Arancia meccanica in centro, due giovani picchiati a sangue

di Davide Tamiello
MESTRE - L’apice della violenza arriva con un calcio sferrato in pieno volto, mentre la vittima è ancora a terra a causa di tutti i colpi ricevuti. Un’aggressione brutale, quella avvenuta sabato sera in via Poerio, e che si è conclusa con due giovani stranieri all’ospedale con contusioni e fratture varie. Succede alle 23, in pieno centro: qualcuno, con uno smartphone, riesce a immortalare in un video le fasi del pestaggio. A terra c’è un giovane, su di lui si avventano due ragazzi (accento straniero, età intorno ai vent’anni), una terza giovane sta in disparte, guarda e non interviene.

La gente, intorno, urla loro di smetterla: «Basta!, Basta!». Nessuno, però, interviene.
  Gli aggressori, a quel punto, si allontanano. Arriva il radiomobile della polizia locale, raggiunto da due ambulanze partite dall’ospedale dell’Angelo in codice rosso e rientrate poi in codice giallo con a bordo A.F., pakistano, 25 anni, e Z.S., afghano, 26 anni. Entrambi, stando al referto dei medici, sono stati riempiti di pugni e calci: contusioni e piccole fratture per una prognosi di dieci giorni. I due sono stati dimessi, quindi, domenica mattina, al termine di tutti gli accertamenti di rito. I medici hanno voluto verificare che tutte quelle botte non avessero procurato anche qualche lesione interna. 
Sull’episodio sta indagando la polizia locale di Venezia. La caccia agli aggressori è già cominciata: gli agenti hanno acquisito video e immagini dell’episodio (ma si sta cercando anche riscontro tra le varie telecamere dei sistemi di videosorveglianza della zona) per cercare di risalire ai responsabili. A un primo esame, nessuno dei coinvolti sembrerebbe essere un volto noto. Si sta comunque verificando che qualche profilo non coincida con qualche affiliato delle tanto temute “bande” mestrine e veneziane che, nei mesi scorsi, avevano scatenato il panico in città tra risse, pestaggi e rapine. Non è chiaro, inoltre, cosa abbia scatenato la violenza cieca dei picchiatori, se conoscessero le loro vittime e comunque che cosa possa aver scatenato quella reazione rabbiosa. È vero che, peraltro, anche negli episodi di violenza del recente passato, il casus belli era sempre uno dei classici futili motivi. Il vero obiettivo era quello di rompere le ossa all’avversario, lo screzio era solo una scusa per iniziare a menare le mani: vedi la tremenda aggressione a Rialto a Venezia, la notte tra il 6 e il 7 aprile, in cui un giovane finì in ospedale con la spina dorsale spezzata (100 giorni di prognosi) e una sua amica riportò lesioni per altri 75 giorni. In altre occasioni, invece, era bastato uno sguardo o un apprezzamento non richiesto a qualche ragazza della compagnia. Il caso più recente è quello di un paio di settimane fa in viale Garibaldi. Il fidanzato della giovane si era prima scagliato contro due ventenni, ma le pattuglie della polizia locale erano intervenute per dividerli. Poi, però, avevano organizzato una spedizione punitiva per regolare i conti e uno dei due ragazzi, un 21enne mestrino, era finito in ospedale. Non è da escludere, vista la somiglianza tra le due aggressioni, che il pestaggio di sabato possa essere in qualche modo collegato a quello di quindici giorni fa.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 2 Ottobre 2019, 21:59
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