San Basilio, la gente scende in strada e fa barricate per difendere i pusher

Emilio Orlando
Tre volanti della polizia circondate e agenti aggrediti da una settantina di residenti a tutela di un gruppo di quattro spacciatori che avevano montato una tenda da campeggio. Questo tipo di gazebo era stato montato dai pusher per spacciare cocaina senza essere visti in Via Corinaldo, nel quartiere di San Basilio. Scene degne di un film poliziesco d'azione ambientato nelle periferie del sud America, dove gli agenti vengono uccisi durante i blitz antidroga, quelle che si sono viste ieri sera poco dopo le diciotto vicino a quello conosciuto nella zona come il bar della coltellata. Cassonetti lanciati in mezzo alla strada per bloccare le auto della polizia e per impedire l'arrivo dei rinforzi, con decine di abitanti che, dopo essere stati chiamati a raccolta dalle vedette, sono scesi in strada per proteggere un albanese. Il cittadino straniero, pluripregiudicato per reati di spaccio, veniva utilizzato dalla famiglia malavitosa dei Marando - originaria di Locri, in Calabria - che gestisce il narcotraffico nella zona. Donne, bambini ed anziani hanno impedito che gli agenti fermassero anche altri tre pusher, sempre alle dipendenze dello stesso clan, che da sotto il gazebo avrebbero ceduto centinai di dosi di droga ai tossicodipendenti, che arrivano a San Basilio anche dalla provincia perché sanno di poter trovare cocaina, eroina, crack, e hashish a qualunque ora del giorno e della notte.
Nel parapiglia e nei tafferugli è rimasto ferito lievemente un poliziotto, mentre gli altri sono stati minacciati di morte dagli appartenenti alla famiglia che gestisce il narcotraffico in via Corinaldo. Una situazione ormai fuori controllo quella che regna nei supermarket a cielo aperto della droga romani, ormai colonizzati dalle organizzazioni criminali. San Basilio, insieme a Tor Bella Monaca, è una delle piazze di spaccio più grandi d'Italia, seconde solo a Secondigliano e Scampia, in Campania. Uno degli appartenenti alla feroce cosca ndranghetista dei Marando, trapiantati a San Basilio, venne arrestato per sequestro di persona insieme ad un altro complice nel 2013: i due affiliati rapirono uno studente calabrese che abitava a Roma nel quartiere africano e figlio di uno dei principali esponenti del clan Coluccio, rivale dei Marando. L'episodio, secondo le indagini dell'epoca, andava inquadrato in una faida per la spartizione di interessi criminali.
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 1 Marzo 2019, 05:01
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