Senza vaccino 3000 sanitari già partite le diffide della Asl
di Luca Benedetti

Senza vaccino 3000 sanitari
già partite le diffide della Asl

PERUGIA Attenti a chiamarli no vax, ma gli operatori sanitari a rischio sospensione sono circa tremila. Solo duemila è la cifra che ha messo insieme la Asl 1 che ha passato al setaccio gli elenchi messi a disposizione dalla Regione. Da domani partiranno le diffide.
Si tratta di medici, farmacisti, infermieri, tecnici radiologi, ostetriche, biologi e tutti i camici bianchi che hanno un Ordine professionale al quale sono iscritti. Quindi non solo i medici e gli infermieri che esercitano negli ospedali. Ma anche chi lavora nelle case di cura, nelle case di riposo o fa la libera professione stando lontano dalla sanità pubblica. 
Il servizio di Prevenzione della Asl1 ha censito quasi duemila soggetti che ancora non hanno fatto il vaccino. Numeri più bassi sono quelli dalla Asl2 che ha già fatto partire la pec per chiedere spiegazioni a circa un migliaio di sanitari. Questo non significa che ci si trova di fronte ad altrettanti no vax. Per esempio c’è chi può aver fatto il vaccino fuori regione perché esercita lontano dall’Umbria. O che per motivi di salute deve essere esentato. O si trova in una condizione di salute particolare che lo porterà a fare il vaccino in un secondo momento. O magari, visto i problemi che ci sono stati durante le prenotazioni, magari può capitare che una vaccinazione non sia stata ancora registrata e non risulti dagli elenchi forniti dalla Regione. Senza contare i pensionati. Insomma, il numero di chi, dopo la diffida a spiegare e certificare entro 5 giorni il motivo per cui risulta nella colonna dei non vaccinati, potrebbe scendere drasticamente. Giusto per far capire, la prima scrematura fatta dalla Asl2 avrebbe fatto scendere il numero di partenza da 1700 a poco meno di mille. Per gli esperti i no-vax veri e propri potrebbero essere poche decine.
Alla Asl1 la contabilità l’ha avviata il Dipartimento di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro.
Per chi non risponde la procedura è chiara. Della non risposta verrà avvisato il datore di lavoro e l’Ordine professionale e quindi scatterà la doppia sospensione. 
L’obbligo vaccinale anti-Covid per i professionisti della sanità è stato introdotto per decreto due mesi fa. La normativa, tra l’altro, attribuisce «all’Azienda sanitaria l’accertamento della mancata osservanza dell’obbligo vaccinale dalla quale discende la sospensione ex lege dall’esercizio della professione sanitaria e dalla prestazione dell’attività lavorativa. L’accertamento viene comunicato dalla Asl all’interessato, al datore di lavoro e agli Ordini professionali perché ne prendano atto e adottino i provvedimenti e le misure di competenza». Arriva quella comunicazione «la sospensione è comunicata immediatamente all’interessato dall’Ordine professionale. Da quanto sopra esposto emerge con chiarezza che una volta ricevuto l’atto di accertamento della Asl l’Ordine e, nello specifico, la competente Commissione d’Albo deve adottare tempestivamente delibera di Commissione avente carattere di mera presa d’atto della sospensione del professionista interessato riportando l’annotazione relativa nell’Albo». L’Ordine professionale, infine, «deve dare comunicazione all’interessato degli effetti che dall’atto di accertamento della Asl discendono che consistono nella sospensione temporanea dall’esercizio della professione fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o comunque non oltre il 31 dicembre 2021. Nella comunicazione dovrà inoltre essere evidenziato che nei confronti del provvedimento di sospensione è ammesso unicamente ricorso amministrativo al Tar nei termini di 60 giorni dalla data di notifica».

 


Ultimo aggiornamento: Domenica 27 Giugno 2021, 08:26
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