Muse, show colossale allo stadio Olimpico di Roma con Simulation theory World Tour
di Rita Vecchio

Muse, show colossale allo stadio Olimpico di Roma con Simulation theory World Tour

Se c’è una certezza, questa si chiama Muse. In un panorama musicale sempre più omologato, la band britannica formata da Matthew Bellamy, Chris Wolstenholme e Dominic Howard, stupisce. Crea meraviglia. Incendia gli animi di chi ha la fortuna di ascoltarli dal vivo.

Da trent’anni. “Rivoluzionari”, li hanno chiamati. E tali sono. Con il loro rock-alternative che non stanca e che spacca. Indipendentemente dai numeri, che ci sono: otto dischi, venduti in oltre 20 milioni di copie, due Grammy e si potrebbe continuare ad elencare. La band stimata nella top delle migliori del mondo, in quanto a live multimediali e a effetti speciali, ritornano sabato 20 luglio allo Stadio Olimpico di Roma - dopo le due date a San Siro di Milano della scorsa settimana - con cui chiudono la parte italiana del loro Simulation theory World Tour (a introdurli, il mini live di Nic Cester con The Milano Elettrica).

Uno show colossale che lascia senza parole anche chi è assiduo frequentatore di concerti. E dove la scritta We are caged in simulation - Siamo intrappolati nella simulazione - fa da preludio a più di due ore di musica. Primo brano, Algorithm, lo stesso che apre l’ultimo disco, Simulation Theory. Da qui si spalanca la porta della fantasia che diventa realtà, virtuale e simulata. Una radiografia di un futuro non ben identificato. Un po’ alla Black Mirror, di un post-presente ispirato a oggi, tra attualità e tecnologia invadente. Lontano dalle atmosfere più oscure dei Muse cui siamo abituati, ma non avulso da temi come “morte”, “distruzione”, “inferno”, “peccati”, parole proiettate su Take a Bow. A creare atmosfera ci pensa la voce, la chitarra e il pianoforte di Bellamy, i bassi di Wolstenholme, la batteria di Howard. E poi, 3D, laser, la banda luminosa che gira per tutto lo stadio. Gli occhiali a led di Bellamy, i ballerini con tute luminose, con barre luminescenti o che sparano fumi, robot e scheletri. Preparatevi ad accendere i telefonini e a illuminare a giorno.

Tutto conduce verso la sorpresa finale: l’invasione palco del mostro gigantesco gonfiabile alla Alien. L’ultima volta all’Olimpico, Bellamy l’aveva definita come “il loro miglior concerto dell’anno”. Era il 2013. E da quel live fecero un DVD. Chissà se anche questa volta lo stadio romano sarà eletto tale. Intanto questo tour lo hanno già definito come «il loro migliore di sempre». 
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Venerdì 19 Luglio 2019, 07:40
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