Le ragazze erano trasportate su furgoni e attraversavano il deserto fino a un campo in Libia, dove restavano in sosta anche settimane e (dopo violenze continue) infine salpavano su barconi di fortuna. Una volta in Italia il marito della donna arrestata andava a prelevarle e le accompagnava a Legnano (Milano), dove rivelava loro che si sarebbero prostituite per saldare il presunto debito di 30mila euro contratto per il viaggio nel Mediterraneo. Le nigeriane erano continuamente maltrattate e minacciate di ripercussioni attraverso il potere del Juju. In una intercettazione la 'madamè dice a una vittima: «Chiunque ti appoggi consigliando di non pagarmi, sia un uomo o una donna, cadrà addosso a loro la spada di Jesù...». L'indagine dei carabinieri della compagnia di Legnano è partita alla fine del 2016, quando una delle ragazze (dopo circa 3 mesi di sfruttamento) è scappata nel Sud Italia e si è rivolta alla Squadra mobile di Foggia che ha dato il via agli accertamenti.
Nel maggio 2018 (due mesi dopo l'editto del re sacerdote nigeriano Ewuare II che ha liberato tutte le donne dal giuramento del rito Juju) anche un'altra ragazza ha denunciato. L'uomo è stato anche denunciato per violenza sessuale per alcuni approcci con le ragazze. Sua figlia 24enne, invece, è accusata di aver gestito i conti dell'organizzazione quando la madre andava in Nigeria per fare il punto con i complici.
Questa mattina la fine dell'incubo: i carabinieri del comando provinciale di Milano hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Milano nei confronti della 44enne, accusata del reato di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.
Ultimo aggiornamento: Martedì 10 Luglio 2018, 21:25
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