Virus, il sindaco leghista di Codogno: «C’è chi dice che il Covid non c’è ma venga qui e cambierà idea»

di Mario Ajello
Il 2 giugno, quando il presidente Mattarella è andato a Codogno, simbolo del Covid e delle stragi del virus, le mascherine le avevano tutti. E anche quando Matteo Salvini si è recato lassù, in questo sfortunato comune del lodigiano, ad accoglierlo erano tutti in mascherina. «Alcuni ne avevano anche due o tre diverse, e le alternavano perché faceva molto caldo e si bagnavano», racconta il sindaco di Codogno, leghista, molto amato dalla sua comunità, Francesco Passerini: «E ora di mascherine ne abbiamo una scorta enorme, altroché se ne non servono!».
Signor sindaco, allora Salvini ha torto quando dice: «Io la mascherina non ce lo e non me la metto»?
«Non ho sentito le sue parole. Noi, ovviamente, le usiamo, eccome. Ricordo che siamo stati uno dei comuni ad essere dichiarato zona rossa. Abbiamo visto sul campo e sulla nostra pelle la pericolosità del virus, e la protezione sanitaria è utile e necessaria. Qui dobbiamo stare molto attenti. Abbiamo avuto, dal 21 febbraio al 18 maggio, 224 morti su 16mila abitanti, e pensi che nello stesso periodo del 2019 - senza il Covid - i defunti erano stati un'ottantina. Insomma i dati si sono impennati».
Quindi?
«Qui a Codogno la mascherina la portano tutti ma proprio tutti. E' obbligatoria in qualsiasi luogo chiuso, all'aperto non lo è, ma specialmente gli anziani la portano sempre. Quando vai in campagna o a fare passeggiate in luoghi spaziosi si può evitare, ma giusto lì. Sennò, le regole sono regole ed evviva le regole. Sono quasi due mesi che non abbiamo casi di positività, e occorre continuare a preservarci in tutti i modi. Anche l'uso delle mascherine ha contribuito a questo risultato».
Salvini ha peccato di leggerezza allora l'altro giorno al convegno, con Sgarbi, dei negazionisti o dei relativisti?
«Non lo so, perché non c'ero. Io sono il primo a sperare che col tempo non ci sia più bisogno delle mascherine, intanto teniamole. Io confido, come ho fatto fin dall'inizio di questa tragedia che non dobbiamo minimizzare e non dobbiamo far diventare una psicosi, visto che ne stiamo ampiamente uscendo grazie agli sforzi di tutti, nel profondo senso di responsabilità dei cittadini. E non mi sembra che stiano mollando nella prudenza e nel controllo. Continuiamo a fidarci delle normative e affrontiamo tutti i problemi che, dopo l'emergenza, restano da risolvere. Sono tanti: c'è il tema delle scuole, del personale. C'è bisogno di risorse, ma soprattutto di regole chiare, che consentano agli enti locali di metterle a sistema, di muoversi per tempo».
E dei negazionisti o dei relativisti lei che cosa pensa?
«Mi arrabbio quando sento persone che ancora sminuiscono i pericoli del virus o dicono semplicisticamente tutto è finito, tutto è passato e quasi sono infastiditi dall'argomento. È assurdo che ci sia chi fa questi discorsi. Inviterei tutti loro a farsi un giro nel nostro cimitero qui a Codogno, così potranno rendersi conto di persona che cosa vuol dire avere il Coronavirus e doverlo combattere. Facciano una capatina da noi, così cambieranno idea».

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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 29 Luglio 2020, 18:31
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