Venezia 2021, Toni Servillo diventa Eduardo Scarpetta, "attore amorale e mitologico"

Venezia 2021, Toni Servillo diventa Eduardo Scarpetta, "attore amorale e mitologico"

di Alessandra De Tommasi

Dopo aver trionfato alla corte di Paolo Sorrentino con È stata la mano di Dio e commosso con Ariaferma con Silvio Orlando, Toni Servillo fa il tris alla Mostra del cinema di Venezia con Qui rido io. Il biopic del genio partenopeo Eduardo Scarpetta, nelle sale italiane, è in concorso per il Leone d’oro. Istrionico e bulimico protagonista del teatro d’inizio Novecento, Scarpetta viene raccontato tra figli illegittimi, relazioni proibite e antagonismi con Gabriele D’Annunzio. Il titolo del film è una frase che ha dipinto sul muro della villa acquistata con il successo al botteghino, anche né fama né denaro sono mai abbastanza, come racconta il suo interprete in un incontro con la stampa italiana.

Toni Servillo, chi è Scarpetta?
Un innovatore che inaugura a Napoli un teatro diverso, impone una disciplina nuova, toglie dal palco i suggeritori e pretende che il cast impari tutte le battute a memoria. È, a tutti gli effetti, amorale, al di là di tutto, una creatura mitologica che non si accontenta mai.

Severo, anzi severissimo.
Certo, come vediamo nello sguardo dei tre bambini che seguono il padre alle prove e subiscono quindi quest’iniziazione a teatro. Sullo schermo vediamo che fanno i compiti nei camerini, si mostrano la fatica, la disciplina, l’esercizio e anche le rinunce di questo mestiere.

Non sembra anche lei a che non ci sia separazione tra mura domestiche e palco?
In lui esiste una contiguità tra vita e palcoscenico, tra tende di casa e quinte teatrali.

Quali sentimenti la animano alla vigilia dell’uscita in 280 sale?
Fingo disinvoltura ma sono molto emozionato per questo affresco di un attore che con il suo mestiere ha celebrato la vita. Io lo vedo come un animale che trasforma ogni cosa nella sua preda, dalle donne al testo.  


Ultimo aggiornamento: Giovedì 9 Settembre 2021, 17:36
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