Flavio e Gianluca dovevano
fare gli animatori in un campus estivo
per tenerli lontani dalle droghe
di Lucilla Piccioni

Flavio e Gianluca dovevano
fare gli animatori in un campus estivo
per tenerli lontano dalle droghe

TERNI Le parole si inceppano in gola, strozzate perché il dolore è troppo grande. Tutto sembra banale, ovvio, scontato anche per chi per lavoro è abituato a fronteggiare situazioni difficili, terrificanti. «Ma dobbiamo fare qualcosa riprendersi dallo stordimento che una tragedia così grande comporta, riscoprire la condivisione, la solidarietà, l’accoglienza. Non cercare di attribuire le colpe, questo si sarebbe davvero banale, dobbiamo mettere in campo le forze di ognuno fare rete ricostruire un tessuto sociale in cui per gli adolescenti ci siano figure educanti. Dobbiamo trovare il nord con la nostra bussola», dice Maurizio Valentini presidente della sezione ternana dell’associazione genitori, l’Age, dove i due ragazzi morti, Flavio e Gianluca, erano volontari, tanto che proprio martedì scorso, il giorrno dopo la loro morte, avrebbero dovuto iniziare a fare gli animatori dei campi estivi dell’associazione. Un modo per tenerli lontano dalla “strada”.  Viene fuori il ritratto di due ragazzi in gamba, uno con la passione per la fisica, l’altro pure lui acuto, disposti sempre a dare una mano, tranquilli. Amici da anni e rimasti tali anche quando la scelta delle scuole superiori li aveva divisi: uno frequentava il liceo scientifico Donatelli e l’altro Istituto tecnico Allievi Sangallo. Un quadro apparentemente rassicurante con il gruppo di amici, la partita a calcio, la parrocchia, l’impegno nel volontariato.
«Ci tengo a ribadire che i due ragazzi, che conoscevo personalmente, non erano assuntori abituali di droghe», sottolinea Valentini. Ma allora cosa sarà successo? «Io mi chiederei cosa possiamo fare piuttosto che indagare su quello che è accaduto. Non credo che Terni sia una città con condizioni di vita peggiori di altre, ma le associazioni devono fare rete lavorare tutte per lo stesso fine offrire opportunità, fare prevenzione sul campo, sul territorio. Non è possibile che accadano cose come quelle che abbiamo vissuto nel giro di una settimana, due ragazzi morti, una donna morta da sola in casa e scoperta dopo giorni.
Intanto come Age abbiamo istituito uno sportello d’ascolto, in via della Bardesca, si chiama Cat, centro ascolto territoriale. Ci si può rivolgere chiunque lo voglia, non si dispenseranno facili ricette, non si insegnerà a fare i genitori. Cercheremo di ricostruire reti sociali, rivitalizzare le zone della città che sono lande desolate. Anche nei grandi centri commerciali si può essere soli”, aggiunge Valentini. Si sogna un qualcosa che possa mettere un freno alla morte sociale della città. 
«Ci preoccupiamo della crisi economica ma così facendo ci perdiamo il futuro, tra qualche anno in che città vivremo se non riusciamo a ritrovare valori che erano perle della nostra gente, come l’accoglienza, la condivisione, la solidarietà», si chiedono all’Age.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 10 Luglio 2020, 21:43
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