E' Brexit: Regno Unito fuori dalla UE. Caos mercati, Borse a picco: Milano -12,48%. Cameron si è dimesso

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LONDRA - Smentiti tutti i sondaggi, ribaltone nell'urna inglese che matura con evidenza all'alba. Vincono i "leave" contro i "remain" con cinque punti di scarto: quando mancano ancora pochi seggi da scrutinare il risultato che ribalta la storia d'Europa segna un 51,2 contro 48,8 per chi voleva restare nella Ue. Immediate le reazioni sui mercati mondiali: Borse asiatiche in crollo verticale. E Indipendentisti scozzesi che, essendo europeisti convinti, lavoreranno per l'uscita dal Regno Unito e per l'entrata della Scozia nella Ue. Il leader nazionalista ed antieuropeista dell'Ukip, Farage, grande vincitore con l'ex sindaco di Londra Boris Johnson chiedono le dimissioni del premier Cameron, cui però il Tory Party ha chiesto di non dimettersi in caso di ko al referendum per i fedeli alla Ue. 
Dunque la Gran Bretagna lascerà la UE, che per la prima volta vede diminuire (a 27 ora) il numero delle sue stelle. Vince l'istinto isolazionista del popolo dell'Inghilterra post industriale: la cosmopolita Londra ha votato per rimanere nella UE.

"Trionfo".  «Vittoria»: Marion Le Pen, nipote del fondatore del Front National e nuova star del partito esulta così in un messaggio diffuso via Twitter, seguito subito dopo da un secondo tweet in cui afferma che «Dalla Brexit alla Frexit: è ormai ora di importare la democrazia nel nostro paese. I francesi devono avere il diritto di scegliere!». «Evviva il coraggio dei liberi cittadini! Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti. Grazie Uk, ora tocca a noi. #Brexit». Così esulta su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini, per la vittoria del 'Leavè in Gran Bretagna.

Sterlina ai minimi storici. E la reazione dei mercati - euforica dopo il primo opinion poll che aveva dato Remain al 52% - ne è una conferma: sterlina ai minimi storici sul dollaro dopo una discesa a precipizio peggiore di quella del Venerdì Nero del 1992, panico nelle borse di mezzo mondo, futures a -7% a Londra.

Crolla la Borsa di Tokyo sull'ufficialità dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. Il Nikkei 225 cede il 7,9% a 14952,02 punti.


Panico sui mercati, Borse nel caos La Gran Bretagna esce dall'Europa e le Borse vanno a picco. Crolla anche la sterlina, che perde oltre il 10% sul dollaro, una calo praticamente mai visto in una sola seduta. Vola invece l'oro, da sempre considerato un bene rifugio in momenti di crisi. Tempesta anche sui titoli di Stato dopo la Brexit. Il differenziale tra Btp e Bund si è impennato fino a 191 punti base in avvio in pochi minuti dai 130 della chiusura di ieri, con il tasso del 10 anni italiano in rialzo all'1,7%. Poi il differenziale ha ripiegato sotto quota 170 a 165 punti. Il tasso del Bund è piombato fino al minimo record di -0,17% per poi risalire a -0,15%. Il divario tra i decennali di Spagna e Germania ha sfiorato i 200 punti base e ora si è ridotto a 173 punti. A Milano in avvio quasi tutti il titoli principali non riescono a fare prezzo per troppo ribasso, poi perde il 10%. Francoforte e Parigi perdono quasi il 10%.

Milano è la Borsa che soffre di più. Nel giorno della Brexit Piazza Affari chiude con l'indice Ftse Mib in caduta del 12,48% a 15.723 punti, sotto soglia 16.000. È il maggior calo mai registrato a Milano, superiore anche al calo del 7,57% registrato l'11 settembre 2001 dopo l'attacco alle Torri Gemelle.

Il tonfo registrato a Piazza Affari manda in fumo quasi 61 miliardi di euro. Il listino infatti alla vigilia dell'esito del referendum sulla Brexit capitalizzava 488.725 milioni. Con la caduta dell'indice Ftse Mib del 12,48% (per il Ftse All Share il calo è stato poco minore e pari all'11,75%) si sono persi 61 miliardi in termini di valore.

Cameron si è dimesso. David Cameron ha annunciato le sue dimissioni da premier britannico parlando davanti a Downing Street dopo la vittoria del no all'Europa nel referendum sulla Brexit. Ha assicurato che sarà ancora primo ministro per i prossimi tre mesi e che verrà organizzata in ottobre l'elezione del nuovo leader del partito conservatore. «Mi dimetto, il Paese ha bisogno di una nuova leaderhip». Il premier britannico David Cameron «prende atto della volontà del popolo» e annuncia le dimissioni nel suo intervento a Downing Street in una Londra che si risveglia sotto choc insieme al resto del mondo.

