La flotta Nato è pronta all'attacco: missili dalle navi francesi e inglesi
di Gianandrea Gaiani

La flotta Nato è pronta all'attacco: missili dalle navi francesi e inglesi

L'ANALISI
Per ora è solo guerra di parole tra gli Stati Uniti con gli alleati anglo-francesi e il governo di spalleggiato da Russia e Iran ma l'escalation della crisi generata dalla determinazione di americani ed europei a dare credito alle accuse rivolte dai ribelli jihadisti a Bashar Assad di aver usato armi chimiche contro i civili a Douma potrebbe portare presto a raid punitivi.

INTESA
Donald Trump ha parlato di azioni militari da decidere entro 48 ore (ormai scadute) e il suo ambasciatore alle Nazioni Unite, Nikky Haley, ha aggiunto che gli Stati Uniti risponderanno senza tenere in considerazione se il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deciderà di agire o meno. Anche la Francia sta coordinandosi con Washington per partecipare ai raid sulla Siria mentre pressioni vengono esercitate sul governo britannico affinché si unisca alle operazioni belliche riconfigurando la stessa alleanza che nel 2013 era pronta ad attaccare Damasco dopo le accuse ad Assad di aver impiegato gas nervino contro i civili a Ghouta. All'epoca l'attacco venne scongiurato da Mosca, che mediò ottenendo la consegna di tutti gli arsenali di gas siriani ma questa volta la Russia, schierata con ingenti forze militari, potrebbe venire coinvolta nei combattimenti.

SCHIERAMENTI
Sul piano militare entrambi gli schieramenti stanno posizionandosi. Gli Usa e i franco-britannici schierano aerei nelle basi nel Golfo e navi nel Mediterraneo. La Siria ha posto in allarme le sue difesa aerea coordinata da consiglieri militari russi che hanno ammodernato radar, contromisure elettroniche e missili antiaerei. In allarme anche le forze russe, che schierano a Latakya decine di velivoli, batterie di missili antiaerei a lungo raggio S-400 e diversi sistemi per la guerra elettronica in grado di disturbare droni e missili, e accecare i radar avversari, inclusi quelli di navi e aerei. Strumenti impiegati con successo in numerose operazioni.
Il raid di domenica ha visto gli F-15 israeliani colpire la base siriana con missili lanciati dall'interno dello spazio aereo libanese, senza quindi esporre i jet al fuoco difensivo siriano. Beirut ha protestato per la violazione del suo spazio aereo e Teheran ha annunciato che l'attacco (morti 7 militari) non resterà impunito ma a Washington come a Gerusalemme sembra maturata la convinzione che condurre raid su vasta scala contro la Siria comporterebbe un elevato rischio di perdite e contro-rappresaglie che potrebbero colpire Israele o i 2mila militari americani schierati in Siria con le forze curde.

RISCHI
Non a caso Israele ha schierato ieri lungo il confine siriano del Golan batterie del sistema Iron Dome in grado di intercettare razzi e proiettili d'artiglieria con cui Damasco potrebbe cercare di colpire lo Stato ebraico. Proprio il rischio di subire perdite sembra costituire la carta migliore per scongiurare un massiccio intervento statunitense. In due anni e mezzo di operazioni in Siria i russi hanno perso circa 200 uomini tra militari e contractors mentre i turchi hanno registrato almeno 50 caduti in un mese di battaglia contro i curdi ad Afrin. Ben difficilmente americani ed europei potrebbero sopportare perdite anche più limitate, specie dopo che Trump ha annunciato ripetutamente la volontà di ritirare le truppe americane dalla Siria, osteggiata dal Pentagono.

Probabile quindi che un'eventuale risposta militare occidentale contro Assad sarà limitata all'uso di armi guidate a lungo raggio, cioè missili da crociera lanciati da aerei o più facilmente da navi che si manterranno a distanza di sicurezza dalla Siria. Il cacciatorpediniere americano Donald Cook è posizionato nelle acque tra Cipro e la Siria con a bordo 90 missili da crociera Tomahawk mentre i jet statunitensi sono basati in Giordania, Kuwait e Qatar. Anche gli anglo-francesi potrebbero colpire con missili da crociera imbarcati su navi o sottomarini Scalp Naval e Tomahawk o con gli Scalp/Storm Shadow in dotazione ai Rafale francesi basati nel Golfo e ai Tornado britannici schierati a Cipro.

Gli obiettivi dipenderanno dall'intensità che si vorrà attribuire all'attacco. Potrebbero essere basi militari ma anche esponenti di spicco del regime di Assad. Se invece Trump opterà per un'azione simbolica i raid potrebbero essere concentrati su un solo bersaglio.
L'attuale crisi militare indicherà se le potenze occidentali intendono realmente dare il via a un conflitto anche con i russi oppure se si limiteranno a fare ammuina, come accadde un anno fa con l'attacco missilistico a Shayrat. In quella circostanza gli statunitensi allertarono Mosca, il personale fu evacuato, e vennero danneggiati 9 vecchi aerei delle forze siriane, in parte già inservibili.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 11 Aprile 2018, 08:17
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