Cina, la strategia nel Pacifico preoccupa gli Usa: a est la nuova polveriera del mondo diviso?

Cina, la nuova strategia nel Pacifico: gli accordi di sicurezza che preoccupano Usa e Australia

Mentre gli occhi dell'occidente sono puntati sulla crisi Ucraina, dall'altra parte del mondo,  la Cina espande la propria influenza nel Pacifico. L'area rischia così di trasformarsi in una nuova polveriera nel mondo diviso tra oriente e occidente.

L'accordo di sicurezza con le isole Salomone

A marzo Pechino ha siglato un accordo sulla sicurezza con le isole Salomone che consente di inviare polizia e incrociatori per proteggere la sua presenza economica nell'arcipelago. Una notizia che ha destato la preoccupazione dell'Australia  - le cui coste sono a soli 2mila km - e degli Stati Uniti che si sono rifiutati di escludere un'azione militare se Pechino installerà un esercito di base nelle isole. Sarebbe la seconda base militare di Pechino fuori dalla Cina continentale contro le 800 americane, ma la Cina al momento ha negato un simile piano.

A preoccupare gli occidentali è il fatto che l'accordo con le isole potrebbe essere il primo anello di una lunga catena. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha iniziato oggi un tour di dieci giorni in otto nazioni del Pacifico: l'obiettivo - non dichiarato, ma sospettato da molti analisti - è gettare le basi per creare una rete di alleanze capace di contrastare l'egemonia americana nell'area con i suoi due alleati regionali, Nuova Zelanda e Australia. 

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Infrastrutture in cambio di basi militari: come agisce Pechino

La Cina sta tessendo da anni una rete di alleanze. In cambio offre vantaggi che raramente gli occidentali hanno concesso. Il primo passo sono, come già fatto in Africa, gli investimenti infrastrutturali per lo sviluppo delle piccole nazioni del pacifico: Pechino si è offerta di estendere la pista dell'aeroporto Pekoa nell'isola di Santo (stato di Vanuatu) per consentire l'arrivo di aiuti umanitari in convogli più grandi, e secondo quanto dichiarato dall'ambasciatore di Kiribati negli Stati Uniti e all'Onu finanzierà anche la ristrutturazione di una pista della seconda guerra mondiale sull'isola di Kanton. Ma cosa vuole in cambio? Pechino potrebbe ottenere nuovi accordi di sicurezza - come avvenuto a Salomone - ma anche vantaggi economici: Kiribati potrebbe conferire alla Cina diritti di pesca speciali nell'Area Protetta delle Isole Phoenix (PIPA), una delle più grandi aree marine protette del mondo finchè non è stata aperta alla pesca commerciale lo scorso anno. 

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La reazione di Australia e Nuova Zelenda 

La reazione degli alleati occidentali non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri australiano Penny Wong è partito per una visita alle Figi e ha chiarito che "Il Pacifico sarà una priorità di Camberra e che l'Australia sarà un partner "generoso, rispettoso e affidabile". Gli Stati Uniti hanno inviato una delegazione alle Isole Salomone per esprimere le loro preoccupazioni sull'accordo con la Cina, con l'ambasciatore Daniel Kritenbrink, assistente segretario di stato per gli affari dell'Asia orientale e del Pacifico, che si è rifiutato di escludere un'azione militare se la Cina dovesse stabilire un esercito base nelle Isole Salomone. 

La Nuova Zelanda ha adottato un approccio più morbido. Il primo ministro Jacinda Ardern  ha affermato che "non spettava a noi parlare a nome di altre nazioni del Pacifico", ma che Wellington era "pronta a rispondere" alle esigenze di sicurezza nella regione.

 

Perchè la strategia cinese potrebbe funzionare

Un fattore di successo della strategia cinese portebbe essere il fatto che i piccoli stati del Pacifico da anni si lamentano della poca considerazione che riservano loro gli alleati occidentali. Gli Australiani ad esempio, sono accusati di minimizzare i problemi relativi all'impatto dell'innalzamento dell'oceano che minaccia molte isole. Nel 2015, l'allora primo ministro Tony Abbott e il suo ministro dell'immigrazione, Peter Dutton, sono stati sorpresi a scherzare sull'innalzamento del livello del mare nella regione. Gli Stati Uniti sono stati anche accusati di disinteresse e di concentrarsi sul "contenimento" della Cina piuttosto che rispondere alle richieste dei leader del Pacifico.

La Nuova Zelanda è più ben vista: il 60% dei suoi aiuti esteri va alla regione. Tuttavia la sua influenza è diminuita negli ultimi anni. 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 26 Maggio 2022, 17:17
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