Johnny Depp, il professore non si applica e il film è da bocciare
di Boris Sollazzo

Johnny Depp, il professore non si applica e il film è da bocciare

Arrivederci professore, ciao. Ti vien da cantare Caterina Caselli mentre vedi un gigionissimo Johnny Depp vivere gli ultimi sei mesi di una vita sbagliata, spesso vigliacca, ma ora alla ricerca del proprio senso più profondo. Avrebbe tutto, quest’opera, per piacerti. Melodrammatica e paracula, politicamente scorretta ma con brio, con un divo in una forma meno sgangherata del solito e un tema interessante: se il countdown della tua vita è lì davanti a te, se sai che devi morire e quando, come ti comporti?



Il professore in questione lo sa bene: vuole vivere alla grande, facendo le esperienze, soprattutto sessuali, che non ha mai fatto, vuole essere sincero fino all’autolesionismo e grazie al proprio lavoro insegnare ai ragazzi ciò di cui hanno bisogno, stimolarli e provocarli, senza rete. Anche a costo di farne fuggire alcuni. Una sorta di attimo fuggito, più che fuggente, perché in ogni passo di quest’uomo senti il rammarico di quanto perduto, di quanto non ha fatto, di quanto avrebbe potuto ottenere e dare. E tu, spettatore, senti le stesse sensazioni per quanto riguarda Arrivederci, professore: a ogni scena, a ogni battuta, a ogni furbesca faccetta di Depp ti dici che tutto poteva essere fatto meglio, con più profondità, con più potenza narrativa ed emotiva.

E se è vero che sa farti l’occhiolino quando ne hai bisogno - non a caso al botteghino sta andando alla grande - non riesce mai ad arrivare a essere ciò che poteva. Un nuovo American Beauty, perché Depp nei momenti migliori sembra lo Spacey di allora, e invece si trincera nello scimmiottare maluccio Robin Williams ne L’attimo fuggente, appunto. Colpa di Wayne Roberts, regista e sceneggiatore, che pure ci offre delle coraggiose sparate antifemministe - intelligenti e non offensive, se si sanno leggere - un bel sarcasmo sul dolore, il rifiuto del compromesso come scelta possibile, ma senza il giusto coraggio, che viene a mancare, guarda caso, sul finale. E la delusione è più cocente se l’alunno è intelligente ma non si applica.
Giovedì 27 Giugno 2019, 07:30
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