Stasera “Meraviglioso Modugno” a Polignano a Mare, la moglie Franca Gandolfi: «Ma un'altra “Volare” ancora non c'è»
di Mattia Marzi

Stasera “Meraviglioso Modugno” a Polignano a Mare, la moglie Franca Gandolfi: «Ma un'altra “Volare” ancora non c'è»

La villa sull'Appia Antica, a Roma, è un museo. Nelle teche sono conservate foto, cimeli, ricordi di una carriera segnata da tanti successi: dalle statuette vinte a Sanremo ai due Grammy che portò in Italia dagli Usa nel 1959 per "Nel blu dipinto di blu (Volare)", passando per le copie originali dei suoi dischi. C'è anche la famosa giacca azzurra con la quale Domenico Modugno, scomparso nel 1994, ventisette anni fa, si presentò nel '58 sul palco del Salone delle feste del Casinò di Sanremo - la sede originale del Festival - e che Beppe Fiorello indossò per la fiction "Volare" nel 2013. «Mi piacerebbe che ci si ricordasse ogni tanto anche di brani e opere tanto importanti quanto i successi, ma che per un motivo o per l'altro non hanno avuto la stessa fortuna», riflette la vedova del cantautore, Franca Gandolfi, che sposò Modugno nel '55, quando lei aveva 23 anni e lui 27. Da dieci anni supervisiona "Meraviglioso Modugno", l'evento ospitato ogni anno a Polignano a Mare, la città pugliese che diede i natali all'artista: l'edizione 2021 si svolge stasera alle 21,30, trasmessa in streaming su Rai Radio Live con la conduzione di Maria Cristina Zoppa (che si occupa della direzione artistica del festival), il cantautore Pierdavide Carone e il compositore Angelo Trabace. Tra gli ospiti Diodato e Brunori Sas, che omaggeranno il cantautore rispettivamente con "Meraviglioso" e "Se Dio vorrà" e "Vecchio frack" e "Il vecchietto", prima di ritirare il Premio Modugno 2020 - sospeso a causa della pandemia - e 2021.

Quale parte dell'opera di suo marito vorrebbe che fosse riscoperta?

«"Il mio sogno nel cassetto è provare a riportare in scena Tommaso d'Amalfi, commedia musicale di Eduardo per la quale Domenico, oltre a interpretare il protagonista, scrisse anche le canzoni. Nel cast c'erano anche Franco Franchi e Cicco Ingrassia. Raccontava la storia di Masaniello, il giovane pescivendolo che nella Napoli del Seicento provocò una rivolta contro gli esattori delle tasse per protestare contro il peso del fisco aragonese. Non fu un successo. Era il 1963».

Cosa non funzionò?

«Forse nell'Italia dell'epoca una storia del genere non era gradita. C'era troppo impegno. Vennero fatte alcune scelte sbagliate, a partire da quella relativa al teatro: il Sistina ospitava per lo più spettacoli leggeri. Mimmo soffrì parecchio. Aveva lavorato giorno e notte a quelle canzoni, che erano state orchestrate da Bacalov».

Come reagì?

«Si demoralizzò. Cominciò a saltare le prove e sul palco, dopo le prime repliche, smise di dare il meglio di sé. Fortuna che subito dopo si risollevò con il successo dello sceneggiato televisivo Scaramouche”».

Con De Filippo in che rapporti rimase?

«Buoni. Diversi anni più tardi andammo a vedere un suo spettacolo a teatro. Eduardo ci riconobbe dal palco e si emozionò. Fu un momento toccante anche per noi».

Chi potrebbe ambire a coprire il ruolo di Modugno?

«Non saprei. Tra i cantautori di nuova generazione apprezzo molto Diodato, trovo che la sua Fai rumore sia una canzone magnifica: sarebbe piaciuta anche a Mimmo».

Il Festival di Sanremo lo ha guardato, quest'anno?

«Eccome. Tutti gli anni. Mi piacciono i giovani, l'energia e la grinta che trasmettono sul palco. Come i Maneskin».

Fatta eccezione di Laura Pausini e Tiziano Ferro, che hanno scalato le classifiche dell'America Latina, erano anni che un artista italiano non conquistava il mondo intero.

«L'ultimo fu proprio Domenico. Solo che all'epoca non c'erano questi grandi mezzi di comunicazione che ci sono oggi. Fece tutto la canzone. Ricordo quando andammo negli Usa: Nel blu dipinto di blu si sentiva praticamente ovunque. Poi arrivarono anche i mitomani».

Uno di questi accusò Modugno e Franco Migliacci di plagio: come andarono le cose?

«Sosteneva che Mimmo gli avesse rubato una valigetta a via del Corso contenente gli spartiti della canzone».

Come andò a finire?

«Portammo la vicenda in tribunale. Lui fece sentire in aula quella che secondo lui era la versione originale del brano. Non gli credette nessuno: pure il giudice si mise a ridere. Non ci fu nessun plagio. E nessun furto».

A Sanremo sconfisse un gigante come Claudio Villa: è vero che chiese un riconteggio dei voti?

«Non ricordo, onestamente. Posso dire che successivamente lo conoscemmo anche lontano dai riflettori: era una persona deliziosa. Domenico scrisse per lui Addio... Addio: la presentarono in coppia al Festival del '62 e vinsero. La rivalità? Tutta un'invenzione delle case discografiche, che volevano ricreare nella musica l'atmosfera che si respirava nel ciclismo con Bartali e Coppi».

La "Volare" della ricostruzione post-Covid?

«Ancora non c'è».

Ha ragione Morandi quando dice che i trapper sono per la musica italiana di oggi ciò che Modugno fu per quella di fine Anni '50?

«Non la penso così. Domenico era in un certo senso legato alla tradizione italiana, mentre questi trapper scimmiottano gli americani e non propongono novità. Io preferisco i cantautori, come Brunori Sas e Motta, anche lui ospite dell'edizione 2021 di Meraviglioso Modugno: canterà Cosa sono le nuvole? e Adesso non pensarci più. Poi ci saranno Noemi, Aka 7even e Gaia, che interpreterà una versione in portoghese di Nel blu dipinto di blu”».

Altre delusioni subite da Modugno, oltre all'opera con Eduardo?

«La censura. Nuda aveva un bellissimo arrangiamento di Ennio Morricone, ma le radio si rifiutarono di passarla. E poi quando fu eletto con i Radicali. Diceva: È come giocare a morra senza le dita”».

Cioè?

«Era frustrante, perché in Parlamento erano pochi: non avevano alcun peso».

Cosa gli piaceva dei Radicali?

«Era legatissimo soprattutto alla figura e alle idee politiche di Pannella. Oggi, senza Pannella, per la politica proverebbe totale disinteresse».

Ci sono inediti nel cassetto?

«Una canzone c'è. Si intitola Sei così bella e così sola. Non è del tutto inedita: la demo interpretata da Domenico la pubblicammo nel 2000 in un disco postumo intitolato Editi ed inediti. La ritrovai sistemando gli archivi. Se ne è innamorato Massimo Ranieri, che l'ha reinterpretata e riarrangiata (insieme a Mauro Pagani, ndr): ha promesso che sarà inclusa nel suo prossimo album».

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Agosto 2021, 11:01
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