Vaccino prima agli studenti e poi agli anziani? Oms contaria (ma così si potrebbe fermare il virus)

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di Lorena Loiacono

Nella corsa al vaccino anti-Covid, uno degli interrogativi maggiori riguarda proprio la strategia da seguire per far sì che la campagna vaccinale abbia gli esiti sperati: fermare la pandemia, riducendo notevolmente la circolazione del virus. E allora, oltre alle fasce deboli, si punta ai giovani spesso asintomatici ma considerati la “sorgente” del virus: vaccinando gli under20, infatti, si ferma anche la circolazione del Covid. Se sembra infatti chiaro che a gennaio potrebbero arrivare le prime dosi di vaccino in Italia, con un totale di oltre 200milioni nei primi tre mesi del 2021, altra cosa è capire a chi saranno destinate nel primo periodo. L'idea generale è quella di favorire la vaccinazione nelle categorie a rischio, a cominciare dagli operatori sanitari, medici e infermieri impegnati in prima linea nella lotta al Covid, per poi coprire le fasce deboli per età e patologia.

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Tutto in linea con quanto avviene nella campagne vaccinali contro l'influenza stagionale. Ma le condizioni potrebbero cambiare: la fascia “giovane” infatti, vale a dire in età adolescenziale e comunque sotto i 20 anni, è quella che in questo periodo sta mostrando maggiori criticità nella circolazione del virus. E a farne le spese sono i pazienti più anziani e con patologie. Per questo motivo, per fermare i contagi che mettono a rischio i più deboli, si sta pensando di inserire nelle priorità del vaccino proprio le fasce più giovani. Oggi, dalle pagine del Corriere della Sera, il fisico sperimentale Roberto Battiston pone l'accento sull'importanza di vaccinare i giovani: «Il punto problematico sono i liceali, gli studenti delle scuole superiori. Se non stiamo attenti a questo la terza ondata sarà inevitabile. Dagli studi che sono stati fatti – spiega il professore dell’Università di Trento - viene fuori che il maggior contagio arriva dai ragazzi tra i 15 e i 20 anni. In gergo si dice che sono una “sorgente”. Io tra vaccinare prima 3 milioni di liceali o 26 milioni di over 50 vaccinerei prima i liceali così da eliminare la sorgente dei contagi». Se la maggioranza dei giovani positivi è asintomatica e, quindi, inconsapevolmente diffonde il virus, va da sé che destinando le prime dosi ai giovani si riuscirebbe a mettere al sicuro parte della popolazione.

 

 

 

 

 

Del resto sempre in base a questo principio il Centers for Disease Control and Prevention, l’organismo di controllo americano della salute pubblica, ha consigliato la vaccinazione stagionale contro l’influenza anche ai bambini oltre i sei mesi. L'idea di dare la precedenza ai giovani, di fatto, va in senso contrario a quanto riferito solo qualche settimana fa, il 15 ottobre scorso, dall'Oms. L'Organizzazione mondiale della sanità ha dato infatti le prime indicazioni per quanto riguarda i giovani che non riceveranno il vaccino, probabilmente, prima del 2022: «La priorità l'avranno gli operatori sanitari e quelli in prima linea, su questo siamo tutti d'accordo – spiegato la ricercatrice capo dell'Oms, Soumya Swaminathan - ma anche in quei casi bisognerà stabilire chi corre i rischi più alti. Poi ci saranno gli anziani. Un giovane in salute potrebbe dover aspettare fino al 2022».

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Ma ora evidentemente l'approccio al vaccino per fasce di età sta decisamente cambiando direzione. Al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle sono stati ipotizzati diversi scenari in base all'efficacia che verrà dimostrata dal vaccino. Innanzitutto si parte dall'idea che vaccinare prima le persone più anziane significa ridurre al minimo il tasso di mortalità e lo stress sul sistema delle terapie intensive. Ma un abbassamento delle morti complessive si può raggiungere anche vaccinando prima i bambini e le fasce adulte progressivamente dai 20 ai 50 anni. «Se avremo a disposizione un vaccino efficace al 60% per il 30% della popolazione – è la stima degli esperti – ci troveremo davanti a un bivio: somministrarlo ai giovani ridurrebbe al minimo le infezioni sintomatiche e i ricoveri non in terapia intensiva, mentre somministrarlo agli anziani ridurrà al minimo i ricoveri in terapia intensiva e i decessi».

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 2 Dicembre 2020, 17:48
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