Haftar a Roma, prove di tregua, ma salta la visita di Serraj. Erdogan-Putin: «Cessate il fuoco»

di Cristiana Mangani
È il solito Khalifa Haftar quello che accoglie l’invito dell’Italia di venire a Roma: dà un orario, poi lo cambia, e alla fine si presenta prima del presidente Fayez al Serraj, facendolo imbestialire. Il protocollo salta e il capo del governo riconosciuto dall’Onu, invece di fare scalo da Bruxelles dove ha incontrato l’Alto rappresentante Joseph Borrell e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, tira dritto verso Tripoli. Quella che era una buona iniziativa politica si trasforma in un mezzo flop. Anche se il dialogo con il generale della Cirenaica qualche segnale di apertura sembra averlo dato.

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Haftar, in realtà, avrebbe dovuto venire nella Capitale per incontrare, a margine di una riunione italo-statunitense, alcuni americani, proprio nell’ambito dei contatti anti-terrorismo e in vista della Conferenza di Berlino. A quel punto si è pensato di agevolare la visita con Conte, che alla fine è durata per quasi tre ore. Così mentre il leader di Bengasi si trovava a Palazzo Chigi è arrivata la notizia dell’appello dei presidenti di Turchia e Russia Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin per un cessate il fuoco in Libia a partire da domenica. Qualcosa che i due leader hanno deciso durante l’inaugurazione del gasdotto Turkstream e che segna un passaggio importante.

LA NOTA DIPLOMATICA
Erano passati pochi minuti dall’inizio dell’incontro quando il premier italiano ha ricevuto la nota dal suo ufficio diplomatico e l’ha letta in inglese ad Haftar. Della reazione non si sa molto, anche se secondo alcune fonti ci sarebbe stato qualche segnale di apertura. Il cessate il fuoco - sottolinea Conte - è la precondizione per un dialogo, che è l’unica soluzione possibile. La stessa cosa avrebbe voluto dire anche ad al Serraj, che era atteso alle 18.30. Ma mentre il generale è ancora seduto nel salottino, l’ambasciatore libico a Bruxelles fa sapere che il premier di Tripoli ha deciso di annullare l’incontro, perché sarebbe stato «inaccettabile dialogare con un criminale».
Scoppia il caso e in serata sono necessari contatti politici e diplomatici per cercare di far rientrare la questione, riuscendo magari a organizzare una nuova visita.


LE VOCI DEL RAPIMENTO
Se non bastasse, qualche ora dopo, un sito vicino ad Haftar scrive che Serraj sarebbe stato arrestato o rapito all’aeroporto, di ritorno da Bruxelles. La notizia viene smentita dall’ambasciatore alla Ue, Hafed Gaddur («Siamo arrivati insieme e sta bene, è falso»). E arriva dopo una giornata di proteste locali causate dall’ipotesi che Serraj potesse vedere Haftar in Italia.

Quello che sembra certo è che il presidente sapeva che il generale era a Roma, visto che resterà nella Capitale per due giorni. A indurlo a cancellare l’incontro con Conte, quindi, potrebbe essere stata la notizia falsa che il governo italiano volesse fare vedere i due vis à vis. Oppure che all’avversario fosse stata data la precedenza, particolare che avrebbe potuto far pensare a un riposizionamento dell’Italia in favore del generale. Qualcosa che Palazzo Chigi esclude.

«Il malinteso insorto tra la presidenza del Consiglio italiana e quella libica è assai preoccupante e richiede un pronto intervento da parte italiana per recuperare un corretto rapporto con Serraj - è intervenuto sulla vicenda il senatore Pier Ferdinando Casini, presidente dell’Interparlamentare italiana - Mi auguro che l’opposizione concorra a un lavoro comune con il Governo e, in questo senso, la convocazione dei capigruppo da parte di Conte è stata opportuna. Certo, la giornata odierna non ha contribuito a semplificare le cose».

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IL NO AL DOCUMENTO
Mentre Haftar era a Roma e Serraj rifiutava l’incontro con il premier, il ministro Luigi Di Maio si trovava in Egitto, dove si era recato su invito del suo omologo per un vertice con Francia, Grecia e Cipro. Al termine della riunione, però, il titolare della Farnesina ha deciso di non firmare il documento, considerato troppo sbilanciato contro Serraj e la Turchia. Di Maio avrebbe anche ricordato la necessità di «non spaccare» l’Unione europea, ricordando l’appuntamento con la Conferenza di Berlino, e invitando i colleghi Ue a spingere per l’individuazione di una data già in occasione del Consiglio affari esteri di venerdì 10 gennaio.


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Ultimo aggiornamento: Giovedì 9 Gennaio 2020, 15:42
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