Dopo intervento alla prostata il pene si accorcia di un centimetro all'anno

Dopo intervento alla prostata il pene si accorcia di un centimetro all'anno

La scoperta di un tumore alla prostata, l'intervento chirurgico per asportarla e la paura di perdere per sempre la propria virilità. In Italia, secondo le stime dell'Airc, nel 2017 sono stati 34.800 i nuovi casi di cancro alla prostata registrati; un uomo su 8 nel nostro Paese ha la probabilità di ammalarsi nel corso della vita. Il rischio che la malattia abbia un esito infausto è basso, soprattutto se si interviene in tempo, ma dopo «l'intervento di asportazione della prostata, il pene comincia ad accorciarsi di 1 centimetro all'anno».

È quanto emerso da uno studio presentato all'ultimo congresso della Sexual Medicine Society of North America (Smsna), tenutosi a Miami dall'8 all'11 novembre. La ricerca, che sarà pubblicata a breve, porta la firma di un gruppo italo-americano composto dal chirurgo Paul Perito di Miami e da Gabriele Antonini dell'Università Sapienza di Roma.

«Dopo un intervento così importante come quello per un tumore alla prostata - spiega all'Adnkronos Salute Antonini - viene alterata inevitabilmente la vascolarizzazione dei corpi cavernosi del pene. Questo determina una ipovascolarizzazione e una ipo-ossigenazione delle arterie del pene che crea una diminuzione dell'elasticità e determina lo sviluppo di tessuto fibrotico con evidente riduzione della lunghezza e della circonferenza del membro. Anche le innovative tecniche robotiche il più delle volte non preservano dal rischio di questa affezione».

Da diversi anni in Usa, da qualche tempo in Italia e, seppur da poco, sempre di più in Centro-Sud America, «molti uomini optano per la "bombita" - spiega Antonini - così viene chiamato in Florida e in Centro-Sud America il dispositivo endocavernoso idraulico che permette, attraverso due cilindri gonfiabili che vengono posizionati nel pene ed un piccolo meccanismo a forma di 'bombà posto nello scroto, di arrestare il processo fibrotico di accorciamento del pene e di ripristinare una normale e soddisfacente attività sessuale». Se dopo 6 mesi dalla prostatectomia radicale «il paziente non riprende una normale attività la protesi al pene è 'la soluzionè del problema», avvertono i chirurghi.

«Addirittura da un altro studio psicosessuologico presentato al congresso, si è visto che sono le mogli, preoccupate per la depressione e il blocco emotivo dei mariti per la diminuzione delle dimensioni, ad accompagnarli dal chirurgo per la 'bombità», suggerisce Antonini.

Ma come avviene l'intervento per l'inserimento della protesi peniena? «Tutto viene eseguito in regime di day-surgery con un accesso chirurgico rivoluzionario mini-invasivo di soli 2 cm sulla pancia», avverte Antonini che da anni è uno chirurghi italiani che si è specializzato sull'impianto di queste protesi. La tecnica avveniristica codificata dai due chirurghi permette di risolvere il problema «in appena 15 minuti e fermare il processo cronico di accorciamento dell'asta», precisa Antonini.

L'uomo al momento di avere un rapporto tocca questa piccola pompa inserita tra i due testicoli e gonfiando i cilindri manda il pene in erezione. Il dispositivo è completamente invisibile perché posto all'interno del corpo ed è paragonabile ad un qualsiasi dispositivo protesico da impiantare chirurgicamente. «Possono beneficiare di questo dispositivo non solo i pazienti oncologici ma tutti quei pazienti affetti da disfunzione erettile ed in particolare quelli con diabete in cui il processo fibrotico del pene è sovrapponibile egli effetti della chirurgia pelvica», conclude il chirurgo italiano.

Sabato 17 Novembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:17
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