Lino Guanciale: «Il mio Flaiano diventa social, essere italiani è anche questo»
di ​Valentina Catini

Lino Guanciale: «Il mio Flaiano diventa social, essere italiani è anche questo»

Doppio appuntamento oggi su tutti i canali social del Teatro di Roma con Lino Guanciale che renderà omaggio a Flaiano, e Monica Demuru che racconterà La Cornice del Decameron di Boccaccio. 

«Partecipare all’iniziativa del Teatro di Roma è stata una scelta naturale - commenta Guanciale, sottolineando - In questo momento abbiamo tutti il dovere di dire - con i fatti più che a parole - che il teatro e la cultura non si fermano, che sono in grado di adottare soluzioni alternative, di percorrere nuove strade, per testimoniare la propria esistenza e resistenza. Le istituzioni più importanti di tutta Italia, grandi e piccole che siano, si stanno muovendo in questa direzione: musei, fondazioni, archivi, biblioteche, cineteche».

L’appuntamento virtuale è giovedì 26 marzo alle 12. Lino Guanciale reciterà appunti tratti da Non svegliate lo spettatore, spettacolo in preparazione su Ennio Flaiano, scrittore, regista e sceneggiatore di capolavori della cinematografia italiana. Cultura, storia, vizi e virtù degli italiani, si incastrano magistralmente attraverso un viaggio in parole scritte ed ascoltate che pongono riflessioni etiche e sociali. «Il brano di Flaiano che leggo nel video è un frammento su cosa significhi essere italiani: fra vizi e virtù ne viene fuori un ritratto caustico e geniale di ciò che eravamo e siamo. Mi è sembrato che in questo momento potesse aiutarci a guardarci allo specchio senza indulgenza, ma con un sorriso» ha commentato l’artista. 

Nel pomeriggio Monica Demuru condurrà lo spettatore negli anni delle peste di Firenze nel 1348, riportando le parole de La Cornice del Decameron di Giovanni Boccaccio. In questo racconto, emergenza attuale e cataclisma della peste si sovrappongono. 
«Il motivo scatenante di quelle pagine non stava in una guerra o in un cataclisma ma nella peste, un avvenimento che sconvolse in quegli anni la vita quotidiana, le abitudini e i ritmi di tutti gli uomini, la compagine attiva e produttiva della struttura portante della società» ha evidenziato l’artista, che nel raccontare le storie di dieci giovani, si concentrerà su come la passione, la cultura e la bellezza nei momenti di crisi sociale siano fondamentali per sublimare la paura e l’angoscia. «La nostra società che nel suo massimo sviluppo storico respinge la cultura come inutile, la invoca per arginare ora l’angoscia profonda nell’isolamento, nella paura e nella mancanza di senso».
Ultimo aggiornamento: Giovedì 26 Marzo 2020, 09:45
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