Sardine, la trincea è il voto in Emilia: «Se perdiamo, finisce qui»
di Simone Canettieri

Sardine, la trincea è il voto in Emilia: «Se perdiamo, finisce qui»

Non sarà un secret party. Anche se solo questa mattina si saprà se il luogo della «fase 2» delle sardine avrà le sembianze di un locale a Testaccio o di un’area di coworking nei pressi della stazione Termini. Ieri sera, nel dubbio, pizza e birra per tutti, nel centro di Roma. Oggi caffè, cornetto e futuro. 
Mattia Santori - reduce da «tre settimane senza dormire» - detta la linea di questo nuovo step. «Lavoriamo di nuovo perché abbiamo tutti i referenti nazionali, per spiegare e farci spiegare qual è il modo migliore per ripartire a gennaio con una nuova ondata di partecipazione». 

Non sarà un congresso, ma topos del «che fare?» incomberà sulle teste e gli smartphone dei ragazzi. Un centinaio sono attesi in conclave. Come le piazze (113 per la precisione) riempite nell’ultimo mese in giro per l’Italia. «Ritorneremo sui territori», premette Santori, che è di Bologna, l’inizio di tutto, la partita che il neonato movimento non può perdere. Altrimenti, come riflettono gli organizzatori, «saremmo già morti sul nascere». Nella culla. Dunque d’accordo che si voterà anche in Calabria, ma gli occhi e le attenzioni sono puntate sull’Emilia Romagna. Ecco perché sempre Mattia, animale da palco in una piazza che non aveva mai frequentato («Il Concertone? Mai visto»), è andato giù duro: «Salvini? Non passerà».
 
Scavallato questo appuntamento scatterà la fase 3. Quella che contempla tutto e il suo contrario: da una struttura ancora più solida a una lista alle prossime regionali previste in primavera. Ma prima - e si ritorna alla storica canzone dei CCCP - c’è l’«Emilia Paranoica». 
È consapevolezza diffusa, soprattutto dopo l’exploit di ieri pomeriggio, che «questa roba può funzionare». E non solo perché i sondaggi l’accreditano in doppia cifra. Nel dubbio il marchio delle sardine è stato registrato. Ovvero: la foto simbolo di Bologna non può essere presa da altri partiti o movimenti. «Giovani sì, ma mica fessi». E dunque questo può essere il primo passo per il grande salto. Intanto però la politica bussa. E soprattutto il Palazzo. Nel centrosinistra, seppur con sfumature diverse, non si contano i peana. E da giorni anche il premier Giuseppe Conti sta mandando messaggi d’affetto e simpatia a questo popolo. La risposta? Cautela. «È apprezzabile che da parte di Conte ci sia stata una apertura ma non c’è bisogno in questo momento di un incontro fisico», è la garbata risposta di Santori. Che della politica ha già imparato l’arte del mai dire mai, di non farsi saltare ponti alle spalle. Al premier, si sa, le sardine «fanno molta simpatia». Ma loro non ci stanno a finire subito nella rete della politica in grisaglia. «Prima dobbiamo vincere in Emilia Romagna», si ripetono tra di loro i quattro fondatori del movimento, dandosi forza a vicenda perché la partita è più che mai aperta. Poi potrà scattare la fase 3: Conte, i partiti, il centrosinistra, le elezioni. E magari anche la possibilità di presentarsi, per esempio, alle comunali di Roma se tutto avrà ancora un senso e sarà rimasto in piedi. Intanto si riparte questa mattina, con ancora addosso la febbre del sabato pomeriggio.
Ultimo aggiornamento: Domenica 15 Dicembre 2019, 12:39
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