Attilio Fontana prosciolto per il “caso camici” con altre 4 persone, il gup: «Il fatto non sussiste»

Attilio Fontana prosciolto per il “caso camici” con altre 4 persone, il gup: «Il fatto non sussiste»

Il caso dell’affidamento nell’aprile 2020 da parte della Regione Lombardia di una fornitura di 75 mila camici e altri dpi a Dama, società del cognato

Attilio Fontana esce con un 'tripletè dalle tre indagini che la Procura di Milano aveva aperto su di lui negli ultimi anni. Per due gli stessi pm avevano chiesto e ottenuto l'archiviazione, mentre oggi la sentenza di «non luogo a procedere perché il fatto non sussiste» del gup Chiara Valori ha spazzato via pure quell'accusa di frode in pubbliche forniture per il 'caso camicì per la quale rischiavano di finire a processo il governatore lombardo e altre quattro persone, tra cui il cognato Andrea Dini. Al telefono coi legali, Jacopo Pensa e Federico Papa, il presidente lombardo ha detto a caldo di essere «felice e commosso» e i difensori hanno fatto notare quanto quell'indagine sulla fornitura di camici assegnata a Dama, società del fratello della moglie, poi diventata donazione, nella primavera del 2020 in piena prima ondata Covid, lo avesse «screditato in un momento tragico per la Lombardia».

 

L'INCHIESTA 

L'esponente leghista poco dopo ha spiegato di aver «sempre avuto fiducia» nella giustizia e di voler condividere coi lombardi «la soddisfazione di vedere riconosciuta la mia onestà e la mia volontà di agire sempre, solo e comunque per il bene dei miei cittadini», a conclusione di una vicenda che «mi lascia molta amarezza». A stretto giro è arrivata la «grande gioia» del leader della Lega Matteo Salvini che ha parlato di «mesi di fango e bugie» e ha chiesto «le scuse di tutti quegli esponenti di sinistra che per troppo tempo hanno insultato e oltraggiato una persona perbene». Fontana, ora libero dal peso di un processo (una sentenza che «sicuramente mi dà molta più serenità»), potrebbe correre ancora per la guida di Palazzo Lombardia. «Quando deciderò, convocherò una conferenza stampa», si è limitato a dire. Mentre il ministro Giancarlo Giorgetti gli ha fatto gli auguri «per i prossimi 5 anni di sviluppo della Lombardia» con parole che sanno di endorsement. E sul punto è intervenuto anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, secondo il quale la sentenza «aggiungerà possibilità al fatto che Fontana si ricandidi». Intanto, Pd e M5s fanno sapere che il verdetto non «modifica il giudizio politico» negativo su Fontana.

 

LA DIFESA 

Il giudice, prosciogliendo tutti, ha deciso che non è necessario un processo nemmeno per Dini (avvocato Giuseppe Iannaccone), per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl (avvocato Domenico Aiello), rispettivamente ex dg e dirigente di Aria, centrale acquisti regionale, né per Pier Attilio Superti (legale Pietro Gabriele Roveda), vicesegretario generale della Regione. Secondo l'aggiunto Romanelli e i pm Filippini e Scalas, in base al contratto del 16 aprile 2020 Dama avrebbe dovuto fornire alla Regione 75mila camici e altri 7mila set di dpi per 513mila euro. Quando emerse il conflitto di interessi (la moglie di Fontana aveva il 10% di Dama), gli indagati, per i pm, avrebbero tentato «di simulare l'esistenza» dall'inizio «di un contratto di donazione» per i 50mila camici già consegnati, mentre la restante parte, 25mila pezzi, non arrivò più ad Aria. Da qui l'accusa di frode in pubbliche forniture con danno «all'interesse della pubblica amministrazione e ai cittadini». I pm hanno scelto di replicare alle difese insistendo sul fatto che il movente della presunta frode sarebbe stato quello di coprire lo scandalo del conflitto di interessi.

Accuse poi cancellate dalla decisione del gup, sulla linea di quanto hanno sempre fatto notare i difensori: nessun illecito, bensì una fornitura che si è trasformata in donazione e che ha consentito alla Regione «di risparmiare 513 mila euro». Non c'è mai stata, per la difesa di Fontana, «alcuna gara, ma una offerta d'urgenza accettata come fornitura a pagamento» di dpi che poi «si è deciso di donare».Per togliere il presidente «dall'imbarazzo», come aveva raccontato Dini. I pm hanno ricostruito che Fontana avrebbe tentato di risarcirlo del mancato incasso con un bonifico di 250 mila euro da un conto svizzero. Conto su cui fu aperta un'inchiesta autonoma per falso in voluntary disclosure e autoriciclaggio archiviata, così come finì con l'archiviazione nel 2020 un'altra indagine per abuso d'ufficio. «Mi viene da dire meno male che non c'è Davigo a dire 'te la sai cavata per il rotto della cuffià», ha chiosato il legale Pensa tornando sul proscioglimento.

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 14 Maggio 2022, 08:02
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