Vaccino, frenata per le farmacie nel Lazio. «Le fiale non bastano»

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Si aspetta da settimane perché l’arrivo del vaccino Johnson&Johnson potrebbe imprimere quell’accelerata alla campagna vaccinale del Lazio che, pur tra mille difficoltà, sta marciando spedita rispetto ad altre Regioni. Il problema però sta sempre nei numeri delle forniture. Allo stato attuale l’avvio delle vaccinazioni nelle farmacie rischia di ritardare e partire non a fine aprile, come si era auspicato, ma a maggio. Lo spiega bene l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato: «Ad oggi non sappiamo quando consegneranno J&J né il numero delle dosi riservate al Lazio». Sul territorio ci sono già mille farmacie - a cui il nuovo farmaco sarà destinato in prima battuta perché più facile da somministrare componendosi di una sola dose - pronte a rimboccarsi le maniche e a dare il via alle vaccinazione. «Ma non possiamo partire con una quota ridotta - aggiunge l’assessore - perché anche se le forniture fossero di 40-50 mila dosi, basterebbero a coprire due giorni appena e attivare un nuovo canale con questi numeri è controproducente: si crea un’aspettativa che sarà delusa». 

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I NUMERI
Anche qui, se le parole non bastassero, tornano i numeri a spiegare il problema. In tutta la Regione ci sono appunto mille farmacie che hanno aderito alla campagna e aspettano di firmare il protocollo operativo. Ognuna di loro dovrebbe ricevere 20 dosi al giorno di J&J ed ecco fatto che in sole 24 ore sarebbero capaci di somministrare 20 mila fiale. Ma poi? «Se le consegne fossero così basse - prosegue D’Amato - si creerebbe il problema di partire per poi fermarsi anche perché almeno 10 mila dosi le riserveremo alle carceri del territorio». La soglia da 40-50 mila si abbasserebbe così a 30-40 mila. «La verità è che per la capacità di somministrazione che abbiamo messo in piedi al Lazio servirebbero - aggiunge ancora l’assessore - 1,5 milioni di dosi al mese dei vaccini e invece siamo a meno della metà». D’accordo con l’analisi anche il vicepresidente di Federfarma Alfredo Procaccini: «I vaccini devono arrivare altrimenti non si può partire nelle farmacie. Siamo naturalmente fiduciosi ma è un dato di fatto: servono risorse e la certezza di averle». Invece l’impegno del Lazio nel mettere in piedi una campagna generale che da ieri a mezzanotte ha aperto le prenotazioni anche per i nati nel 1956 e 57 ovvero cittadini di 65 e 64 anni continua a essere minato dalle dosi-a-singhiozzo. 

I TAGLI
AstraZeneca, ad esempio, che prima di Pasqua aveva consegnato 120 mila dosi, torna a centellinare le provvigioni. La prossima settimana si aspettavano tra le 30 e le 40 mila dosi, già molto ridotte rispetto all’ultima consegna, e invece ne arriverà la metà: tra le 14 e le 15 mila dosi. «Siamo preoccupati - conclude D’Amato - per i tagli del 50%. I dubbi su AstraZeneca rischiano di azzoppare la campagna vaccinale». Anche perché seppur con un aumento significativo delle dosi Pfizer - che da una media di 65 mila dosi a settimana passa a 140 mila - la coperta resta comunque corta solo per il fatto che, ad esempio, per i richiami non si possono usare vaccini diversi.

LA GIORNATA
Intanto il Covid-19 non demorde. Per quanto ieri il Lazio abbia registrato una riduzione di casi (1.120 nuovi positivi a fronte però di quasi 2 mila tamponi in meno), aumentano i decessi e i ricoveri. Le terapie intensive, che nei giorni scorsi hanno preoccupato molto per l’indice di occupazione e per la saturazione in alcuni ospedali, sono stabili. Fortunatamente i ricoveri non aumentano ma neanche diminuiscono. A ieri 396 persone erano ricoverate in Terapia intensiva: 17 in più rispetto al dato di una settimana fa con una media di due ricoveri o trasferimenti in soli sette giorni.
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Aprile 2021, 07:26
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