Eternit, condanne e risarcimenti annullati per prescrizione.
Familiari furiosi in Cassazione: "Vergogna, vergogna"
di Alessandra Severini

Eternit, condanne annullate per prescrizione.
Niente risarcimenti per le vittime, ira familiari

ROMA - La vicenda Eternit si chiude così, con la Cassazione che riconosce come prescritto il reato di disastro ambientale per il quale era stato condannato a 18 anni, in primo e secondo grado, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny.





Una condanna che la Corte annulla, insieme ai risarcimenti per le parti lese, davanti agli sguardi increduli dei parenti delle migliaia di vittime coinvolte nella vicenda delle morti per amianto di Casale Monferrato. «Vergogna, vergogna» hanno urlato dopo la lettura della sentenza srotolando uno striscione: «Eternit, ingiustizia è fatta». Numerosi studi hanno dimostrato il nesso tra l’esposizione all’amianto - utilizzato fino al termine degli anni ’80 - e l’insorgere di tumori del polmone.



Il maxi-processo Eternit è stato la più grande causa mai intentata al mondo sui danni da esposizione all’amianto. Le parti lese erano un migliaio, tra malati, eredi dei defunti ed amministrazioni locali. Nei due precedenti gradi di giudizio il magnate svizzero Stephan Schmidheiny era stato ritenuto responsabile di disastro ambientale legato alle attività degli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato (Alessandria), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia).



Non si arrendono i parenti, riuniti nell’associazione familiari e vittime dell’amianto: «Siamo allibiti, non ce lo aspettavamo - commenta Bruno Pesce, coordinatore dell’associazione - si dimentica che l’amianto è una bomba a orologeria a lungo periodo: non è possibile che coloro che l’hanno innescata siano trattati da gran signori». La tesi che sostengono, come fanno anche sindacati e ambientalisti, è che «si è deciso per l’annullamento in quanto i fatti risalirebbero agli anni ’70 e quindi prescrivibili». «Ma - ricorda la Cgil - le sentenze di primo e secondo grado avevano stabilito che si trattava di “disastro ambientale doloso permanente”. Le cause sono tuttora vive ed operanti e continueranno a determinare effetti disastrosi per le persone coinvolte». Un reato dunque che non può dirsi prescritto. «Profonda indignazione” per la decisione è stata espressa dal governatore del Piemonte Sergio Chiamparino.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Novembre 2014, 09:52
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