Fausto Brizzi in Modalità aereo: «Torno con un film che ricorda la mia storia»
di Michela Greco

Fausto Brizzi in Modalità aereo: «Torno con un film che ricorda la mia storia»

ROMA - "Quando sento parlare del mio 'ritorno' mi viene da sorridere: io non sono mai andato via e non ho mai smesso di lavorare, ero solo meno visibile". Dopo la tempesta dello scorso anno, che lo ha visto travolto da accuse di molestie sessuali che, qualche settimana fa, sono state archiviate, Fausto Brizzi torna a parlare di sé e del suo lavoro con un'invidiabile compostezza. L'occasione è la presentazione di Modalità aereo, la sua nuova commedia - in uscita il 21 febbraio - che racconta di un uomo ricco e arrogante (l'imprenditore di vini interpretato da Paolo Ruffini) la cui vita viene devastata all'improvviso. La sua reputazione viene distrutta quando il suo prezioso smartphone, custode di segreti e strumento di potere, finisce nelle mani di Ivano e Sabino (Lillo e Dino Abbrescia), due addetti alle pulizie dell'aeroporto che ha appena maltrattato e che, per vendicarsi, si sostituiranno a lui spendendo i suoi soldi, twittando insulti a mezzo mondo e piazzandosi in casa sua. Tra presunti amici che prendono le distanze, denunce in tv con il volto coperto e molti riferimenti ad accuse che diventano, in un attimo, condanne senza appello, Modalità aereo sembra decisamente un modo, per Brizzi, di rielaborare le sue vicende personali. "Ho fatto quasi sempre film autobiografici, a partire da Notte prima degli esami - conferma il regista - quest'anno mi sembrava giustissimo farne uno che avesse qualche eco della mia storia. Non è un caso che questo sia un film sull'importanza dell'amicizia, sulle persone che ti raccolgono nei momenti di difficoltà. Quest'anno è sceso in campo il mio cerchio della fiducia, di cui fanno parte anche alcuni attori di questo film, e ringrazio Luca Barbareschi (produttore di questo e dei suoi prossimi film, NdR) che ha scommesso sul mio buonumore, non era scontato". L'intenzione - dice - era "fare un film a metà tra Canto di Natale e Poltrona per due, che però ruotasse intorno alla nostra schiavitù dai telefonini. Il film parla anche di quanto siano pericolosi i media, di quanto un tweet possa rovinare una vita. La scatoletta che portiamo in tasca, oggi, può diventare il nostro peggior nemico". Lo conferma Paolo Ruffini, da cui è nata l'idea del film: "Mai come ora il telefonino è la nostra vita, ma è uno strumento con cui si esprime una rabbia incredibile, anche su cose leggere come la musica! Il punto è che il successo non si perdona a nessuno, si gode di più se le cose vanno male agli altri che se vanno bene a noi".  
Ultimo aggiornamento: 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA