Renzi, che guidava Eventi 6. Con Gallo le condizioni di lavoro erano ai limiti. Nell'estate del 2015 era andato a parlare con Andrea Conticini, lamentandomi del fatto che si lavorava 10-12 ore al giorno». Il teste ammette che le fatture che i militari della Finanza gli mostrano sono false: «Mi fu chiesto di aprire una partita Iva ed emettere le fatture che mi avete mostrato. Sono compilate a mano da me, ma mi furono richieste da Jessica Gallo. Mi venivano pagate con bonifici effettuati presso la Banca Sella - Agenzia di Firenze, viale Redi. Successivamente io restituivo indietro la somma in contanti per l'intero. Non mi veniva riconosciuto alcun compenso per questo favore. Questi soldi credo servissero poi a pagare al nero altri dipendenti».
Mercoledì 20 Febbraio 2019, 08:49
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