Banche centrali. Le banche centrali sono in azione per contenere il panico sui mercati scoppiato dopo il referendum che ha sancito l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa.

"L'Unione di 27 stati continuerà". La Gran Bretagna è uscita dall'Ue. E l'Europa reagisce, con nettezza. "L'Unione di 27 stati membri continuerà" affermano i presidenti delle istituzioni europee (Juncker, Tusk, Schulz e Rutte) nella dichiarazione congiunta dopo il vertice di crisi che si è tenuto nella sede della Commissione europea. "Ci aspettiamo che il governo del Regno Unito dia effetto alla decisione del popolo britannico al più presto possibile, per quanto doloroso pottrà essere il processo". Poche ore prima lo stesso presidente del Consiglio europeoDonald Tusk aveva detto: "l'Unione è determinata a mantenere la sua unità a 27". Lo stesso Tusk ha precisato anche che "non ci sarà un vuoto giuridico perché la legislazione Ue continuerà a essere applicata al Regno Unito. E' un momento politicamente drammatico, ma siamo preparati allo scenario negativo".

 

 


Le urne del referendum destinato a fare la storia si sono chiuse regolarmente ieri sera, a dispetto di tuoni, fulmini e allagamenti. E l'affluenza, in barba alla furia degli elementi, è stata buona per gli standard britannici: attorno al 70%, secondo le prime indicazioni ufficiali. Per il premier conservatore, David Cameron, l'uomo che questo referendum ha voluto azzardare, a nemmeno due anni da quello sull'indipendenza della Scozia, è stato il giorno più lungo: in gioco la sua nicchia nei libri di storia, il suo onore e, salvo intoppi, anche qualche altro anno a Downing Street. La prima reazione è stata liberatoria: «Grazie a tutti quelli che hanno votato per mantenere la Gran Bretagna più forte, più sicura: starà meglio in Europa», ha scritto via Twitter. Ma non ancora un proclama di vittoria. Per gli euroscettici del suo partito, guidati dall'ambizioso ex sindaco di Londra Boris Johnson, e per il tribuno populista dell'Ukip, Nigel Farage, è invece una partita politica che forse potrebbe avere qualche tempo supplementare. Ma certo anche di un'occasione di quelle che di solito passano una volta nella vita. Farage si è scatenato in una raffica di dichiarazioni. Dapprima per riconoscere la sensazione a caldo che Remain apparisse «in vantaggio». Poi per esultare sul «testa a testa» dei primi collegi scrutinati. E comunque per avvertire che «il genio euroscettico è ormai uscito dalla lampada» e che, se anche la trincea pro-Ue vincerà «questa battaglia», i sostenitori del divorzio da Bruxelles prevarranno alla fine nella «guerra».




L'altalena dei sondaggi era andata avanti d'altronde fino all'apertura dei seggi. E se ad alimentare l'ottimismo degli 'europeistì avevano provveduto per tutta la giornata le borse (e i bookmaker) con indicazioni positive per loro, l'inizio dello spoglio, nel frastagliato panorama britannico, ha fatto capire che era prematuro brindare. E che bisognerà avvicinarsi alla proclamazione, prevista dalla Manchester Tower Hall non prima «dell'ora di colazione», secondo le parole della presidente della Commissione elettorale del regno, Jenny Watson, per avere certezze. È dunque rinviato almeno fino all'alba il sospiro di sollievo che il primo messaggio di Cameron aveva ispirato nei palazzi di Bruxelles e in tutti coloro che - dalla Casa Bianca alla City - hanno sempre detto di temere la Brexit come un salto nel buio, come una premessa di recessione economica e chissà, come l'inizio della fine del disegno di un'Europa unita. Quanto ai 'brexiters', non pare ancora il momento di rinunciare al sogno di trasformare il 23 giugno in una sorta di «Independence Day» per la Gran Bretagna, evocata nella narrativa di Boris Johnson come una nazione in grado di riprendere «il controllo dei suoi confini, dei suoi commerci, della sua democrazia». Sullo sfondo di un conflitto di visioni nutrito d'interessi, di colpi bassi e di argomenti di pancia (specie sul dossier dell'immigrazione) in una campagna che ha spaccato il Paese, ha diviso i 46,5 milioni di aventi diritto al voto e ha scatenato nel Partito Conservatore del premier (i cui sostenitori sembrano avere in maggioranza votato Leave) una faida intestina. Una faida a cui - malgrado la lettera distensiva di un'ottantina di deputati, Johnson compreso, pronti stanotte a rinnovare la fiducia a Cameron - neppure la sentenza referendaria di queste ore metterà forse la parola fine.

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 Giugno 2016, 17:55
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