Cina, Biden e Taiwan: come cambiano i rapporti e quanto c'entra il nuovo accordo commerciale Ipef

Il nuovo accordo commerciale targato Usa con i Paesi che rappresentano il 40% del prodotto interno lordo globale

Biden e Taiwan, come cambiano i rapporti con la Cina e quanto c'entra il nuovo accordo commerciale Ipef

Non è stato ambiguo. Biden non è rimasto nel solco dell' "ambiguità strategica". Si chiama così il tradizionale atteggiamento dell'America nei confronti di Taiwan mai riconosciuto come Stato indipendente eppure aiutato con armi e assistenza economica (Taiwan Relations Act). Biden ha detto in una conferenza stampa in Giappone che Taiwan non può essere presa con l'uso della forza e che l'America è pronta a impegnarsi per impedirlo. Al netto delle correzioni di rotta a cui è stato costretto lo staff della Casa Bianca (hanno precisato che la politica Usa su Taiwan non è affatto cambiata), le parole del presidente degli Stati Uniti hanno avuto un effetto dirompente, molto simile a quando attribuì a Putin l'epiteto di "macellaio". La Cina ha risposto in modo perentorio: «Nessuno può fermare la riunificazione, neanche gli Usa». 

Taiwan è come l'Ucraina per Biden? Sì, il presidente Usa le ha accostate in quella conferenza stampa. Per la Cina si tratta di due situazioni non paragonabili. Le dichiarazioni ufficiali diramate dalle autorità cinesi sono a dir poco irritate. Pechino ha avvisato gli Stati Uniti che «non permetterà mai a nessun Paese di interferire negli affari interni della Cina, di danneggiare i suoi interessi e di diffamare la sua immagine».

Il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, nel briefing quotidiano, ha espresso la «forte insoddisfazione» e la «ferma opposizione» della Cina, che ha protestato contro Stati Uniti e Giappone. Nel comunicato, Biden e il premieri giapponese Kishida hanno rinnovato l'impegno a promuovere un «Indo-Pacifico libero e aperto» e a rafforzare la capacità di deterrenza e di risposta dell'alleanza, prendendo di mira la Cina su tutti i capitoli di maggiore attrito con la comunità internazionale, dalla questione di Taiwan alla stretta Hong Kong e all'aumento dell'influenza a livello regionale, fino alle violazioni dei diritti umani nello Xinjiang ai danni degli uiguri e delle altre minoranze musulmane.

Fine dell'ambiguità strategica?

«Questa volta è decisamente la fine dell'ambiguità strategica» degli Stati Uniti. Il sinologo Francesco Sisci risponde così all'Adnkronos dopo le parole di Joe Biden da Tokyo. Sisci evidenzia il valore aggiunto delle parole di Biden che - rispetto a dichiarazioni analoghe dello scorso ottobre, con analoga puntualizzazione da parte della Casa Bianca - questa volta sono pronunciate da Tokyo e pongono «un argine, rassicurano il nervosismo di tanti Paesi asiatici, a cominciare da Taiwan», che ha subito ringraziato il presidente americano, «e dallo stesso Giappone». Un intervento che non va letto a senso unico perché, prosegue Sisci, se da una parte «fa male alla Cina, dall'altra controlla fughe in avanti contro la Cina». Gigante asiatico che per il momento «non ha alzato la posta», osserva, dopo che la diplomazia di Pechino ha invitato a «non sottovalutare la determinazione del popolo cinese». In un momento in cui, evidenzia il sinologo, «è tutto molto, molto difficile e questi pericoli sono come e più grandi di quelli in atto oggi in Ucraina». 

Cosa farà ora la Cina? «Cercare di gettare acqua sul fuoco sarebbe una scelta saggia», risponde Sisci. Ma, «qualcuno dei falchi a Pechino potrebbe decidere che invece è il caso di aiutare la Russia o comunque alcuni dei falchi in Russia potrebbero decidere di usare questa situazione per attizzare nuovi fuochi politici in Asia e in Cina».

Secondo il sinologo, «è una conseguenza dell'attacco russo in Ucraina» che «ha spaventato Taiwan, il Giappone» e non solo, e la Cina «è stata ambigua, non ha eliminato queste paure in maniera radicale né ha scelto di andare contro la Russia». E «questa ambiguità cinese con la Russia in tempi normali poteva funzionare, ma in tempi di guerra no» e «la questione ucraina» sta «aumentando la tensione anche in Asia». Di fatto, «navighiamo a vista» in una «situazione estremamente delicata in cui sembra la Cina sia prigioniera della cornice ideologica che le impedisce di fare dei salti di qualità che sbloccherebbero la situazione». Mentre «anni di tensione» della Cina «con i vicini sono difficili da risolvere con due strette di mano», Taiwan «dovrebbe essere estremamente tranquillizzata» dalle parole di Biden, che «dovrebbero impedire fughe in avanti», ma la «politica interna dell'isola è difficilmente controllabile».

Il Taiwan Relations Act 

Lo scorso ottobre il presidente americano era già intervenuto durante una town hall sulla Cnn dopo che il leader cinese Xi Jinping era tornato a ribadire che è «inevitabile» la «riunificazione» di Taiwan, una «provincia ribelle» per Pechino.

In base alla politica di "una sola Cina", gli Usa non riconoscono l'isola come stato indipendente dalla Cina, ma in base al Taiwan Relations Act del 1979 gli Stati Uniti sono impegnati a fornire a Taipei armi per la difesa. E, oltre alle parole odierne su Taiwan, «che vanno in qualche modo a colpire il punto più sensibile delle relazioni tra Cina e Stati Uniti», Biden - rileva Sisci - ha anche annunciato «questa nuova comunità economica in Asia.

Il riferimento è all'Indo-Pacific Economic Framework (Ipef), un'iniziativa che il sinologo considera «potenzialmente ancor più delicata» perché «crea una comunità economica enorme che va in competizione con la Cina». L'obiettivo dell'Ipef è rafforzare i rapporti commerciali tra gli Usa e i 12 Paesi coinvolti (Australia, Brunei, India, Indonesia, Giappone, Corea del Sud, Malaysia, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam). Non c'è Taiwan che è un importante produttore di chip per computer.

C'è però, conclude Sisci, «uno zuccherino», il fatto che Biden abbia detto di che sta «considerando» la revoca di alcuni dazi commerciali sulle merci cinesi, con un riferimento alle misure imposte dall'Amministrazione Trump.

«Stiamo scrivendo le nuove regole per l'economia del XXI secolo», ha dichiarato Biden durante l'annuncio dell'accordo Ipef.  Lo riporta Cbsnews. «Aiuteranno le economie di tutti i nostri Paesi a crescere più velocemente e in modo più equo. Lo faremo affrontando alcune delle sfide più acute che frenano la crescita», ha aggiunto.

Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha dichiarato che l'Ipef è «incentrato sull'ulteriore integrazione delle economie dell'Indo-Pacifico, sulla definizione di standard e regole, in particolare in nuovi settori come l'economia digitale, e sul tentativo di garantire catene di approvvigionamento sicure e resilienti».


Ultimo aggiornamento: Martedì 24 Maggio 2022, 18:02
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