Vaccino, richiamo in vacanza? Dove sarà possibile farlo: da Liguria e Piemonte idea domicilio temporaneo. Ma ora frena anche la Lombardia

Video
di Francesco Malfetano

Un tuffo in mare, due passi in spiaggia e poi una dose di vaccino. È questa in estrema sintesi la proposta che da settimane avanzano alcuni governatori italiani. Ovvero rendere possibile a chi si sposterà per le ferie ricevere la propria dose in un luogo diverso dalla propria regione. Una soluzione di comodo pensata per non danneggiare il turismo che, però, ha evidenti difficoltà logistiche. Complicazioni che hanno scoraggiato una buona fetta di coloro che vedevano di buon occhio "il vaccino in villeggiatura", ma non tutti. Per cui, non è ancora detta l'ultima parola

 

Vaccini Lazio, quando tocca agli under 30? Calendario delle prenotazioni e tempi di attesa per Pfizer, Astrazeneca, Moderna e J&J

 

 

I no: da Fontana a Gelmini

Andiamo però con ordine e partiamo dalla fine. L'ultimo ad iscriversi alla schiera degli oppositori è stato il presidente della Lombardia Attilio Fontana. Vale a dire il governatore della regione che, dopo gli imbarazzi iniziali e l'intervento in emergenza di Guido Bertolaso, è stata capace di dimostrarsi tra le più efficienti nella gestione della campagna vaccinale. Ed è per questo che la decisione di sfilarsi rende lampanti le difficoltà del caso. Fontana, ai microfoni di Mattino 5 infatti, stamattina ha dichiarato che i lombardi a cui è stato fissato durante le vacanze estive il richiamo del farmaco anti-Covid «dovranno tornare a casa» per farlo. Specificando però come ad agosto non c'è campagna vaccinale che tenga e quindi siano stati messi «pochissimi richiami nelle due settimane centrali di agosto». In sostanza ha spiegato Fontana quando si va a fare il vaccino «si può chiedere di anticipare o posticipare di qualche giorno. Se la cosa rientra nei parametri consentiti, si cerca di dare questa opportunità. Non è una garanzia ma una possibilità che, se ci sono le condizioni, noi cerchiamo di concedere ai nostri concittadini».

 

 

 

La pensa più o meno allo stesso modo anche la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini. «L’idea di vaccinarsi in vacanza è suggestiva - ha spiegato ieri - ma rischieremmo di compromettere i risultati del piano vaccinale». La tesi infatti, sostenuta anche dal generale Figliuolo, è che per ogni vaccino somministrato ad un turista da una regione, questa dovrà essere compensata dal territorio di provenienza del turista stesso. In altre parole un meccanismo che rischierebbe di impallare nuovamente la macchina o quantomeno rallentarla, costringendo le Regioni a derogare al modello che ora sta dimostrando di funzionare. «Se ci sono Regioni che dopo aver attuato il piano faranno qualcosa di più, bene, ma credo che si possa tornare dalle vacanze per vaccinarsi» ha chiosato Gelmini.

 

 

 

Video

 

 

Il modello Liguria-Piemonte e il domicilio temporaneo

D'altro canto però, questo interscambio sarebbe invece facilmente realizzabile secondo alcuni governatori. In particolare Liguria e Piemonte infatti si sono già accordate tra loro per vaccinare reciprocamente i turisti residenti nelle due regioni. Un'intesa a cui presto potrebbe aggiungersi anche la Valle D’Aosta. Una sollecitazione (o forse l'ennesimo strappo nei confronti della gestione centrale) che sta comunque spingendo il governo a ragionare sull'opportunità. Il ministro del Tursimo Garavaglia d'altronde, non ha mai fatto mistero che si trattasse di un'ipotesi realizzabile. E così, sul tavolo, ci sarebbe l'idea di un’iscrizione temporanea all’anagrafe sanitaria del luogo in cui ci si vuole vaccinare. Unico neo: gli italiani che si recano in ferie in una località dovrebbero formalizzare questa iscrizione per un periodo non inferiore alle tre settimane per poter ricevere il vaccino. Una sorta di cambio domicilio provvisorio di cui dovrebbero occuparsi gli stessi villeggianti (il turista dovrebbe richiedere l'iscrizione) che rischia però di rallentare le operazioni della campagna sovraccarcando alcuni territori. 

 

 

Figliuolo ora deve scegliere

Così Figliuolo che fino a questo momento aveva derubricato la questione («Le ferie estive vanno programmate in base all’appuntamento vaccinale»), ora si ritrova costretto a dover intervenire. Sollecitazioni in tal senso sono appena arrivate anche dal governatore veneto Luca Zaia. «Una decisione nazionale si deve prendere sull'opportunità di somministrare la seconda dose ai turisti», ha sottolineato oggi nel corso della consueta conferenza stampa. «Penso che quello che hanno fatto i colleghi Toti e Cirio sia una cosa giusta - ha aggiunto - pensata su misura su due realtà di quella dimensione turistica, altre regioni hanno invece meno esigenze del vaccino in vacanza perchè hanno altre dimensioni». In pratica il rischio, dopo le isole covid free e le priorità vaccinali, è che ognuno dei 21 territori italiani decida di fare diversamente. 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Maggio 2021, 16:17
© RIPRODUZIONE RISERVATA