Violarono il lockdown e aggredirono a sassate gli agenti: condannati padre e figlio

I due avevano anche aizzato il loro cane, di razza pitbull, contro gli agenti. In tribunale si sono difesi così: «Noi provocati e presi di mira perché gitani»

Violarono il lockdown e aggredirono a sassate gli agenti: condannati padre e figlio

In pieno lockdown, nel momento più duro della pandemia, avevano pensato bene di uscire a fare una passeggiata. E dopo aver incontrato alcuni agenti di polizia locale, che li avevano invitati a tornare a casa, hanno prima assunto un atteggiamento minaccioso e poi sono passati alle mani. Per questo motivo, un uomo di 43 anni e il figlio di 23 sono stati condannati, a quasi due anni e mezzo di distanza.

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Il lockdown violato e l'aggressione agli agenti

Era il pomeriggio del 18 aprile 2020 quando padre e figlio, residenti alla periferia di Saragozza, in Spagna, erano usciti per fare una passeggiata con il loro cane, di razza pitbull. Peccato che la Spagna, come anche l'Italia, all'epoca fosse ancora alle prese con il lockdown. E quando hanno incontrato alcuni agenti di polizia locali, questi ultimi avevano ricordato loro la necessità di rispettare le regole e tornare a casa. Jesús Rafael Hernández Dual, all'epoca 41enne, aveva però reagito prima con toni minacciosi e poi con una vera e propria aggressione fisica: un pugno violento al volto di un agente, il ferimento di un altro con una tavola di legno provvista di chiodi e il lancio di un masso di granito pesante circa due chilogrammi verso un altro. Uno degli agenti aggrediti, appena colpito, aveva sparato due colpi in aria per allontanare padre e figlio.

Il processo

Insieme ai due uomini, c'era anche un altro figlio del 43enne, che però all'epoca era minorenne e non è stato processato. I verbali degli agenti e le indagini degli inquirenti hanno permesso di ricostruire l'accaduto. Il 43enne aveva spiegato: «Non mi importa dei decreti, io esco lo stesso». E quando gli erano stati chiesti i documenti, invitò gli agenti ad avvicinarsi, per poi colpire il primo che lo aveva raggiunto. A quel punto, è scattata l'aggressione, con massi e tavole di legno che si trovavano nell'area in cui l'uomo e i due figli erano andati a spasso con il cane. Come se non bastasse, l'uomo aveva anche aizzato il pitbull contro gli agenti, al grido di «Attacca! Mordi!». Anche il figlio più grande dell'uomo, Miguel Alejandro Hernández Dual, si era scagliato contro gli agenti, colpendoli con calci e pugni. A quel punto erano arrivati altri agenti, che non senza difficoltà avevano bloccato i tre. Il più piccolo dei figli, essendo minorenne, era stato riaccompagnato a casa e affidato alla madre, mentre due agenti erano rimasti feriti. Lo riporta Heraldo.es.

La difesa

Padre e figlio, in tribunale, hanno accusato gli agenti: «Sono stati loro a provocarci, si sono avvicinati a noi in maniera aggressiva, minacciandoci tra grida e insulti. Ci hanno chiamato assassini e ci hanno preso di mira perché siamo gitani. Le prognosi agli agenti sono tutte false, i medici sono corrotti». I legali della difesa avevano chiesto l'assoluzione, spiegando soprattutto che il padre soffriva di un disturbo della personalità «tale da causare instabilità emotiva e impulsività fuori controllo». Non c'era però alcun certificato medico che confermasse la tesi degli avvocati difensori e alla fine è arrivata la condanna. Il figlio è stato condannato a un anno di carcere e al pagamento della multa di 240 euro. Per il padre, su cui pesano alcuni precedenti (una condanna per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale risalente al 2018), la condanna è stata di due anni e una multa di 480 euro.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Settembre 2022, 20:05
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