Lazio zona gialla, arancioni Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Bolzano: i nuovi colori da lunedì

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di Francesco Malfetano

L’Italia torna gialla. Da lunedì infatti solo 5 regioni (Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Provincia Autonoma di Bolzano) saranno ancora in area arancione
Tutte le altre invece, compreso il Lazio oggetto di una lunga polemica su un’articolata interpretazione del Dpcm messa in piedi dal ministero della Salute nonostante dati alla mano vantasse il terzo Rt più basso del Paese (0,73), entrano nello scenario di tipo 1. Ovvero potranno tornare a respirare “in zona gialla” con bar e ristoranti riaperti fino alle ore 18 e la possibilità per i cittadini di spostarsi liberamente all’interno della propria Regione. Ma solo da lunedì perché, come fa sapere il ministero, bisognerà attendere la scadenza dell’ordinanza attuale per passare da un colore all’altro. Poco importa se nelle ultime due occasioni si è fatto diversamente e, quindi, si disorientano i cittadini o, soprattutto, commercianti e ristoratori.

Il monitoraggio

Una maggiore libertà che è comunque stata guadagnata sul campo dagli italiani, come certificato dai dati del monitoraggio settimanale condotto dall’Iss tra il 18 e il 24 gennaio e analizzati ieri sera, nella consueta conferenza stampa della cabina di regia. Il miglioramento più significativo ha riguardato l’indice Rt che ha continuato la sua discesa passando dallo 0.97 dell’ultimo monitoraggio allo 0.84 attuale, attestandosi per la seconda settimana consecutiva sotto l’1. Solo l’Umbria, il cui Rt è si attesta a 0,95, in questo momento è classificata con un coefficiente di rischio alto. 

Estendendo invece l’analisi a livello bisettimanale calano anche il numero delle persone ricoverate in terapia intensiva - erano 2.487 il 19 gennaio, 2.372 il 26 gennaio - e quello dei ricoverati in aree mediche, da 22.699 (19 gennaio) a 21.355 (26 gennaio). Soprattutto il tasso di occupazione dei posti letto a livello nazionale è ora pari al 28%, entro la soglia del 30 identificata come critica. 
 

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L'incidenza

Meno ottimismo tra gli esperti Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, e Gianni Rezza, Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, per quanto riguarda l’incidenza. Questa infatti a livello nazionale, nelle ultime due settimane è si risultata in calo passando da 339 casi per 100mila abitanti a 289, ma è decisamente «ancora lontana» dai livelli di guardia. O meglio, come si legge nel report pubblicato ieri, dai «livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti», vale a dire entro i 50 casi per 100mila abitanti. L’epidemia in pratica, spiegano Brusaferro e Rezza resta «in una fase delicata ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale». Indicazioni tutto sommato chiare: l’Italia quasi tutta in zona gialla va bene, pensare che questo sia un liberi tutti no. 
 

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Ultimo aggiornamento: Sabato 30 Gennaio 2021, 11:29
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