Migranti, dopo la strage un altro barcone alla deriva

Alessandra Severini
Ancora vite a rischio in mezzo al Mediterraneo. Un barcone con 100 migranti a 60 miglia a nord dalla città libica di Misurata è rimasto per tutta la giornata di ieri in balia del mare. Drammatica la richiesta di aiuto, raccolta da Alarm Phone, call center di volontari che ricevono richieste di soccorso in mare. «Presto non riuscirò più a parlare perchè sto congelando» avrebbe detto al telefono uno degli uomini a bordo del natante in avaria. Per tutto il giorno però i soccorsi hanno tardato, complice l'ormai consueta confusione e i soliti rimpalli di responsabilità fra le autorità competenti ad intervenire. Il governo italiano aveva fatto sapere di aver sollecitato le autorità libiche ad agire. Solo a tarda sera la Libia, quale autorità competente a coordinare i soccorsi in quel tratto di mare, ha inviato un cargo che ha raggiunto la nave piena di migranti per riportarli a Tripoli. Tornare in Libia, però, per i migranti vuol dire spesso tornare alle violenze e alle torture dei centri di detenzione.
Per ore si è temuto che la vicenda si trasformasse nell'ennesima tragedia del Mediterraneo dopo quella di venerdì scorso, quando un gommone si è rovesciato portando alla morte, secondo le ricostruzioni dei soli 3 sopravvissuti, 117 persone. «Non possiamo restare indifferenti davanti alla morte di uomini, donne e bambini! Gli Stati Ue approvino il piano del Parlamento europeo per fermare i viaggi della morte e ridistribuire i richiedenti asilo» ha scritto su Twitter il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani.
Le tragiche notizie dal Mediterraneo non smuovono la posizione dell'esecutivo italiano. Il ministro dell'Interno Salvini ribadisce che i porti resteranno chiusi: «Non mi sento colpevole. Più persone partono, più persone muoiono». Luigi Di Maio se la prende con la Francia: «Macron prima ci fa la morale e poi continua a finanziarsi il debito pubblico con i soldi con cui sfrutta i Paesi africani».
Il dramma dei migranti è stato ricordato da Papa Francesco durante l'Angelus: «Penso alle vittime del naufragio nel Mediterraneo che cercavano un futuro per la loro vita. Vittime forse di trafficanti. Preghiamo per loro e per coloro che hanno responsabilità per quello che è successo».
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