Renzi: «Salvini e Conte mi impedirono di renderci indipendenti dal gas russo»
di Matteo Renzi

Renzi: «Salvini e Conte mi impedirono di renderci indipendenti dal gas russo»

L'anticipazione del libro del leader di IV: "Il leghista con lla maglietta di Putin e l'ex premier non sono poi così diversi"

Dopo che ti hanno accusato di esserti fatto la pensione coi soldi rubati ai bambini africani, dopo che ti hanno accusato di essere la mano responsabile di tutti gli scandali, di aver violato il finanziamento illecito e di aver arricchito la tua famiglia, dopo che ti hanno pedinato per strada e nei tuoi movimenti finanziari, dopo che ti hanno costruito dossier con la partecipazione attiva di membri dei Servizi segreti, che cosa ti manca per essere a tutti gli effetti un bruto pericoloso e sovversivo? Ma è ovvio. Le mani sporche di petrolio! Ed ecco che Beppe Grillo si incarica di dar voce a questa ulteriore accusa.

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Siamo nel 2016. Dal nulla, o meglio dalla procura di Potenza che nel nulla si è specializzata nel corso degli anni, improvvisamente emerge un'indagine casualmente a due settimane dalla celebrazione di un referendum sulle trivelle. Parentesi: non c'è argomento più sbagliato dell'energia da sottoporre a referendum. Perché sia sul nucleare che sul gas prevale sempre l'aspetto della paura, sapientemente sobillato da una narrazione monocorde e superficiale. La verità è che questo Paese non sarà mai un Paese sovrano almeno a livello energetico finché non abbraccerà fino in fondo la sfida del nucleare di nuova generazione e delle estrazioni energetiche al largo dell'Adriatico. Fine parentesi, torniamo a Beppe Grillo. Quando tutti i media italiani si scatenano per questa nuova indagine che finirà nel consueto buco nell'acqua Grillo interviene con la consueta eleganza e il senso della misura sul suo blog: «Fanno gli interessi dei parenti, degli amici e delle lobby». Il testo del post diceva così: «Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro. Ora si capisce perché il Pd e il governo incitano illegalmente all'astensione sul referendum delle trivelle in programma il prossimo 17 aprile: intacca gli interessi delle compagnie petrolifere e tutela i cittadini e l'ambiente. Il Bomba non può permetterlo».
Ah, il Bomba sarei io agli occhi dello statista Beppe Grillo. Prima mi chiamava Ebetino, ora ha migliorato. Le mani sporche di petrolio e denaro. E perché questo riferimento al referendum? Dobbiamo fare un passo indietro. Quando divento premier, una delle prime cose che propongo è recuperare la sovranità energetica dell'Italia. Dico esplicitamente che dobbiamo lavorare soprattutto su un cambio di strategia. Anziché insistere sul solo asse Est-Ovest, dobbiamo lavorare anche sul canale Sud-Nord, valorizzando la straordinaria potenzialità africana e la credibilità soprattutto di Eni in quel territorio.

 


La nomina di Claudio Descalzi, soprannominato Claudio l'Africano, va esattamente in questa direzione. È un argomento difficile da far passare nella comunicazione pubblica. Eppure vi dedico molto tempo. Vinco anche qualche dubbio americano e dopo un lungo colloquio con Obama sulla strategia italiana organizziamo con Descalzi, nel lontano 2014, una visita anche al Dipartimento di Stato americano per spiegare il progetto italiano. Ovviamente lo dico testualmente in una diretta da Palazzo Chigi: «Se vogliamo evitare di dipendere da russi e arabi dobbiamo anche sfruttare il nostro potenziale energetico». E per farlo occorre riprendere l'intuizione dei grandi del passato, a cominciare da Mattei, e investire anche in Italia. Lo Sblocca Italia è un decreto legge che prova a semplificare le procedure e le norme del settore. Chi segue il dibattito di oggi, nell'Italia del 2022 alle prese con le tensioni della guerra in Ucraina che senza dubbio colpiranno il Paese, si rende conto che questi principi sono principi di buon senso. Solo che, come spesso accade, ci danno ragione dopo, a scoppio ritardato. Sbagliamo i tempi, che dobbiamo farci. Ma meglio sbagliare i tempi che le idee. E quello che avevamo immaginato nel 2014 con lungimiranza è oggi stretta attualità, condita dal rimpianto. Sì, il rimpianto. Perché contro lo Sblocca Italia si muove il primo esperimento di fronte populista che vedremo poi all'opera anche sul referendum costituzionale e, in modalità differente, nella campagna elettorale delle politiche del 2018.
Salvini che va con la maglietta di Putin al Parlamento europeo o che srotola uno striscione con scritto Renzi a casa in Piazza Rossa nei giorni del referendum costituzionale non è diverso da Manlio Di Stefano, braccio destro di Di Maio nel Movimento come al governo, che si presenta al congresso del partito di Putin per dire nel 2016 che l'Ucraina è uno stato fantoccio della Nato e giurare che coi grillini al governo non solo si sarebbero interrotte le sanzioni a Mosca, ma addirittura si sarebbe paventata l'ipotesi dell'uscita dell'Italia dall'euro. Lo stesso Di Stefano, peraltro, che in Parlamento definiva la Tap come «un'opera di criminali».


I PARTITI POPULISTI
Al di là del fatto che Di Stefano è tuttora sottosegretario agli Affari esteri il che è uno scandalo, si dovrebbe dimettere da solo per dignità senza attendere la mozione di sfiducia , il nodo centrale è che Salvini viene attaccato, giustamente, per le sue strette aderenze a Putin ma non registro lo stesso sdegno per la posizione del Movimento Cinque Stelle. Giuseppe Conte del resto è il presidente del Consiglio che accetta di far entrare centinaia di soldati russi sul territorio nazionale durante la pandemia e che, richiesto di prendere posizione tra Macron e Le Pen nel corso di una trasmissione di La7, non si sbilancia, evitando di dire che avrebbe sostenuto Macron. Strizzare l'occhio alla Le Pen significa strizzare l'occhio a chi vuole la fine dell'Europa. I partiti populisti italiani, di sicura destra come la Lega e di presunta sinistra come i Cinque Stelle, dovrebbero semplicemente scusarsi per le corbellerie galattiche che ci hanno propinato in questi anni. Anche, ma non soltanto, sulla questione russa.
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Ultimo aggiornamento: Domenica 15 Maggio 2022, 16:05
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