AstraZeneca agli under 30, la Sapienza avvia la sperimentazione sul modello dei “Trial” statunitensi

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di Camilla Mozzetti

L’obiettivo non è solo quello di mettere in sicurezza dal coronavirus una porzione importante di studenti della Facoltà di Medicina chiamati a frequentare, nei reparti del Policlinico Umberto I, i tirocini previsti dal corso di laurea. Dopo gli specializzandi, vaccinati insieme agli operatori sanitari tra dicembre e febbraio scorsi, si è passati agli studenti del VI anno, ai fuori corso ed adesso al V anno. Tutti questi studenti sono da tempo sottoposti, su richiesta, a tampone gratuito. La Sapienza insieme all’Azienda Policlinico Umberto Primo, sta conducendo uno studio “osservazionale” mirato a valutare gli effetti collaterali della vaccinazione e la risposta anticorpale. Nelle ultime settimane un gruppo di giovani specializzandi ha partecipato volontariamente allo studio.

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LA RICERCA

E sul modello dei “Trial” statunitensi prende avvio il secondo segmento di un piano partito già a fine febbraio con gli operatori sanitari che, vaccinati con Pfizer, sono stati “arruolati” come volontari nella ricerca. «È in fase avanzata il programma di vaccinazione degli studenti più giovani - spiega il preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Domenico Alvaro - quelli cioè che, dopo gli specializzandi, frequentano gli ultimi anni del corso di Laurea». A loro sarà somministrato l’AstraZeneca.

«Mi preme ricordare come l’accesso ai reparti Covid è consentito solo ai tirocinanti vaccinati mentre - prosegue il preside - è auspicabile ma non obbligatoria, da Dpcm e circolare ministeriale, la vaccinazione per chi deve frequentare gli altri reparti, sempre con i dispositivi di protezione individuale. Confidiamo in una adesione globale degli studenti al piano vaccinale e anche che un numero cospicuo di specializzandi aderisca allo studio in corso». La ricerca sarà articolata per tappe con misurazione degli anticorpi dopo il primo mese ed altre misurazioni previste a distanza di 6 e 12 mesi dopo la seconda dose del vaccino, seguendo il modello di quanto già applicato sugli operatori sanitari volontari che hanno aderito alla ricerca mesi fa. La platea possibile può contare fino a 5 mila partecipanti e già sullo studio eseguito sul personale medico del policlinico, sono arrivati i primi risultati. 

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I PRIMI RISULTATI

«Nella prima fase della ricerca - continua il preside Alvaro - abbiamo avuto un’ampia partecipazione: 2.100 volontari». Esiti? «Nel 50% dei casi non ci sono stati effetti collaterali, nell’altro 50% gli effetti sono stati lievi e guaribili tra le 12 e le 72 ore». Cefalee, mialgie (dolori muscolari) o indolenzimento delle articolazioni. «Solo in 13 casi - conclude il preside della Facoltà di Medicina - ci sono stati effetti collaterali definiti “severi” dai pazienti che tuttavia non hanno necessitato di ricovero. Si è trattato di sincope (un caso), problemi alla deambulazione o di natura gastrointestinale che sono passati comunque dopo 12 ore». Rincuorante invece la risposta anticorpale: solo 2 vaccinati sui 1.100 ad oggi analizzati non hanno sviluppato le “difese”.
 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 7 Maggio 2021, 14:59
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